La Nuova Sardegna

Rituali e non terapie psichiatra a giudizio

di Mauro Lissia
Rituali e non terapie psichiatra a giudizio

Paziente trascurata tentò il suicidio lanciandosi dalla finestra

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CAGLIARI. Nessuna risposta a una paziente schizofrenica, che l’aveva chiamato al telefono 36 volte dopo aver tentato il suicidio recidendosi le arterie radiali: scoraggiata, alla fine ci ha riprovato buttandosi dal secondo piano di un palazzo, all’ospedale con vertebre e arti fratturati. Silenzio anche di fronte alle richieste di aiuto lanciate da un’altra donna malata e disperata, neppure un controllo per verificare se seguisse la terapia stabilita: non prendeva i farmaci da mesi. E un’altra volta nessun intervento su un giovane affetto da disturbi mentali, che al turno di accoglienza del centro Asl aveva aggredito una collega: serviva un Cto, per lui neppure una visita di routine. Ma andava così, secondo l’accusa: schivate le emergenze lo psichiatra cagliaritano Enrico Loria, 58 anni, preferiva trascorrere altrove l’orario di lavoro. Oppure nelle vesti vagamente sacerdotali di promotore dell’istituto Salesu: l’idea era che certi problemi si possono affrontare in comunità, pazienti e fedeli disposti in circolo, mano nella mano, circondati da ceri accesi. E lui faceva così, tutto negli uffici pubblici del centro Asl, fra l’estate e l’inverno del 2015: i pazienti lo chiamavano e lui pregava. Liturgie collettive e penombre terapeutiche fino al giorno in cui una delle pazienti trascurate si è rivolta all’avvocato Porcella e l’ha denunciato. Risultato: sospensione dal servizio prima ancora che il gup Ornano disponesse l’interdizione.

Siamo ad oggi: temporaneamente interrotta la carriera medica, Loria deve affrontare questa mattina il giudizio del tribunale. Il pm Marco Cocco accusa lo psichiatra cagliaritano di rifiuto continuato di atti d’ufficio, abbandono di persona incapace e frode informatica. Le accuse sono gravi, ancora più gravi perché rivolte a un dirigente medico pubblico. Ma Loria, in attesa di affrontare la giustizia terrena, manifesta fiducia in quella celeste: «Sono molto spaventato perché è un’esperienza che non conosco e che ho difficoltà a capire e accettare - ha scritto su uno dei suoi cinque profili Facebook tempo fa - però, come dico sempre a voi e come quindi devo dire a me stesso, i piani di Dio per la nostra crescita personale sono misteriosi, entro quindi con fede in questo mistero e in questa prova e mi affido a Lui». Lui di certo osserverà tutto dall’alto, qui in basso però a giudicare le condotte di Loria sarà il collegio della prima sezione presieduto - dopo una lunga serie di astensioni per incompatibilità di altri magistrati - dal giudice Giampiero Sanna.

La vicenda non è complessa. Dirigente medico al Centro di salute mentale Cagliari ovest dell’Asl 8, Loria aveva in cura numerosi pazienti psichiatrici. Chiacchierato per via di quelle strane sedute tra lo spiritico e il religioso, faceva il suo lavoro con estrema autonomia. Probabilmente nessuno l’avrebbe messo in discussione se una paziente, stanca di chiamarlo a vuoto, non l’avesse denunciato dopo aver tentato il suicidio per la quinta volta. Quel giorno per Loria sono cominciati i guai: controlli discreti della polizia giudiziaria, verifiche sulle registrazioni del badge all’ingresso dell’ambulatorio, testimonianze. Pian piano la storia si è definita: davanti alle richieste d’aiuto di alcuni pazienti il medico non rispondeva, la conseguenza in almeno un’occasione sarebbe stata un tentato suicidio. Poi quelle riunioni pittoresche del gruppo Sales e certe sparizioni dello psichiatra dal luogo di lavoro, malgrado le strisciate del badge lo dessero presente. Abbastanza, secondo il pm Cocco, per mandarlo a giudizio con accuse pesanti.

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