Penalisti in guerra: «Deriva liberticida»
La Camera penale di Cagliari attacca la riforma Bonafede sulla prescrizione
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CAGLIARI. Non esiste un’emergenza prescrizioni nei tribunali italiani e comunque, se ci fosse, la colpa non sarebbe degli avvocati penalisti perché una percentuale tra il 62 e il 65% dei procedimenti si estingue in fase di indagini preliminari, quindi prima che i legali entrino in scena. A sostenerlo, in risposta alle posizioni pubbliche espresse dal magistrato Piercamillo Davigo e dal direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio sulla riforma Bonafede, è il presidente della Camera penale di Cagliari Rodolfo Meloni in una lunga nota dai toni e dai contenuti estremamente polemici. Una nota però ancorata strettamente a una sequenza di dati significativi: i processi pendenti oggi in Italia sono un milione e mezzo, nel 2017 ne sono andati prescritti 130 mila. Osserva l’avvocato Meloni che rappresentano solo l’8 per cento del totale. Si aggiunge un altro dato: dal 2004 ad oggi la quota di processi prescritti si è ridotta dal 15% al 9,4%, dei processi per corruzione solo il 3,5% si estingue prima di arrivare alla sentenza definitiva. Scrive Meloni: «Di fronte a questi dati parlare di emergenza prescrizione significa evocare fantasie e suggestioni inesistenti per creare quel clima di terrore nella pubblica opinione, passaggio obbligato per trovare il consenso popolare utile ad adottare misure normative liberticide e illiberali». Il presidente della Camera penale cagliaritana rispedisce al mittente anche un’altra accusa rivolta da più parti alla classe forense: «Non è vero che i rinvii dei processi sono strumenti dilatori utilizzati dagli avvocati». E a supporto di quest’affermazione illustra i dati: «I rinvii per richiesta di differimento da parte degli avvocati navigano tra l’1,2% e il 2,3% e quelli per omessa presentazione di testi a difesa tra 0,1% e 1,2%, mentre quelli per assenza del giudice sono il 5,7% e per omessa citazione dei testi del pm arrivano all’11,5%».
Fin qui i dati sulla durata dei procedimenti. Ma Meloni, in linea con l’intera avvocatura italiana che la scorsa settimana si è astenuta dalle udienze per quattro giorni, attacca duramente la riforma Bonafede sull’abolizione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado: «Chi conosce le logiche di funzionamento delle procure e dei tribunali - scrive il legale - sa bene che con una norma simile la durata dei processi sarebbe interminabile e ciò a scapito di tutti, vittime e imputati». Aggiunge Meloni: «E’ facile capire che il danno maggiore dalla sospensione della prescrizione dopo il primo grado lo subiranno proprio le vittime del reato che, non è male ricordare, non hanno titolo per incidere sulla pena ma possono solo chiedere i danni». Meloni giudica poi pretestuoso il riferimento agli altri paesi europei: «In quei paesi - scrive - la prescrizione non si applica mai perché la durata dei processi è celere. In Italia un giudizio di primo grado dura 384 giorni, in Germania 111, in Olanda 117 e in Gran Bretagna 82, con una media europea di 133 giorni». E non è vero, a leggere il presidente della Camera penale di Cagliari, che i magistrati sono esenti da colpe e sono i più produttivi d’Europa: «I magistrati cui fa cenno la nota ricerca europea sono i giudici e non i pubblici ministeri, inoltre il dato è falsato dal numero di sentenze (il 60%, afferma Meloni) prodotte da quei magistrati onorari, che sono avvocati e non giudici togati, che l’Associazione nazionale magistrati combatte e contesta».
La nota di Meloni, che corrisponde alla linea della maggioranza dei penalisti, non mancherà di suscitare polemiche soprattutto per gli attacchi alla magistratura, che in Sardegna ha tenuto su questi temi un atteggiamento di estrema prudenza. (m.l)
Fin qui i dati sulla durata dei procedimenti. Ma Meloni, in linea con l’intera avvocatura italiana che la scorsa settimana si è astenuta dalle udienze per quattro giorni, attacca duramente la riforma Bonafede sull’abolizione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado: «Chi conosce le logiche di funzionamento delle procure e dei tribunali - scrive il legale - sa bene che con una norma simile la durata dei processi sarebbe interminabile e ciò a scapito di tutti, vittime e imputati». Aggiunge Meloni: «E’ facile capire che il danno maggiore dalla sospensione della prescrizione dopo il primo grado lo subiranno proprio le vittime del reato che, non è male ricordare, non hanno titolo per incidere sulla pena ma possono solo chiedere i danni». Meloni giudica poi pretestuoso il riferimento agli altri paesi europei: «In quei paesi - scrive - la prescrizione non si applica mai perché la durata dei processi è celere. In Italia un giudizio di primo grado dura 384 giorni, in Germania 111, in Olanda 117 e in Gran Bretagna 82, con una media europea di 133 giorni». E non è vero, a leggere il presidente della Camera penale di Cagliari, che i magistrati sono esenti da colpe e sono i più produttivi d’Europa: «I magistrati cui fa cenno la nota ricerca europea sono i giudici e non i pubblici ministeri, inoltre il dato è falsato dal numero di sentenze (il 60%, afferma Meloni) prodotte da quei magistrati onorari, che sono avvocati e non giudici togati, che l’Associazione nazionale magistrati combatte e contesta».
La nota di Meloni, che corrisponde alla linea della maggioranza dei penalisti, non mancherà di suscitare polemiche soprattutto per gli attacchi alla magistratura, che in Sardegna ha tenuto su questi temi un atteggiamento di estrema prudenza. (m.l)
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