«La scelta del governatore è nelle mani di Di Maio»
di Luca Rojch
Il senatore M5s parla del dopo Puddu: «I criteri saranno stabiliti dal nostro leader Sarà lui a decidere se si faranno le Regionarie. Di certo non sarò io il candidato»
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SASSARI. Persi nello spazio cibernetico i 5 Stelle sembrano non trovare la direzione dopo il ritiro forzato di Mario Puddu dalla corsa per le Regionali. Il candidato governatore non c’è, ma il più liquido dei partiti fa fatica anche a presentare un coordinatore, una sorta di riferimento. Un cielo senza stelle fisse che non ha un senso. Restano le figure carismatiche all’interno del movimento, quelli che riescono a dare una direzione, anche senza un’investitura formale. Il senatore Ettore Licheri prova a fare il punto e a spiegare che i 5 Stelle non sono allo sbando. Al contrario Licheri è certo che siano in crescita nell’isola e si attenda solo la scelta di Di Maio per dire chi sarà il nuovo candidato governatore. Una sorta di addio alle Regionarie. E anche al motto “uno vale uno”. Perché il numero uno vale più di tutti gli altri.
Senatore dopo la rinuncia di Puddu i 5 Stelle sembrano un po’ disorientati. Che succede?
«Nulla di grave. Al contrario siamo a lavoro per attingere dalle fila dei simpatizzanti e degli attivisti le figure che possono avvicinarsi per competenza e qualità a Mario Puddu. Questa è proprio la forza del Movimento. Abbiamo il limite del doppio mandato in politica. Questo ci consente di avere un grande ricambio nella classe dirigente e di avere un forte coinvolgimento degli attivisti. Ora stabiliamo i criteri che saranno alla base della scelta del nuovo candidato».
Mi scusi chi stabilisce il criterio?
«Sarà il nostro capo politico Luigi Di Maio. Sarà lui a indicarci quale sarà la metodologia più corretta perché la Sardegna possa avere un candidato adeguato per reggere le sorti della Regione. L’isola non riesce a uscire da questo stato di permanente crisi sociale».
Ma Di Maio sceglierà anche il candidato?
«Non posso dirlo con certezza. Ma anche questo sarà oggetto di valutazione».
Mi pare di capire che le Regionarie non si faranno?
«Non posso escluderlo, sarà il capo politico a stabilire la procedura da seguire».
Mi sembra di capire che il candidato governatore sarà scelto. Ma non teme un altro caso Andrea Mura?
«Questo è un rischio che possono correre tutti i partiti. Quando si sceglie un candidato. Potrebbe capitare che la persona non dimostri di meritare la fiducia che le si è concessa. Non esiste un criterio di scelta che possa scongiurare questo rischio. Ma sono certo che troveremo un candidato capace e che saprà portare avanti i principi dei 5 Stelle».
Qualcuno dice che il candidato potrebbe essere lei?
«Sì, questa voce l’ho sentita anche io. Ma lo escludo in modo assoluto. E lo ribadisco per due ragioni. La prima è che i cittadini mi hanno dato un mandato da svolgere qua a Roma, in Senato. Io ho il dovere morale e giuridico di portarlo avanti fino alla fine. La seconda è che lo statuto impedisce a chi svolge un mandato di candidarsi quando si è in carica per un altro mandato. C’è un rapporto di fiducia con i cittadini che non può essere spezzato. Ho chiesto agli elettori di fare il senatore. E ora mi impegno per svolgere il mio ruolo nel migliore dei modi».
Con Puddu avevate trovato un candidato ideale. La sua condanna è legata a un fatto del tutto marginale. Non vi siete pentiti ad avere accettato la sua rinuncia? In fondo mi pare che questa vostra regola alla fine vi penalizzi.
«È vero Puddu incarnava la figura candidato ideale. Forse non sono oggettivo, anche perché sono legato a lui da un rapporto di fraterna amicizia. La regola è chiara e la conoscono tutti. In caso di condanna non ci si può candidare con i 5 Stelle. È vero che nel caso di Mario la sentenza non era legata a fatti che danneggiavano i cittadini. In altre parole si poteva valutare con attenzione. Nel caso di Mario parliamo di un episodio marginale. Frutto dell’interpretazione di una norma che per il giudice è stata violata. Questo principio un domani potrebbe essere volontariamente rivolto verso altri candidati 5 Stelle, sapendo magari che l’amministratore condannato deve dimettersi quando c’è una sentenza di primo piano».
Il caso di Virginia Raggi per esempio.
«Certo. Forse questa regola andrebbe valutata caso per caso. Se si è messo in pericolo l’interesse generale dei cittadini è giusto che il politico si dimetta subito. In caso contrario è necessario approfondire».
Secondo alcuni sondaggi i 5 Stelle in Sardegna sono in calo. È così? Siete preoccupati?
«A me non risulta. Al contrario vedo tantissime persone che ci sono vicine e ci ringraziano. In pochi mesi questo governo ha affrontato temi che nessuno voleva toccare. Dal lavoro alla questione vitalizi, alla sicurezza, all’immigrazione, fino alla prescrizione».
A proposito lei che è anche avvocato cosa pensa del provvedimento che vuole cancellare la prescrizione?
«È una cosa positiva. Ma per capire la mia posizione si deve partire da alcuni punti fermi. La prescrizione non è un diritto inviolabile, è un istituto dal carattere disponibile. L’imputato se vuole può rinunciarci. La prescrizione indica che lo Stato da una certa data rinuncia a portare avanti l’azione penale, la ricerca dei colpevoli. La volontà di non assicurare i colpevoli alla giustizia è una scelta politica. È anche una sconfitta dello Stato».
Beh ma è anche una garanzia del cittadino perché la giustizia abbia tempi certi. Uno non può restare a vita sotto processo.
«La prescrizione non può essere considerata la soluzione ai tempi lenti della giustizia. Spesso c’è un massiccio ricorso agli appelli con il solo fine di dilatare i tempi della giustizia. La sospensione della prescrizione sine die è prevista nella giurisprudenza europea. Il 13 luglio 2017 il consiglio dell’Unione Europea raccomandava di sospendere la prescrizione sine die in caso di corruzione. Quello che facciamo non è un abominio giuridico. Al contrario è qualcosa di compatibile con il dettame del diritto europeo. E questo lo dico da presidente della commissione sulle Politiche europee».
Ma secondo lei i 5 Stelle in Sardegna dovevano allearsi con la Lega?
«No. Anche per una incompatibilità delle alleanze successive al voto con la legge elettorale sarda».
Chi teme di più Zedda, Maninchedda o Solinas?
«Nessuno di loro. Sono persone che hanno già esaurito la loro capacità politica e riformista. Hanno dato e detto tutto. Non credo che i sardi abbiano bisogno di loro. Serve un homo novus che possa cambiare approccio e proporre nuove soluzioni per la rinascita della Sardegna».
Senatore dopo la rinuncia di Puddu i 5 Stelle sembrano un po’ disorientati. Che succede?
«Nulla di grave. Al contrario siamo a lavoro per attingere dalle fila dei simpatizzanti e degli attivisti le figure che possono avvicinarsi per competenza e qualità a Mario Puddu. Questa è proprio la forza del Movimento. Abbiamo il limite del doppio mandato in politica. Questo ci consente di avere un grande ricambio nella classe dirigente e di avere un forte coinvolgimento degli attivisti. Ora stabiliamo i criteri che saranno alla base della scelta del nuovo candidato».
Mi scusi chi stabilisce il criterio?
«Sarà il nostro capo politico Luigi Di Maio. Sarà lui a indicarci quale sarà la metodologia più corretta perché la Sardegna possa avere un candidato adeguato per reggere le sorti della Regione. L’isola non riesce a uscire da questo stato di permanente crisi sociale».
Ma Di Maio sceglierà anche il candidato?
«Non posso dirlo con certezza. Ma anche questo sarà oggetto di valutazione».
Mi pare di capire che le Regionarie non si faranno?
«Non posso escluderlo, sarà il capo politico a stabilire la procedura da seguire».
Mi sembra di capire che il candidato governatore sarà scelto. Ma non teme un altro caso Andrea Mura?
«Questo è un rischio che possono correre tutti i partiti. Quando si sceglie un candidato. Potrebbe capitare che la persona non dimostri di meritare la fiducia che le si è concessa. Non esiste un criterio di scelta che possa scongiurare questo rischio. Ma sono certo che troveremo un candidato capace e che saprà portare avanti i principi dei 5 Stelle».
Qualcuno dice che il candidato potrebbe essere lei?
«Sì, questa voce l’ho sentita anche io. Ma lo escludo in modo assoluto. E lo ribadisco per due ragioni. La prima è che i cittadini mi hanno dato un mandato da svolgere qua a Roma, in Senato. Io ho il dovere morale e giuridico di portarlo avanti fino alla fine. La seconda è che lo statuto impedisce a chi svolge un mandato di candidarsi quando si è in carica per un altro mandato. C’è un rapporto di fiducia con i cittadini che non può essere spezzato. Ho chiesto agli elettori di fare il senatore. E ora mi impegno per svolgere il mio ruolo nel migliore dei modi».
Con Puddu avevate trovato un candidato ideale. La sua condanna è legata a un fatto del tutto marginale. Non vi siete pentiti ad avere accettato la sua rinuncia? In fondo mi pare che questa vostra regola alla fine vi penalizzi.
«È vero Puddu incarnava la figura candidato ideale. Forse non sono oggettivo, anche perché sono legato a lui da un rapporto di fraterna amicizia. La regola è chiara e la conoscono tutti. In caso di condanna non ci si può candidare con i 5 Stelle. È vero che nel caso di Mario la sentenza non era legata a fatti che danneggiavano i cittadini. In altre parole si poteva valutare con attenzione. Nel caso di Mario parliamo di un episodio marginale. Frutto dell’interpretazione di una norma che per il giudice è stata violata. Questo principio un domani potrebbe essere volontariamente rivolto verso altri candidati 5 Stelle, sapendo magari che l’amministratore condannato deve dimettersi quando c’è una sentenza di primo piano».
Il caso di Virginia Raggi per esempio.
«Certo. Forse questa regola andrebbe valutata caso per caso. Se si è messo in pericolo l’interesse generale dei cittadini è giusto che il politico si dimetta subito. In caso contrario è necessario approfondire».
Secondo alcuni sondaggi i 5 Stelle in Sardegna sono in calo. È così? Siete preoccupati?
«A me non risulta. Al contrario vedo tantissime persone che ci sono vicine e ci ringraziano. In pochi mesi questo governo ha affrontato temi che nessuno voleva toccare. Dal lavoro alla questione vitalizi, alla sicurezza, all’immigrazione, fino alla prescrizione».
A proposito lei che è anche avvocato cosa pensa del provvedimento che vuole cancellare la prescrizione?
«È una cosa positiva. Ma per capire la mia posizione si deve partire da alcuni punti fermi. La prescrizione non è un diritto inviolabile, è un istituto dal carattere disponibile. L’imputato se vuole può rinunciarci. La prescrizione indica che lo Stato da una certa data rinuncia a portare avanti l’azione penale, la ricerca dei colpevoli. La volontà di non assicurare i colpevoli alla giustizia è una scelta politica. È anche una sconfitta dello Stato».
Beh ma è anche una garanzia del cittadino perché la giustizia abbia tempi certi. Uno non può restare a vita sotto processo.
«La prescrizione non può essere considerata la soluzione ai tempi lenti della giustizia. Spesso c’è un massiccio ricorso agli appelli con il solo fine di dilatare i tempi della giustizia. La sospensione della prescrizione sine die è prevista nella giurisprudenza europea. Il 13 luglio 2017 il consiglio dell’Unione Europea raccomandava di sospendere la prescrizione sine die in caso di corruzione. Quello che facciamo non è un abominio giuridico. Al contrario è qualcosa di compatibile con il dettame del diritto europeo. E questo lo dico da presidente della commissione sulle Politiche europee».
Ma secondo lei i 5 Stelle in Sardegna dovevano allearsi con la Lega?
«No. Anche per una incompatibilità delle alleanze successive al voto con la legge elettorale sarda».
Chi teme di più Zedda, Maninchedda o Solinas?
«Nessuno di loro. Sono persone che hanno già esaurito la loro capacità politica e riformista. Hanno dato e detto tutto. Non credo che i sardi abbiano bisogno di loro. Serve un homo novus che possa cambiare approccio e proporre nuove soluzioni per la rinascita della Sardegna».
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