Caccia, il Consiglio di Stato salva lepri e pernici

Rigettata la richiesta della Regione di sospendere l’ordinanza del Tar. Gli ambientalisti in festa

SASSARI. Il tentativo di Regione e cacciatori di vedere annullato il veto alla caccia a lepre e pernice ha lo stesso effetto di un colpo sparato a salve. Resta lo stop perché il Consiglio di Stato, con un decreto presidenziale, ha respinto l'istanza cautelare, avanzata dalla Regione, di sospendere l'ordinanza del Tar Sardegna, che aveva bloccato l'attività venatoria sulle due specie. La discussione collegiale sul merito in camera di consiglio è fissata per il 18 ottobre, a stagione venatoria ormai conclusa per le due specie di fauna selvatica. Come a dire: anche per quest’anno la Lepre sarda e la Pernice sarda possono tirare un sospiro di sollievo.

Il calendario venatorio 2018-2019 approvato del decreto dell'assessore dell'ambiente prevedeva infatti due giornate di caccia, il 30 settembre e il 7 ottobre. Ma per le associazioni ambientaliste Grig, Wwf, Lac, Lav e Lipu, il permesso sarebbe stato accordato senza tenere conto del parere dell’Ispra secondo cui non è stata verificata la reale consistenza delle rispettive popolazioni, fatto che già lo scorso anno aveva provocato lo stop. Da qui il ricorso al Tar, anche quest’anno accolto. Ma la Regione, ritenendo di avere della carte da giocare, ovvero una certa discrezionalità in materia e l’esistenza di uno studio da parte della facoltà di veterinaria dell’università di Sassari, questa volta ha deciso di resistere rivolgendosi al Consiglio di Stato.

L’azione non ha avuto però l’esito sperato dai cacciatori: secondo il tribunale amministrativo di secondo grado «le censure dell'appellante non appaiono idonee a superare i distinti profili della motivazione dell'ordinanza appellata». In particolare, «i motivi di appello non sono tali da far prospettare, con la evidenza che in questa sede occorre ai fini della invocata misura monocratica, un probabile esito positivo (...) in ordine ai criteri e alla congruità della motivazione occorrente per discostarsi da un articolato parere negativo dell'Ispra». Inoltre il Consiglio di Stato ritiene che «l'interesse pubblico alla protezione del patrimonio faunistico e alla salvaguardia della sostenibilità biologica del prelievo venatorio prevale su quello, di cui la Regione appellante è portatrice, di consentire giornate di prelievo venatorio per alcune specie su cui l'Ispra ha espresso avviso negativo».

I cacciatori si sentono defraudati del diritto a praticare la loro attività per cui pagano e hanno dei costi, mentre gli ambientalisti gioiscono e il Wwf commenta: «Vinciamo nei tribunali, ma le Regioni (riferendosi anche a Lombardia e Lazio, ndc) continuano a dare il peggio di sè» .

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