I CONFINI ETICI DAL SELFIE A SA PARADURA
di MARCELLO FOIS
Sono due mestieri che si assistono a vicenda, sono, o dovrebbero essere, il campo delle ipotesi e il campo della realtà nel loro massimo esprimersi. Due mestieri sociali che, nella separatezza...
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Sono due mestieri che si assistono a vicenda, sono, o dovrebbero essere, il campo delle ipotesi e il campo della realtà nel loro massimo esprimersi. Due mestieri sociali che, nella separatezza attuale, sono considerati spazzatura. Agli intellettuali spetterebbe di considerare i fatti nella loro complessità, ai politici di applicare quella complessità anche quando il rischio è di perdere qualche elettore. Il ministro degli interni di un Paese Democratico che permette anche a una sola persona di scattare un selfie durante i funerali di stato successivi a una tragedia nazionale, ha perso di vista la complessità del suo compito. Ecco un caso in cui la qualità terrificante di un evento è stata surclassata dall’aspetto quantitativo, direi contabile, dell’ossessione per il consenso. Un esempio facile e anche il segnale di quali siano i rischi sociali di impostare la propria condotta politica sul pensiero che la maggioranza ha sempre ragione, perché quello è tutto fuorché un pensiero democratico. Al cittadino inopportuno un politico democratico dice di no anche, e soprattutto, quando vota per lui. Nel mio piccolo un parente che ho definitivamente cancellato dalla mia esistenza è stato un lontano cugino che il giorno del funerale di mia madre, il 30 agosto del 2004, dopo le condoglianze mi allungò uno dei miei libri perché glielo autografassi. Quello dell’intellettuale e del politico sono mestieri paradossali, ma hanno, o dovrebbero avere, in comune il culto per il senso della responsabilità. Un altro esempio che mi viene in mente in questo senso e di caratura più locale, ma non per questo meno importante. Un cantante folk, inventa un claim per l’imminente concerto della sua band, annunciando che in quella occasione sarà presente un leggendario ex bandito a cui verranno offerte delle pecore perché possa costruirsi un gregge secondo l’antica pratica detta Sa Paradura. Questo cantante folk ci tiene a rappresentarsi come barbaricino doc, lo attesta l’anagrafe e il dress code con tanto di bonette e barba incolta. Ora non so dove sia cresciuto costui, ma dove sono cresciuto io Sa Paradura era una di quelle pratiche che aveva senso nel silenzio e nell’anonimato. Annunciare una Paradura corrisponde a non farla. Ecco un altro caso in cui la qualità del rito viene vanificata dalla quantità dell’ossessione per il consenso. Dal mio punto di vista c’è un legame strettissimo tra la pseudo Paradura del cantante folk locale, ornato di vellutino, cusinzos e gambali, e il selfie del ministro ai funerali di Stato e cioè l’annullamento di quel confine etico oltre il quale, in una democrazia matura, non si può andare costi quel che costi.
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