Più plastica che pesci in mare: manca poco
Il World Ocean Day 2018 dell'Onu è incentrato in particolare sullo sversamento delle plastiche, un'emergenza globale che richiede interventi tempestivi
È dal 2008 che si celebra il World Oceans Day, la giornata mondiale dedicata agli oceani. Una celebrazione voluta dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori sulla salvaguardia dei "continenti d'acqua". Una custodia sempre più a rischio, perché i nostri mari, in tutto il mondo, sono sommersi di plastica. Sotto i nostri occhi le immagini della balena morta al largo delle coste meridionali della Thailandia dopo aver inghiottito 80 sacchetti. Quest'anno più che mai proprio sullo sversamento delle plastiche in acqua si concentra il focus dell'edizione del World Oceans Day, che segue un filone di allarme già consolidato nelle ultime settimane in altre occasioni, come la Giornata mondiale dell'Ambiente, promulgata sempre dall'Onu.
Il problema della plastica in mare è globale. E grave. In ogni oceano è risaputo ormai che esistono gigantesche isole di plastica - la prima delle quali scoperta ormai quasi vent'anni fa nel Pacifico - grandi come Paesi. Non è difficile da crederci, dal momento che si stima che ogni anno vengono riversate in mare 8 milioni di tonnellate di plastica, ovvero circa un camion ogni minuto. Dati allarmanti, noti da tempo e che ogni anno nel mese di giugno, proprio come la plastica, "tornano a galla". Purtroppo siamo tutti colpevoli, tanto in Asia dove Cina, Filippine, Thailandia, Vietnam e Indonesia riversano in mare circa il 60% della plastica che ogni anno finisce negli oceani, stando ai dati del World Economic Forum, quanto in Europa.
Un'altra ricerca a firma dell'Agenzia ambientale delle Nazioni Unite, stima in quasi 90 al giorno le tonnellate di plastica gettate in mare dall'Italia: terzo paese più inquinante al mondo sul tema dopo Turchia (144 tonnellate/giorno) e Spagna (125). Quali che siano i dati più veritieri il problema rimane di interesse mondiale. L'inquinamento che ne deriva ha effetti devastanti non solo per il mondo dei pesci, ma per la catena alimentare generale. I pesci infatti scambiano facilmente per cibo i rifiuti in plastica nei quali si imbattono, con l'inevitabile ingresso della plastica nella nostra dieta. Senza contare lo stuolo di animali marini di vario genere che muoiono per l'ingerimento delle microplastiche e per soffocamento, causato dal restare impigliati negli involucri nei quali per loro malasorte si imbattono comunemente. A riguardo ha fatto scalpore il reportage del fotografo italiano Carlo Lombardi, che ha documentato la difficile sopravvivenza delle tartarughe marine del nostro Mar Mediterraneo, minacciate continuamente da plastica e rifiuti vari. Occorre agire tempestivamente in un quadro che di questo passo stimano disastroso per il 2050: tra poco più di 30 anni, nel mare ci sarà più plastica che fauna ittica.
La strategia dell'Unione Europea prevede l'ambizioso obiettivo che entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato europeo siano progettati per essere riutilizzabili e riciclabili, al fine di scongiurarne la dispersione. In Italia, già vietati i famosi cotton fioc non biodegradabili dal 2019 e le microplastiche nei cosmetici al bando dal 2020.
La problematica tuttavia, per essere risolta, necessita anche dell'impegno di ogni cittadino, all'interno di una azione globale. I grandi della Terra riuniti in Canada al G7 tra i vari incontri hanno in calendario una apposita sessione dedicata al clima, dove il presidente americano Donald Trump ha scelto di non partecipare. Un segnale purtroppo significativo di chi si rifiuta di ritenere la salvaguardia dell'ambiente un bene comune. Cosa che invece ci ricorda l'impresa di Benoit Lecomte, nuotatore, che con la traversata dell'Oceano Pacifico, dal Giappone alla California, intende fornire una testimonianza del livello di inquinamento nell'ecosistema marino, arrivo previsto a San Francisco tra 6 mesi.
A un negazionista climatico seduto alla Casa Bianca, replica un ancor più temerario ambientalista francese. Realisticamente dobbiamo prendere atto che, un giorno non troppo lontano, potrebbe esserci più plastica che pesci negli oceani. (@degirolamoa)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google