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Governo M5S-Pd, i numeri sono troppo stretti

Carlo Pala
Governo M5S-Pd, i numeri sono troppo stretti

Il sospirato accordo pone problemi aritmetici: la somma dei deputati è 333 mentre quella dei senatori 161, rispettivamente poco sopra e uguale alla maggioranza richiesta nelle due assemblee

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Un qualsiasi bambino delle elementari che abbia iniziato a prendere dimestichezza con le addizioni a tre cifre saprebbe effettuare questa operazione: 222 + 111. Il risultato probabilmente lo divertirebbe, perché noterebbe come i due addendi siano composti dalle stesse cifre, così come il risultato finale: 333. Lo stesso bambino capisce subito che tale cifra è leggermente superiore a un'altra, che la maestra ha indicato in un secondo momento, ovvero 316. In un'altra somma, composta da altrettanti addendi, ma di numeri e quantità di cifre diversi, lo stesso bambino noterebbe, come per magia, che un numero indicato dalla maestra, 161, è esattamente la somma di due addendi che la maestra gli ha detto, come secondo esercizio, di sommare: 109 e 52. Fin qui, tutto semplice.

Ma se la maestra dicesse allo stesso bambino che in effetti quel 111 e quel 52 sarebbero notevolmente "sottraibili" in altre cifre, il calcolo porrebbe al bambino più problemi e il rischio di confusione potrebbe salire. Chissà se in questi ultimi giorni il ruolo del Presidente Mattarella è più vicino a quello della maestra o a quello del bambino. La prima deve controllare che i compiti siano fatti bene, il secondo deve impegnarsi a farli nel modo migliore possibile. C'è sempre un problema di aritmetica, alla base dell'esito delle urne del 4 marzo. Quei numeri che la maestra ha dato al bambino (316 e 161), senza spiegargli bene a cosa servissero, stanno correndo lo stesso rischio della presunta inutilità in quella somma aritmetica. Eppure, corrispondono alla cifra che occorre avere, rispettivamente alla Camera e al Senato, per garantire la maggioranza a qualsivoglia governo.

I due gruppi di addendi indicano la somma dei deputati e dei senatori del M5S e del Pd. Quel famoso scolaro scoprirebbe che la somma esatta è, in un caso, leggermente superiore a quel numero misterioso che la maestra ha fornito, e nell'altro caso, vi coincide proprio. In aritmetica, quel bambino potrebbe giustamente aspirare a un "bravissimo" o - forse e in base alla magnanimità della maestra - al 9, coi voti numerici introdotti anche alle elementari. In politica, invece, questi conti presupporrebbero un rischio decisamente più elevato. Di Maio chiude (?) a Salvini, perché Salvini, soprattutto dopo la sentenza sui rapporti Stato-mafia, non chiude a Berlusconi. Lo stesso leader pentastellato apre invece al Pd, arrivando addirittura ad affermare sostanzialmente che questo è l'ultimo giro: o si trova un accordo con il Pd, o si ritorna alle urne.

Insomma, la maggioranza numerica che pone al riparo ogni governo, dove starebbe? Nemmeno LeU potrebbe assicurarla. Renzi, dal canto suo, aspetta la prossima direzione del Pd perché vuol essere sicuro di quanto pesa la sua componente. E la scomposizione che avrebbe creato problemi al bambino di cui sopra, riflette in realtà gli svariati rivoli tra renziani, renzisti, anti- gli uni e gli altri, possibilisti, sicuristi (come Emiliano) del Pd rispetto a un accordo con il M5S. Ancora tutto troppo complicato. E le elezioni molisane, ben lungi dell'inappropriato paragone con l'Ohio e al suo valore di pendolo nella decisione delle elezioni americane, non hanno assolutamente spostato di una virgola gli equilibri. E come avrebbero potuto in una piccola regione, con poco più di trecentomila aventi diritto, poco più della metà realmente votanti, e in cui Fi, che si vanta di aver vinto, ha in effetti conseguito appena il 9,4% e 3 seggi?

E che dire del M5S col suo 31,6, allora? Da sottolineare che tra quelle due percentuali, non c'è nessun'altra forza politica. Intanto, anche nel M5S si registrano fibrillazioni contro un accordo col Pd. Insomma, quel povero bambino dovrebbe, pur impegnato in un'addizione, contemplare una simultanea sottrazione, per di più multipla, da ognuno degli addendi forniti dalla maestra. Davvero troppo per non ingenerargli la benché minima confusione.

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