VOTARE PER TRE VOLTE È DEL TUTTO ASSURDO
di LUCA ROJCH
Il calendario del cittadino votante è fittissimo. Il 20 gennaio le suppletive alla Camera, dopo l’addio di Andrea Mura, il 24 febbraio le Regionali e in primavera le Europee. Un’overdose di...
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Il calendario del cittadino votante è fittissimo. Il 20 gennaio le suppletive alla Camera, dopo l’addio di Andrea Mura, il 24 febbraio le Regionali e in primavera le Europee.
Un’overdose di democrazia che potrebbe spazientire anche il più fanatico spargitore di croci sui simboli di partito.
Il risparmioso governo gialloverde, che sotto il bagliore dei flash taglia vitalizi, auto blu, stipendi, parlamentari e forse anche il parlamento, butta via 2 milioni di euro di soldi pubblici per organizzare le suppletive il 20 gennaio. 34 giorni prima delle Regionali. Senza sentire il parere della giunta Pigliaru, che della decisione è venuta a sapere a cose fatte.
Chiaro l’intento politico di mettere un primo paletto a un mese dal voto. Una pre-elezione che orienterebbe da un punto di vista politico anche la tornata elettorale del mese successivo.
Ma basterebbe un po’ di buon senso per accorpare i due appuntamenti in un’unica data. Magari a metà strada.
Il primo a notare la sportellata del ministro dell’Interno Matteo Salvini al bon ton istituzionale è stato il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, futuro candidato alle Regionali. Seguito dall’ex parlamentare Pd Silvio Lai, che ha denunciato lo spreco di denaro di una scelta fatta calare dall’alto. Più funzionale alla misurazione muscolare della forza dei partiti che alle reali esigenze dei sardi.
Si pensa all’election day che porterà in modo inevitabile a trasformare le vacanze di Natale in un tour de force. La Lega, che un sondaggio fa veleggiare sopa il 20 per cento, si è detta disponibilissima a votare il 20 gennaio, forse teme l’effetto soufflé.
Molto meno convinti gli altri partiti. Perché rispettare i tempi della burocrazia richiederebbe una sorta di miracolo. Una lotta contro il tempo. Domani si dovrebbero assegnare i seggi alle circoscrizioni. Il 6 dicembre si dovrebbe pubblicare sul Buras il decreto di indizione delle elezioni regionali. Il 10 dicembre si dovrebbero depositare i contrassegni dei partiti e delle coalizioni, che chiaramente dovrebbero già essere definite nei dettagli. Il 17 dicembre si dovrebbero presentare le liste. Il 20 dicembre rendere noti i candidati presidenti.
La maratona elettorale sotto il panettone sembra in ogni caso inevitabile. Una abbuffata di slogan, promesse elettorali, programmi di benessere e ricchezza. Che sotto l’abbondanza natalizia dovranno essere ancora più ridondanti. Non basterà un banale patto col Demanio per avere un ettaro di terra gratis ogni tre figli. 80 euro di bonus in busta paga. Una bella dentiera nuova per ogni pensionato. I promoter della politica dovranno trovare una nuova ricetta per conquistare elettori sempre più esigenti e disincantati. Uno slogan acchiappavoti. In fondo la Lega e i 5 Stelle sono al governo da quasi sei mesi, ma il reddito di cittadinanza e la flat tax sono ancora sotto l’albero incartati. Pacchi.
@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’overdose di democrazia che potrebbe spazientire anche il più fanatico spargitore di croci sui simboli di partito.
Il risparmioso governo gialloverde, che sotto il bagliore dei flash taglia vitalizi, auto blu, stipendi, parlamentari e forse anche il parlamento, butta via 2 milioni di euro di soldi pubblici per organizzare le suppletive il 20 gennaio. 34 giorni prima delle Regionali. Senza sentire il parere della giunta Pigliaru, che della decisione è venuta a sapere a cose fatte.
Chiaro l’intento politico di mettere un primo paletto a un mese dal voto. Una pre-elezione che orienterebbe da un punto di vista politico anche la tornata elettorale del mese successivo.
Ma basterebbe un po’ di buon senso per accorpare i due appuntamenti in un’unica data. Magari a metà strada.
Il primo a notare la sportellata del ministro dell’Interno Matteo Salvini al bon ton istituzionale è stato il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, futuro candidato alle Regionali. Seguito dall’ex parlamentare Pd Silvio Lai, che ha denunciato lo spreco di denaro di una scelta fatta calare dall’alto. Più funzionale alla misurazione muscolare della forza dei partiti che alle reali esigenze dei sardi.
Si pensa all’election day che porterà in modo inevitabile a trasformare le vacanze di Natale in un tour de force. La Lega, che un sondaggio fa veleggiare sopa il 20 per cento, si è detta disponibilissima a votare il 20 gennaio, forse teme l’effetto soufflé.
Molto meno convinti gli altri partiti. Perché rispettare i tempi della burocrazia richiederebbe una sorta di miracolo. Una lotta contro il tempo. Domani si dovrebbero assegnare i seggi alle circoscrizioni. Il 6 dicembre si dovrebbe pubblicare sul Buras il decreto di indizione delle elezioni regionali. Il 10 dicembre si dovrebbero depositare i contrassegni dei partiti e delle coalizioni, che chiaramente dovrebbero già essere definite nei dettagli. Il 17 dicembre si dovrebbero presentare le liste. Il 20 dicembre rendere noti i candidati presidenti.
La maratona elettorale sotto il panettone sembra in ogni caso inevitabile. Una abbuffata di slogan, promesse elettorali, programmi di benessere e ricchezza. Che sotto l’abbondanza natalizia dovranno essere ancora più ridondanti. Non basterà un banale patto col Demanio per avere un ettaro di terra gratis ogni tre figli. 80 euro di bonus in busta paga. Una bella dentiera nuova per ogni pensionato. I promoter della politica dovranno trovare una nuova ricetta per conquistare elettori sempre più esigenti e disincantati. Uno slogan acchiappavoti. In fondo la Lega e i 5 Stelle sono al governo da quasi sei mesi, ma il reddito di cittadinanza e la flat tax sono ancora sotto l’albero incartati. Pacchi.
@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA
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