Sì al bilancio 2016, ma con qualche ombra
di Mauro Lissia
Regolare per la Corte dei Conti lo strumento regionale contabile, dubbi sui patrimoni delle partecipate
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Il giudizio di parifica è positivo, ma nel bilancio regionale del 2016 le criticità restano e pesano come macigni sulla valutazione finale della Corte dei Conti. È stato il presidente nazionale Angelo Buscema a dichiarare la regolarità dello strumento contabile a conclusione di un’udienza durata un’ora e mezzo, il dispositivo della decisione contiene però un riferimento chiaro a un problema che ha già alimentato nel recente passato il confronto tra l’amministrazione Pigliaru e i magistrati contabili: riguarda il patrimonio immobiliare delle società partecipate, per la Corte messo in carico impropriamente al bilancio generale dell’ente. Buscema, ma prima di lui il presidente delle sezioni riunite Francesco Petronio e il consigliere relatore Maria Paola Marcia, hanno detto alla Regione che così non va, che i patrimoni dovevano restare separati e che su quell’aspetto del bilancio bisognerà ancora lavorare. Non è tutto: le relazioni dei giudici e del procuratore regionale Antonietta Bussi hanno puntato l’indice sull’indebitamento, sulla ridotta capacità di entrata e di spesa, sulla «preoccupante formazione di residui attivi e passivi» e sul «differimento ad esercizi successivi di accertamenti ed impegni che non hanno trovato nel 2016 la fisiologica definizione». In altre parole per i magistrati contabili la Regione resta un cattivo pagatore, al punto da mettere in ginocchio creditori che spesso sono imprese produttive centrali nel panorama economico dell’isola. I giudici, usando parole più tecniche, hanno parlato di una «mole di debiti da onorare, che non determina solo effetti negativi sul bilancio regionale, rischiando di pregiudicarne gli equilibri, quanto deve far riflettere sul mancato afflusso di risorse che ha determinato nel corso dei numerosi esercizi in danno di soggetti creditori della Regione e per i quali ancora non si dispone di risorse sufficienti a farvi fronte». Ogni riferimento, è bene chiarire, è per l’esercizio 2016: da allora ad oggi - così sostengono il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore al bilancio Raffaele Paci - i segni più prevalgono sui segni meno. Certo è però che a leggere l’analisi della Corte dei Conti si scoprono situazioni poco rassicuranti: se la spesa sanitaria registrava un disavanzo di 299 milioni, appesantito dai 120 spesi per i farmaci innovativi destinati alla cura dell’epatite C ma comunque in diminuzione, i giudici contabili rilevano come la spesa per il lavoro flessibile - 171 incarichi - sia stata pari a 4 milioni e 614 mila euro a fronte di una previsione della metà: 2 milioni e 374 mila euro. C’è poi il capitolo delle spese per il sociale, rilevato dal consigliere Marcia: se la dispersione scolastica in Sardegna registra tassi del 25% contro una media nazionale del 17% ecco che nel 2016 l’amministrazione ha tagliato le risorse, per mettere rimedio all’emergenza - come la Corte riconosce - negli esercizi successivi.
In chiusura d’udienza il presidente Buscema ha parlato fra l’altro della spesa per la salute che «costituisce un problema nazionale» ma è legata a un «diritto inviolabile che va garantito» anche con «un rafforzamento delle risorse finanziarie, tenendo conto delle esigenze delle classi meno abbienti e della situazione economica e sociale in generale».
In chiusura d’udienza il presidente Buscema ha parlato fra l’altro della spesa per la salute che «costituisce un problema nazionale» ma è legata a un «diritto inviolabile che va garantito» anche con «un rafforzamento delle risorse finanziarie, tenendo conto delle esigenze delle classi meno abbienti e della situazione economica e sociale in generale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
