La Nuova Sardegna

Sulle mancate bonifiche non pagherà nessuno

di Tiziana Simula
Sulle mancate bonifiche non pagherà nessuno

Reati prescritti per tutti i 14 indagati dopo quattro anni di rinvio delle udienze

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LA MADDALENA. Reati ambientali prescritti. Resta in piedi solo l’accusa di peculato per sei degli iniziali 14 indagati, per i quali deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio, il gup di Roma. A quasi dieci anni dal mancato G8 alla Maddalena e dopo quattro anni di udienze rinviate per problemi di notifiche, ieri l’ennesima beffa per La Maddalena, la più atroce: il processo per le bonifiche fantasma (fatte parzialmente e male) nelle acque dell’ex arsenale militare si è concluso senza essere stato di fatto mai aperto. Sì, perché è trascorso troppo tempo e i reati si sono dissolti nel nulla.

Nessuno pagherà per non aver bonificato il fondo del mare dai materiali provenienti dalle demolizioni di vecchie banchine e moli, né degli omessi dragaggi, né dell’abbandono di rifiuti. E neppure di truffa e abuso d’ufficio, altri reati contestati alla “cricca” dalla Procura di Tempio che nell’estate del 2013 aveva chiesto il rinvio a giudizio di 14 persone, tra funzionari pubblici, industriali, imprenditori e tecnici per le mancate bonifiche nell’ex arsenale della marina militare, costate oltre 70 milioni di euro. Tutto prescritto. Se un processo si farà, sarà unicamente per il reato di peculato e a deciderlo sarà il gup del tribunale di Roma, dove il procedimento traslocherà per competenza, così come eccepito in aula dai difensori degli indagati e dichiarato dal gup del tribunale di Tempio, Andrea Pastori, che ieri ha celebrato l’udienza preliminare. È stata dichiarata inammissibile – essendo prescritti i reati ambientali –, la costituzione di parte civile del Comune della Maddalena, rappresentata dall’avvocato Giancomita Ragnedda. Impossibile, quindi, rivendicare il risarcimento dei danni. Ma il Comune parte al contrattacco. «Solleciteremo la Procura affinché, con una nuova indagine, contesti agli indagati il reato di disastro ambientale in questi capi d’imputazione non prevista, reato che ha una prescrizione più lunga. Questo per rendere giustizia alla Maddalena», dice l’avvocato Ragnedda. Indignato il sindaco Luca Montella. «Non riuscire a celebrare un processo ci dà un senso di impotenza. La Procura generale sarà sollecitatpresto per il reato di disastro».

A Roma devono rispondere di peculato Mauro Della Giovampaola, capo della struttura di missione G8, il direttore dei lavori Luigi Minenza, il direttore operativo Riccardo Micciché, il responsabile unico del procedimento Ferdinando Fonti, il sismologo Gian Michele Calvi e il dirigente del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini. Esce di scena, invece, Angelo Balducci, allora potente dirigente dei Lavori pubblici, ieri assistito dall’avvocato Antonella Cuccureddu. Il difensore di Minenza, l’avvocato Sergio Diomedi ha sollevato un’eccezione per un’irregolarità nella chiusura delle indagini e il fascicolo è stato rinviato in Procura a Tempio.

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