La Nuova Sardegna

Case abusive e a rischio: dati allarmanti nell’isola

di Luca Rojch
Case abusive e a rischio: dati allarmanti nell’isola

Il clima impazzito ha messo in evidenza la fragilità del sistema urbanistico Secondo uno studio dal 2004 al 2018 su 100 edifici costruiti 30 sono fuorilegge

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SASSARI. Fragile come il cemento. Nessun paradosso, almeno se si guardano i dati di come e dove si è costruito in Sardegna. Nell’isola una casa su tre ha abusi edilizi. 26 mila edifici sono costruiti in zone ad altissimo rischio alluvione, 12 mila in aree ad elevato rischio frana. Una pericolosa sfida alla natura.

Numeri non solo teorici. Basta affacciarsi alla finestra o leggere un giornale. La Sardegna scopre di essere un’isola tropicale con un clima monsonico. Mesi di siccità intervallati da nubifragi, trombe d’aria, piogge senza fine. La ferocia del clima è l’innesco di una bomba creata dall’uomo. Una distesa di cemento. Dal dopoguerra si è costruito troppo e senza regole. A dirlo è il rapporto dell’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Ma forse basterebbe prendere l’auto e percorrere le strade litoranee della Sardegna. Per lunghi tratti è una teoria ininterrotta di seconde case e villaggi. Una striscia di cemento che meglio di qualsiasi altro report racconta quanto e come si è costruito in Sardegna. Blocchetti vista mare che hanno impermeabilizzato i luoghi più delicati e complicati. Dove sfociano i fiumi, dove regnano gli stagni. Dove dovrebbe esistere solo quella sorta di camera di compensazione tra la terra e il mare. L’acqua arriva a valle e trova una ininterrotta vasca di cemento. Paesi, case e villaggi. L’acqua riprende i suoi spazi e travolge tutto quello che incontra. Abitazioni, strade, vite. L’alluvione del 2013 che in Sardegna ha provocato 20 vittime è stata come uno spartiacque. Dal 2013 ogni anno c’è stata almeno un’alluvione. E ci sono state vittime del maltempo.

Abusivismo. Troppe case, e in molti casi costruite senza regole. Secondo uno studio riportato dal Corriere della Sera una casa su tre in Sardegna costruita tra il 2004 e il 2018 è abusiva. Peggio fanno Sicilia, 57, Campania 63, Basilicata 55, Puglia 39, Abruzzo 32 e Molise 71 per cento.

Per essere precisi i casi certificati di edifici abusivi in Sardegna nel 2018 sono stati 2538. È il numero di ordinanze di demolizione. Ma ne sono state eseguite 491, meno del 20 per cento. E anche in questo caso la pratica vale più della grammatica. Basta scorgere le cronache quotidiane per ricordare le ultime demolizioni di case eseguite. Alla mente ritornano quelle fatte alla Maddalena per ordine del tribunale di Tempio nel 2014. Poca roba.

Sull’orlo del baratro. Altri dati che questa volta arrivano dall’Ispra dimostrano in modo drammatico come in Sardegna in questi decenni si sia costruito male. Senza un reale criterio e senza nessuna forma di rispetto per l’ambiente. In Sardegna il 22 per cento del territorio è a rischio frana. Il 6,2 per cento è a rischio elevato di frana. Un territorio fragile, ma molti ignorano il pericolo. 22mila sardi vivono in aree ad alto rischio frana. C’è anche un calcolo delle case costruite in zone pericolose. Ci sono 12mila edifici costruiti su aree ad alto rischio frana in Sardegna.

Ma se la situazione nell’isola sugli edifici che rischiano di sbriciolarsi perché costruiti su terreni friabili è grave, quella sul rischio alluvione è molto più preoccupante. In Sardegna 306 comuni su 377 sono a rischio idrogeologico. Ci sono 72mila persone che vivono in aree ad altissimo rischio alluvione. 115 mila in zone a rischio medio di alluvione. E il clima impazzito di questi anni ha solo messo in evidenza come paesi e città, siano stati costruiti in zone alluvionali. Letti dei fiumi e stagni trasformati in quartieri, in una folle convinzione che la natura si sarebbe piegata alle esigenze edilizie dell’uomo.

Le case venute su in aree ad altissimo rischio alluvione sono 26 mila. Quelle costruite in aree a rischio medio sono 42mila.

Numeri che basterebbero per spingere la politica a creare una legge urbanistica. Dia regole certe, combatta l’abusivismo e spezzi il circolo vizioso edilizio che spinge sempre più popolazione verso le coste e le città e svuota i centri dell’interno. Il tentativo della giunta Pigliaru di varare la legge urbanistica giace già morto in commissione in attesa della fine della legislatura.

Ma anche la lotta agli abusi, che spetta alla magistratura, dovrebbe conoscere un cambio di passo. Il pugno di ferro contro gli abusivi è tutto di carta. Teoria burocratica. In Sardegna ogni anno vengono emesse almeno un migliaio di ordinanze di demolizione. Ma non ne viene eseguita nessuna. Per vedere le ruspe all’opera si deve attendere la magistratura

Le ultime, o uniche, due campagne di demolizione risalgono a un passato che inizia a diventare remoto. Tra il 1986 e l’87 ci fu una campagna intensa. A guidarla fu l’allora assessore all’Urbanistica Luigi Cogodi.

Cogodi mandò le ruspe anche a Palumbalza, vicino a Porto Rotondo. Il sindaco di Olbia allora era Gian Piero Scanu. L’ordinanza di demolizione era per la villa abusiva dell’allora potentissimo ministro Antonio Gava.

Poi una ripresa nel 1994, l’assessore all’Urbanistica era Salvatore Lai. Riaccese le ruspe. Iniziò da Quartu, allora una città simbolo dell’abusivismo edilizio. Grazie al sostegno del sindaco di allora, Graziano Milia, per un anno andò avanti. L’idea era di continuare in tutta la Sardegna. Ma dopo Quartu tutto si fermò. Nei due periodi vennero abbattuti 300 mila metri cubi di edifici abusivi. Poi il silenzio ultraventennale. Oggi il record di 46.877 case abusive, con la Sardegna che occupa il poco invidiabile sesto posto tra le regioni italiane per numero di abusi. Sono 2.799 ogni 100 mila abitanti. A guidare la classifica è la Calabria con 4.587 abusi ogni 100mila abitanti.

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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