IN SARDEGNA LA CUCINA È TURISMO
di VANESSA ROGGERI
Le prime, e talvolta uniche, specialità che subito sanno elencarmi fanno parte di un trittico ormai diventato classico: pane carasau, porcetto e vino cannonau. È un vero peccato che fuori dai confini...
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Le prime, e talvolta uniche, specialità che subito sanno elencarmi fanno parte di un trittico ormai diventato classico: pane carasau, porcetto e vino cannonau. È un vero peccato che fuori dai confini isolani ancora così poco si conosca della nostra vasta e gustosissima tradizione culinaria. Per fortuna esistono i programmi di cucina, fenomeno televisivo di grande successo che negli ultimi anni sta contribuendo a portare alla ribalta chef sardi e piatti meno noti del nostro menù. È proprio di ieri la notizia del trionfo a “Cuochi d’Italia” della chef Marzia Aruffo oristanese titolare del ristorante Il melograno bistrot, che a colpi di pietanze come cordula, fregola e chiusoni galluresi ha battuto le altre regioni in gara. Non è una vittoria personale questa, bensì il riconoscimento di un tripudio gastronomico degno di poter competere ad alti livelli. Chi conosce la cucina sarda non se ne stupisce e in una prospettiva economica di più ampio margine sa che valorizzare una punta di diamante così preziosa e purtroppo così poco incentivata aprirà nuove strade al turismo. Ha ragione l’assessore Barbara Argiolas quando dice che la Sardegna non può vivere di solo mare. Una bella spiaggia o un borgo barbaricino senza i piatti che ne hanno fatto la storia è come un corpo senza l’anima. Perché un popolo si conosce anche attraverso il cibo che da secoli mette in tavola. Quindi ben vengano le varie prove del cuoco e i cuochi d’Italia e le isole del gusto: la sfida è soltanto all’inizio.
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