«Innovazione e filiera così l’isola può ripartire»

Visita in Sardegna del presidente dei piccoli industriali di Confindustria Robiglio: «Scommettete su turismo, enogastronomia e agroalimentare»

SASSARI. Oggi sarà nell’isola per un incontro con i responsabili di Banca Intesa e i colleghi di Confindustria. Carlo Robiglio, presidente nazionale della Piccola industria di Confindustria, ha colto l’occasione per fare il punto sullo stato di salute delle attività industriali, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni.

Presidente, qual è la situazione delle medie e i piccole industrie sarde?

«Anche in Sardegna gli imprenditori hanno avuto problemi causati dalla crisi economica del 2008. Dal 2013, poi, ripartire è stato complicato perché è stato necessario rigenerare settori tradizionali come il caseario e il vitivinicolo. E ci è voluta tanta fatica per ricominciare perché l’accesso al credito è ancora molto complicato. I benefici della ripartenza non si sono ancora manifestati anche perché c’è ancora tanto da fare. Adesso dobbiamo scommettere sulla cultura d’impresa in modo da far capire agli imprenditori il valore del confronto e della collaborazione».

L’industria sarda soffre la condizione insulare. Cosa si può fare in attesa che la politica risolva il problema?

«L’isolamento è certamente un limite ma può diventare un’opportunità. Mi spiego: la Sardegna ha tipicità molto forti come il turismo, l’enogastronomia e l’agroalimentare che possono crescere sfruttando l’innovazione. L’era digitale ci permette entrare in contatto con nuovi mercati che possono ampliare il giro d’affari e garantire nuove entrate che prima erano impossibili».

Un altro problema è il costo dell’energia. Per abbatterlo si è pensato alla realizzazione di un metanodotto. Cosa ne pensa?

«Il costo dell’energia è un problema nazionale, come lo sono i trasporti. Per risolverlo serve un grande piano nazionale. Io scommetterei sulle fonti rinnovabili, in Sardegna il vento e il sole sono due costanti che possono essere sfruttate meglio di come si sta facendo attualmente. Chiaramente questo è un ragionamento sul lungo periodo che non deve precludere eventuali passi avanti nell’immediato. L’alternativa è il rischio di non riuscire ad arginare lo spopolamento che è causato soprattutto dall’assenza di posti di lavoro. Dobbiamo fare tutto quello che in nostro potere per mantenere attive le comunità e i territori».

Il rilancio dell’industria pesante potrebbe aiutare?

«Non credo. Non la vedo nel futuro della Sardegna che invece dovrebbe puntare sul concetto di filiera. Basta con le attività che consumano il territorio, molto meglio mettere a sistema le produzioni tradizionali per creare circuiti virtuosi a basso impatto ambientale».

In questo scenario vede uno spazio per le start up?

«Assolutamente sì. Sono un’opportunità molto importante e possono aiutare le piccole industrie a diventare fucine di innovazione perché le start up possono essere inglobate in modo da indicare la strada per il rinnovamento. C’è un però: le start up non sono magiche e non producono risultati in ogni caso. Ce ne sono con le gambe robuste e il cervello allenato ma ce ne sono senza alcun valore. Quindi è necessario fare una selezione che possa permettere di scovare solo le idee valide».

Si parla spesso di industria sostenibile. Quale modello potrebbe essere sviluppato in Sardegna?

«Il turismo, senza alcun dubbio. Ha potenzialità enormi che non vengono sfruttate. Mancano le infrastrutture, lo si nota appena ci si allontana dalle zone più conosciute e attrezzate. E poi la stagione potrebbe essere molto più lunga, basti pensare alle possibilità che potrebbero offrire le zone interne dell’isola che invece sono praticamente sconosciute. Anche in questo caso sarebbe necessario iniziare a puntare sul concetto di filiera turistica mentre invece mi è capitato di vistare territori che non hanno nulla di quello che serve per fare turismo. Un peccato, davvero».

Cosa pensa della flat tax. Potrebbe dare una mano alle attività industriali e alle imprese?

« Siamo molto laici sulla flat tax. Un po’ perché siamo abituati ai proclami governativi ma soprattutto perché non è chiaro come possa essere realizzata. La valuteremo a tempo debito perché anche il principio può essere discutibile»

Cosa direbbe se dovesse dare un consiglio a un giovane imprenditore sardo?

«Gli direi di stare attento al territorio, di scommettere sulle competenze e sull’innovazione e gli farei un in bocca al lupo. Ce n’è bisogno».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes