dopo l’amputazione
Zanda cammina e progetta il rientro in gara nel deserto
TORINO . Il coraggio di mettere alla prova il proprio corpo, la determinazione nel superare le disavventure, la forza di ricominciare a vivere, e a correre, nonostante gli arti amputati e le protesi....
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TORINO . Il coraggio di mettere alla prova il proprio corpo, la determinazione nel superare le disavventure, la forza di ricominciare a vivere, e a correre, nonostante gli arti amputati e le protesi. Difficile non restare sbalorditi davanti alla storia di Roberto Zanda. Lo scorso 6 febbraio in Canada, alla Yukon Artic Ultra, l'ironman cagliaritano ha rischiato di morire assiderato. Rientrato in Italia, gli sono state amputate gambe e mani. Un colpo da ko per molti, ma non per lui che dopo solo 4 mesi è già in piedi. E si prepara a tornare a correre. L'obiettivo, infatti, è quello di tornare in gara appena sarà possibile. «Voglio capire come rispondono le mie protesi a contatto con la sabbia, ho in progetto l'ultramarathon del Deserto della Namibia, annuncia Zanda, che sta scrivendo un libro sulla questa avventura, in uscita a dicembre. Prima, però, è necessaria una sosta nella sua Sardegna: «Torno a casa il 25 giugno, voglio fare una cena sarda e, soprattutto, voglio abbracciare i miei amici e riposarmi, ne ho tanto bisogno».
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