I grifoni ritornano a volare sulle falesie di Capo Caccia

Avviato un progetto di ripopolamento per scongiurare l’estinzione del rapace  Liberati 14 esemplari portati dalla Spagna: presto ne arriveranno altri sessanta

ALGHERO. Ci hanno messo quasi due ore prima di trovare il coraggio e abbandonare la voliera. Dalle 12.59 di ieri 14 grifoni arrivati dalla Spagna sorvolano le falesie di Capo Caccia. I rapaci sono stati reimmessi in natura a conclusione della prima fase del progetto Life “Under griffon wings”. Il parternariato coordinato dal project manager Andrea Rotta e dalla responsabile scientifica Fiammetta Berlinguer ha atteso un’ora e 39 minuti prima che i grifoni spiccassero il volo, abbandonando quella che sinora era stata la loro casa. Si conclude così la fase progettuale, avviata con la ricostituzione dei carnai necessari per alimentarli. Si tratta della prima tranche di una sessantina di esemplari che arriveranno dalla Spagna per salvare i nidi di Capo Caccia e scongiurare l’estinzione di questa specie un tempo assai diffusa nell’isola.

I grifoni sono arrivati nel 2016 grazie a “Under griffon wings”, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del progetto Life e portato avanti dall’Università di Sassari in collaborazione con il Comune di Bosa, Forestas, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna e il supporto della Regione e del Parco naturale regionale di Porto Conte. Ieri la loro liberazione dalla voliera nell’oasi ecologica delle “Prigionette”, realizzata negli anni Settanta e ricostruita grazie ai fondi comunitari, è stata una festa. Associazioni ambientaliste, osservatori stranieri, esperti, curiosi e fotografi specializzati si sono nascosti nella macchia mediterranea che si perde a vista d’occhio e hanno atteso. Il primo grifone ha capito di essere libero alle 12.59. Poi, nel giro di una decina di minuti, hanno iniziato a planare sulle falesie di Capo Caccia e punta Cristallo tutti i 14 animali, otto dei quali sono stati muniti di un sistema gps per il monitoraggio a fini scientifici.

La popolazione di grifoni sardi si era ormai ridotta a circa 150 esemplari, che si trovano prevalentemente tra Bosa e Monte Minerva, a Villanova Monteleone. Per gli studiosi, con quei numeri era fondato il rischio di estinzione. Così è nato il progetto, che come prima finalità ha avuto quella di ricostituire i carnai e creare le condizioni favorevoli per combattere un altro fenomeno assurdo: le morti da avvelenamento. È per questo che Life “Under griffon wings” si è occupato anche di potenziare l’unità cinofila del corpo forestale regionale. Intorno all’evento di ieri, straordinario sul piano scientifico ma anche molto emozionante, è stato costruito un appuntamento di due giorni per puntare i riflettori su “Vivere il Parco”, progetto realizzato col contributo della “Fondazione con il Sud” per la tutela e conservazione del grifone anche attraverso il contributo attivo della comunità. Col capofila Uisp Sardegna ci sono Parco naturale regionale di Porto Conte, Forestas, Uisp Sassari e Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Sassari.

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