Abbanoa, il Consiglio si schiera con Tedde
L’aula, meno il Pds, contro la società: la querela all’esponente di Fi è un’ingerenza inaccettabile
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CAGLIARI. Abbanoa che annuncia di querelare per calunnia e pretende anche un risarcimento danni dal vicecapogruppo di Forza Italia, Marco Tedde, per «il contenuto di un’interrogazione, è un atto d’ingerenza inaccettabile sull’attività politica ed è da censurare». È questo, in estrema sintesi, il passaggio forte dell’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio regionale a pochi giorni dalla contrapposizione fra lo stesso Tedde e l’amministratore unico di Abbanoa. Un passo indietro è indispensabile per capire meglio questa storia che, in aula, ha scatenato una levata di scudi trasversale. Escluso il Partito dei sardi, è uscito prima del voto, ma solo dopo aver contestato al presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, di non aver «messo al corrente solo i capigruppo e non l’aula del suo ultimo colloquio col direttore generale di Abbanoa, Sandro Murtas, e il cui contenuto avrebbe di fatto sgonfiato il caso». Detto che Ganau non ha replicato alle accuse del Pds, ecco l’antefatto. Giorni fa Forza Italia ha presentato un’interrogazione in cui sollecitava la Regione di «fare chiarezza – testuale – sui sei milioni spesi a suo tempo da Abbanoa per il servizio informatico destinato a velocizzare l’emissione delle bollette, ma risultato poi inutilizzabile», e quindi «con un possibile spreco di denaro pubblico». La replica di Abbonoa era stata secca e dura. A cominciare dalla smentita sul disservizio fino all’annuncio di voler querelare Tedde, per aver ipotizzato, nella stessa interrogazione, che ci fossero delle irregolarità nei bilanci della società, «provocando anche un danno d’immagine che andava risarcito». Ricostruito il fatto, ecco cos’è accaduto in aula. Dopo che il capogruppo di Fi, Alessandra Zedda, ha denunciato «l’evidente intimidazione nei confronti di un consigliere regionale», anche gli altri gruppi hanno sollevato la voce. La protesta è partita dai banchi della maggioranza di centrosinistra e da quelli del centrodestra. Pietro Cocco del Pd, ad esempio, ha sottolineato che «non può essere limitata in nessun modo l’attività politica quando rientra nei limiti previsti dalla Costituzione e dallo Statuto». Anna Maria Busia, Campo progressista, ha ribadito il concetto: «Non è ammissibile che Abbanoa si comporti così». Antonio Gaia dell’Upc ha rincarato: «Queste minacciose interferenze esterne sono inammissibili». Il centrodestra ha proposto l’occupazione simbolica dell’aula per protestare contro «l’arroganza dimostrata da chi guida una società pubblica». Alla fine è passata la linea dell’ordine del giorno in cui c’è scritto: «È censurato un atto – è l’annuncio della querela – perché lo riteniamo contrario alle prerogative dei consiglieri regionali, grave sul piano istituzionale e anche di natura intimidatoria». (ua)
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