La Nuova Sardegna

La giunta vara la manovra: 8 miliardi per la Sardegna

di Umberto Aime
La giunta vara la manovra: 8 miliardi per la Sardegna

Azzerato il disavanzo della sanità, più risorse per trasporti, lavoro e istruzione. Francesco Pigliaru: puntiamo su solidarietà e sviluppo. Paci: ancora troppi disoccupati 

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CAGLIARI. L’ultima Finanziaria di una legislatura agli sgoccioli non può che essere tirata a lucido. È vero, anche in quella sui titoli di coda della giunta del governatore Francesco Pigliaru e dell’assessore al bilancio, Raffaele Paci, qualche effetto speciale c’è: l’azzeramento del disavanzo della sanità. Ma nella sostanza, hanno detto, «questa Manovra ha piedi e numeri ben piantati per terra». Non ci sono dentro promesse mirabolanti, a parte un sempre più possibile ritocco dell’Irpef regionale per le famiglie messe peggio, e neanche spese dissennate destinate semmai a svuotare le casse o indebitare i sardi fino al collo. «Nessuna follia», hanno detto Pigliaru e Paci, e sarebbe tra l’altro un’operazione impossibile in Sardegna. Da quando esiste la regola ferrea del pareggio di bilancio, la Regione può spendere solo entrate che considera sicure.

Quattro pilastri. Così, portandosi dietro un conto totale di 8 miliardi e 200 milioni – è qualcosa in più delle previsioni – la Finanziaria 2019 della Sardegna è stata costruita dalla Giunta su quattro macro temi: solidarietà, stabilità, sviluppo e innovazione. In più c’è da mettere nel conto una sobria soddisfazione per la «percettibile ripresa economica», seppure ancora lenta ma comunque sottolineata dall’aumento del Prodotto interno lordo e del gettito fiscale. Del ritorno al tasso di occupazione, sono le persone che lavorano, alle percentuali prima dell’ultima grande depressione economica. Soddisfazione però offuscata dall’amara constatazione che ancora almeno 110mila sardi sono disoccupati. «È questo resta il nostro più grande cruccio», diranno uno dopo l’altro il governatore e l’assessore. Per poi riprendere fiato e colorito quand’è saltato fuori che, nella Finanziaria, è stato conteggiato sempre in milioni l’effetto di uno sgambetto ai danni allo Stato. Ed è questo: la Sardegna continuerà a pagare meno dell’esagerato prelievo forzoso imposto da Roma per ripianare il debito pubblico nazionale (535,6 milioni contro i pretesi 754,6), con un risparmio che dal 2017 al 2020 arriverà a mezzo miliardo. Con la speranza rivelata che, prima o poi, il governo Conte «ci restituisca qualche altro milione», cosa che invece mai hanno fatto quelli di centrosinistra.

Solidarietà e sviluppo. «Devo sempre più camminare in parallelo – ha detto Pigliaru - perché dobbiamo sostenere chi è rimasto ai margini per colpa della crisi e soprattutto di un mondo che è cambiato velocemente, con conseguenze drammatiche fino a spazzare via lavori storici, quelli del passato, facendoli diventare obsoleti». Di contro – ha aggiunto – «se è vero che l’alta tecnologia e la globalizzazione hanno spalancato nuove frontiere, abbiamo capito che ancora non hanno in sé la forza per assorbire chi è rimasto legato al vecchio mondo». In questa sorta di cortocircuito – ha aggiunto – «noi dobbiamo evitare che qualcuno resti indietro». Per questo sono stati rifinanziati il Piano Lavoras e i cantieri comunali, allargata la platea di chi potrà avere il reddito d’inclusione sociale, il Reis, e «dato sostanza e forza economica» alla lotta contro lo spopolamento grazie ai programmi territoriali dedicati. Ma allo stesso tempo «sono importanti anche gli investimenti per sostenere la nascita di nuove imprese ad alta tecnologia, le start up, e favorire lo sviluppo e l’internazionalizzazione di quelle definite storiche», ha detto Pigliaru. È una miscellanea ragionata di milioni su milioni – ha sottolineato l’assessore Paci – «in cui non puntiamo certo a favorire l’assistenzialismo, ma un’inclusione sociale ancora più decisa e destinata a recuperare più posti di lavoro possibili». Anche attraverso un super finanziamento verso la filiera dell’istruzione, dalla scuola primaria all’università, perché «questo modo globalizzato accelerato – sono state le parole del governatore – ha bisogno sempre più di nuove competenze e noi vogliamo che i nostri giovani le imparino in Sardegna e poi trovino tutte le condizioni ideali per metterle a frutto in Sardegna». Semmai in un’agricoltura sempre più raffinata e competitiva, potrà contare su 379 milioni fra fondi regionali ed europei, nel turismo, il finanziamento è passato in un anno da 54 a 80 milioni, che dovrà poter contare su trasporti efficienti e infatti in questo capitolo ci sono ben 671,4 milioni, è la terza voce di spesa più alta in assoluto.

Sanità e conti in ordine. È un altro passaggio forte della Finanziaria 2019. Se il sistema “ospedali e affini” continua a divorare il 45 per cento del bilancio della Regione – 3 miliardi e 763 milioni su oltre otto miliardi, è il costo più alto in assoluto – c’è però una novità. L’azzeramento del disavanzo della sanità, un macigno di quasi 700 milioni che, anno dopo anno, è stato sgretolato senza aumentare le tasse e neanche imporre ticket. Risparmi, riorganizzazione, «l’utilizzo delle maggiori entrate, mai abbiamo tagliato i finanziamenti ad altri assessorati» – preciserà Paci – hanno reso possibile la copertura tombale della voragine che trascinava da troppi anni. «Con questa Finanziaria – ha ribadito l’assessore al bilancio – lasciamo una Regione con le fondamenta a posto, chiudendo un percorso, quello del piano di rientro, durato cinque anni». Stando agli ultimi conti, la copertura definitiva sarà di oltre 680 milioni. «Abbiamo di fatto – ha aggiunto – riportato i conti a zero senza più avere sulle spalle il debito del passato e questo è un traguardo di cui andiamo orgogliosi». Subito dopo il presidente Pigliaru ha detto: «Ora, in questi mesi, puntiamo a far sì che migliori anche la qualità del sistema sanitario, mettendo a pieno regime la riorganizzazione degli ospedali, ricordo che non abbiamo chiuso nessun piccolo ospedale, e aggredendo le liste d’attesa».

Comuni e famiglie. La Finanziaria è un susseguirsi di risorse destinate agli Enti locali. In tutto ai Comuni e alle Province la Regione trasferirà quasi 700 milioni. È l’ennesima pezza messa per evitare il tracollo finanziario dopo che da tempo lo Stato s’è tirato indietro e ridotto al nulla i suoi finanziamenti. Stavolta però, in questa Manovra, è ancora più forte l’attenzione su come contrastare lo spopolamento. È il dramma vissuto da gran parte dei piccoli Comuni e sono diversi gli interventi mirati per una ripresa sociale ed economica nei territori a rischio desertificazione. Poi ci sono le famiglie. Paci ha ricordato che «continuiamo a essere la regione con l’addizionale Irpef più bassa in Italia» e ormai è una certezza che, in Consiglio regionale, passerà l’emendamento tagliatasse. Non sarà per tutti, ma a favore delle famiglie che stanno peggio e sull’orlo della povertà.

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