Bufera sul tribunale di Tempio, il pm chiede sette anni: «Il giudice è corrotto»

Il giudice Vincenzo Cristiano

Per il pubblico ministero non ci sono dubbi sulla colpevolezza dell’ex gip Cristiano. E rischia sei anni e sei mesi di reclusione l’imprenditore olbiese Spano

OLBIA. La mano pesante del pubblico ministero è arrivata al termine di una lunga requisitoria nella quale ha sostenuto l’inattendibilità dei dieci testi della difesa: 7 anni di reclusione per l’ex gip del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano e 6 anni e 6 mesi per l’imprenditore Manuel Spano, accusati di corruzione in atti giudiziari. Per la Procura di Roma, il magistrato napoletano (in servizio a Tempio fino al 2016) avrebbe ricevuto regali dall’imprenditore olbiese dopo una sentenza a lui favorevole, «indebite utilità», come le hanno definite il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Stefano Rocco Fava che hanno condotto le indagini di una vicenda giudiziaria che da due anni fa tremare il tribunale di Tempio.

Questa la richiesta formulata ieri dal pm Fava davanti al collegio capitolino in una udienza fiume durata oltre sei ore, con le difese agguerrite che a lungo nelle loro arringhe hanno cercato di smontare le accuse mosse contro i loro assistiti. Ma per conoscere la sentenza bisognerà aspettare ancora. La lettura è stata fissata per il 15 ottobre.


Prima della discussione è stato risentito un teste della difesa, Armando Ambrosio (fratello dell’imprenditore napoletano Cristian Ambrosio, socio di Cristiano nella pizzeria di San Teodoro), in merito a una circostanza ritenuta importante ai fini della decisione dei giudici: il testimone ha confermato che i due furgoni (uno dei presunti regali o utilità contestati all’ex gip) erano stati prestati a lui e non a Cristiano, e che Manuel Spano non sapeva che Armando fosse socio di Vincenzo Cristiano. L’ex gip del tribunale di Tempio, presente in aula così come l’altro imputato, ha depositato una memoria difensiva e letto spontanee dichiarazioni dando la sua versione dei fatti al collegio dei giudici. Altrettanto ha fatto l’imprenditore olbiese che, visibilmente provato dalla vicenda giudiziaria, è crollato emotivamente, incalzato dal pianto.

Nella sua requisitoria, il p m Fava ha sostenuto che la prova è stata raggiunta perché i dieci testimoni della difesa sono da considerarsi inattendibili. A sfilare davanti al collegio erano stati giudici e cancellieri del tribunale di Tempio e sostituti procuratori, oltre a un parroco che aveva raccontato la generosità di Manuel Spano. La discussione delle difese si è aperta con l’arringa durata oltre un’ora dell’avvocato Antonello Desini che insieme all’avvocato Guido Datome assiste Spano, mentre gli avvocati Giovanni Azzena e Franco Luigi Satta difendono l’ex gip.

Desini ha chiesto rispetto per i testimoni perché hanno affrontato un lungo viaggio per rispettare un dovere civico e un obbligo di legge e ha rimarcato che l’attendibilità dei testimoni è dimostrata dai tabulati: il difensore ha dimostrato che quando Vincenzo Cristiano è andato nel deposito per annotare le targhe dei furgoni, Manuel Spano non era presente, era fuori Olbia, a differenza di quanto sostenuto dall’accusa, e questo è confermato dalle celle telefoniche agganciate in quel momento. Nella sua arringa Giovanni Azzena ha fatto riferimento al clima di forte tensione vissuto in quel periodo nel tribunale di Tempio, leggendo passi di intercettazioni telefoniche dalle quali si evincevano le pressioni subite dai gip del tribunale di Tempio da parte della Procura. Smontando, infine, le accuse relative alle utilità che Cristiano avrebbe ricevuto da Spano (che, secondo la Procura di Roma, gli avrebbe prestato un furgone, regalato un computer, e lo avrebbe aiutato a recuperare la refurtiva rubata a casa sua). L’avvocato Franco Luigi Satta, nel chiedere l’assoluzione degli imputati, ha fatto appello alla coscienza del tribunale collegiale chiedendo che conservi la giusta serenità nel giudizio. Lo stesso penalista, in apertura di udienza, ha espresso il cordoglio a nome del foro sardo per la scomparsa del gip Simonetta D’Alessandro trovata morta qualche giorno fa nella sua abitazione di Roma.

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