Agnelli, commissariato l’ente certificatore
Il provvedimento deciso dal ministero delle Politiche agricole. Copagri: «Ora chiediamo chiarezza»
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CAGLIARI. Scatta da oggi il commissariamento da parte del ministero delle Politiche agricole della società Ifcq Certificazioni, l’organismo nazionale che esegue i controlli anche sull’agnello di Sardegna Igp, sul pecorino romano dop, sul pecorino sardo dop e sul Fiore sardo dop.
Tutto è partito dalla maxi inchiesta della procura di Torino che ha portato al sequestro di migliaia di cosce di maiale per la frode dei prosciutti del circuito Parma-San Daniele. Secondo l’accusa della procura di Torino, i maiali erano frutto dell’inseminazione di interi allevamenti con il seme del suino di razza duroc danese, molto vantaggioso per gli allevatori: carne più magra e con poco scarto. Un procedimento che però, secondo i magistrati, violerebbe le stringenti regole del disciplinare per il prosciutto di Parma e San Daniele. Le accuse per centinaia di allevatori sono frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. Coinvolto nella truffa anche l’ente Ifcq Certificazioni che il ministero ha deciso di commissariare, a partire da oggi. Per i prossimi sei mesi l’organismo sarà affiancato, nella sua attività, dall’ufficio repressioni frodi del ministero delle Politiche agricole.
Dopo la notizia del commissariamento da parte del ministero dell’ente che deve certificare anche le produzioni regionali sarde (agnello, pecorino romano, pecorino sardo e fiore sardo), Copagri Nord-Sardegna chiede chiarezza. «L’attività dell’organismo che in Sardegna esegue i controlli e le certificazioni anche per l’agnello di Sardegna Igp, Pecorino romano dop, Fiore Sardo dop e Pecorino sardo dop, dovrà essere verificata e certificata di volta in volta dall'ufficio centrale ministeriale del controllo repressioni e frodi alimentari – spiegano Paolo Ninniri e Tore Piana, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione Copagri – Una situazione preoccupante soprattutto dopo il recente ritrovamento di agnelli provenienti dalla Romania, macellati in Sardegna e marchiati con il simbolo dell’Igp».
Copagri Nord-Sardegna sottolinea che sulla vicenda, denunciata dallo stesso Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna, «è calato un silenzio assordante. I produttori e i consumatori dovrebbero conoscere la reale situazione: com’è potuta accadere una cosa cosi grave? ».
In particolare i dirigenti di Copagri vorrebbero sapere di chi sia la colpa di quanto è successo: quegli agnelli col marchio falso sono usciti dai mattatoi oppure sono coinvolti nella truffa gli stessi allevatori?
L’associazione di categoria fa appello al Consorzio di tutela dell’agnello sardo, alla Regione Sardegna e a tutti gli organismi interessati per capire cosa sia successo. «Lo dobbiamo agli allevatori e alle aziende agricole sarde. Bisogna tutelare uno dei comparti più importanti dell’economia sarda e, soprattutto, le produzioni regionali».
Tutto è partito dalla maxi inchiesta della procura di Torino che ha portato al sequestro di migliaia di cosce di maiale per la frode dei prosciutti del circuito Parma-San Daniele. Secondo l’accusa della procura di Torino, i maiali erano frutto dell’inseminazione di interi allevamenti con il seme del suino di razza duroc danese, molto vantaggioso per gli allevatori: carne più magra e con poco scarto. Un procedimento che però, secondo i magistrati, violerebbe le stringenti regole del disciplinare per il prosciutto di Parma e San Daniele. Le accuse per centinaia di allevatori sono frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. Coinvolto nella truffa anche l’ente Ifcq Certificazioni che il ministero ha deciso di commissariare, a partire da oggi. Per i prossimi sei mesi l’organismo sarà affiancato, nella sua attività, dall’ufficio repressioni frodi del ministero delle Politiche agricole.
Dopo la notizia del commissariamento da parte del ministero dell’ente che deve certificare anche le produzioni regionali sarde (agnello, pecorino romano, pecorino sardo e fiore sardo), Copagri Nord-Sardegna chiede chiarezza. «L’attività dell’organismo che in Sardegna esegue i controlli e le certificazioni anche per l’agnello di Sardegna Igp, Pecorino romano dop, Fiore Sardo dop e Pecorino sardo dop, dovrà essere verificata e certificata di volta in volta dall'ufficio centrale ministeriale del controllo repressioni e frodi alimentari – spiegano Paolo Ninniri e Tore Piana, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione Copagri – Una situazione preoccupante soprattutto dopo il recente ritrovamento di agnelli provenienti dalla Romania, macellati in Sardegna e marchiati con il simbolo dell’Igp».
Copagri Nord-Sardegna sottolinea che sulla vicenda, denunciata dallo stesso Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna, «è calato un silenzio assordante. I produttori e i consumatori dovrebbero conoscere la reale situazione: com’è potuta accadere una cosa cosi grave? ».
In particolare i dirigenti di Copagri vorrebbero sapere di chi sia la colpa di quanto è successo: quegli agnelli col marchio falso sono usciti dai mattatoi oppure sono coinvolti nella truffa gli stessi allevatori?
L’associazione di categoria fa appello al Consorzio di tutela dell’agnello sardo, alla Regione Sardegna e a tutti gli organismi interessati per capire cosa sia successo. «Lo dobbiamo agli allevatori e alle aziende agricole sarde. Bisogna tutelare uno dei comparti più importanti dell’economia sarda e, soprattutto, le produzioni regionali».
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