Il Pecorino romano si salva dallo tsunami dei dazi Usa

Il Consorzio di tutela: nella lista dei prodotti tassati non c’è quello da grattugia

SASSARI. Ci si attendeva uno tsunami, ma quello arrivato dall’altra sponda dell’Atlantico per l’agroalimentare sardo potrebbe avere tutt’al più l’effetto di un’onda anomala, almeno per quanto riguarda il settore lattiero caseario (nella black list di Trump non c’è il pecorino romano da grattugia, ovvero la quasi totalità di quello esportato, ma solo quello da tavola), così come l’olio e il vino. Come previsto, dopo essersi visto riconoscere dalla Wto il diritto di tassare l'import dall’Ue come compensazione per i sussidi ad Airbus, gli Usa hanno pubblicato l’elenco dei prodotti gravati di un 25%.

A rischiare di più, e con esso una grossa fetta dell’economia isola, era il Pecorino romano, che però potrebbe aver scansato il pericolo. A dirlo è il Consorzio di tutela della Dop «almeno per ora – dice il presidente Salvatore Palitta – ma siamo pronti alla battaglia, anche legale, se i dazi dovessero essere imposti sul formaggio che determina il prezzo del latte ovino». Spiega che «nell'elenco diffuso, ancora puramente indicativo, compaiono i codici “Not for grating” e “For grating”, ossia non per grattugia e per grattugia. Il primo è un codice doganale che usiamo poco e nel quale compare il dazio del 25%; accanto al secondo, invece, non compare nessuna indicazione per ora». E poiché la quasi totalità del Pecorino romano che arriva in Usa viene poi trasformato in formaggio da grattugia, ecco che il settore pensa di poter tirare un sospiro di sollievo.


«C'è anche da dire, e questo è il nostro punto di forza sul quale stiamo agendo – sostiene Palitta – che il Pecorino romano con il codice “for grating” non ha mai subito imposizioni daziali perché non ha nessun concorrente nel mercato nordamericano dove i formaggi, anche da grattugia, sono prodotti con il latte bovino». Il dirigente del Consorzio si dice quindi “fiducioso” e, oltre a seguire la vicenda da vicino con i legali del Consorzio, ha già “difeso” la posizione del Consorzio con osservazioni e memorie.

In una nota ufficiale il Consorzio «preso atto della decisione della Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) sul caso Airbus, confida ora che l'amministrazione Trump e l'Unione europea trovino un accordo che possa porre fine a una potenziale guerra commerciale; si aspetta dunque da parte del governo italiano e della Commissione una posizione univoca per escludere il settore da un’eventuale ritorsione commerciale, essendo del tutto estraneo al contenzioso». Da rilevare che il mercato Usa per il Pecorino romano vale il 52% della produzione totale delle forme di questa Dop, circa 120-130 mila quintali, che, in termini di fatturato, equivalgono a circa 100 milioni di euro l'anno. E non è da sottovalutare un altro aspetto: le forme di Romano partono dalla Sardegna intere e poi vengono trasformate, confezionate e commercializzate da aziende statunitensi «creando – sottolinea Palitta – valore aggiunto e occupazione nel nord America». Trump potrebbe non avere l’interesse a infierire.

Può sorridere anche la Coldiretti Sardegna: «Un sospiro di sollievo per tutto il comparto, che ha spulciato e letto attentamente i codici dei pecorini a cui saranno applicati i dazi – commenta il presidente Battista Cualbu – È un'ottima notizia perché riguarda solo una piccolissima percentuale del nostro Pecorino esportato negli Stati Uniti e comunque non tale da incidere sulla nostra economia. Per noi sarebbe stata una doppia beffa visto che nel 2019 stanno finalmente crescendo le esportazioni, quest'anno negli Usa rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso di oltre il 53%. Abbiamo sempre detto di evitare gli allarmismi, ora anche le speculazioni su un, per il momento, falso allarme». «Ora è bene comunicare tutti insieme dati rassicuranti – afferma il direttore Luca Saba – affinché la scarsa produzione di Pecorino Romano dell'annata appena conclusa, sotto i 270 mila quintali, e l'aumento delle vendite, possa portare a un aumento sul mercato del prezzo del formaggio, e lo scampato pericolo dell'aumento dei dazi, che avrebbe potuto rappresentare un elemento di ostacolo alla crescita dei prezzi, in questo modo va a rassicurare anche il mercato complessivo di questo importante prodotto».

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