Emergenza prostituzione aumenta lo sfruttamento
di Mario Girau
Domani iniziative di sensibilizzazione a Sassari e Cagliari, 30 persone sotto tutela E in molti casi i lavoratori diventano schiavi: a rischio agricoltura ed edilizia
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SASSARI. Lo “sfruttamento lavorativo” è il terzo volto sardo della tratta degli esseri umani. Il primo è quello sessuale, il secondo si chiama accattonaggio, il terzo la riduzione in schiavitù. Le suore Figlie della Carità della Sardegna lanceranno l’allarme anche su questo strisciante e apparentemente indolore fenomeno domani, 13esima Giornata europea contro la tratta”, a Cagliari e Sassari. In due gazebo, rispettivamente in piazza Costituzione (dalle 9 alle 13) e in piazza Castello (dalle 15 alle 19), riflessione condivisa sul fenomeno del traffico di essere umani. Una campagna di sensibilizzazione e comunicazione integrata a livello regionale è già iniziata a Cagliari, Nuoro e Oristano con la diffusione di brevi spot video e immagini all’interno degli autobus. Le suore dispongono di un Osservatorio speciale, che funziona da 16 anni sotto forma di un progetto – denominato “Elen Joy”, uno dei 21 promossi a livello nazionale dal Dipartimento per le pari opportunità, dedicato alle vittime di tratta e grave sfruttamento. Attualmente nell’isola sono sotto tutela 30 immigrati: una ventina sottratte al mondo della prostituzione, 3 all’accattonaggio, 6 allo sfruttamento lavorativo.
«I dati raccolti dalle nostre unità di strada – dice suor Rina Bua, che supervisiona il progetto – registrano una presenza sostanzialmente invariata della prostituzione su strada: a Cagliari 35-40 ragazze, soprattutto di nazionalità nigeriana ed est europea, a Sassari una ventina (nigeriane, Est Europa, Asia e alcune trans sudamericane). Anche l’accattonaggio comincia a manifestarsi con numeri significativi: a Cagliari circa 150 persone, prevalentemente di provenienza africano-subsahariana come a Sassari, dove elemosinano o si mimetizzano da ambulanti una trentina di immigrati. Si sa che reti criminali – aggiunge suor Rina – organizzano il lavoro di questi disperati in condizioni di fragilità, costretti a esercitare l’accattonaggio, e ne raccolgono i guadagni. Nel nostro progetto in questo momento seguiamo 3 uomini nel loro percorso di autonomia». Sono 6, invece, le persone “protette” dallo sfruttamento lavorativo, in aumento rispetto al passato. Non sono numeri industriali, ma, aggiunge la religiosa, «ci troviamo davanti a una fattispecie pressoché inesistente un paio di anni fa». I settori più esposti a fenomeni di grave sfruttamento lavorativo dell’immigrato sono l’agricoltura, l’edile, manifatturiero e domestico.
Nell’arco di 18 mesi – durata del progetto ministeriale - i migranti ridotti in condizioni di schiavitù, cioè costretti a prostituirsi, all’accattonaggio o a situazioni lavorative disumane, sono aiutati in modo specialistico a uscire dal dramma. Operatori di strada, psicologi e pedagogisti, mediatori culturali, medici, insegnanti sono pronti a operare in 7 case di accoglienza. «Il primo atto del nostro lavoro – dice suor Rina – è favorire l’emersione e l’identificazione delle vittime e offrire sostegno nei luoghi dove la persona è sola e sfruttata. Il progetto è iniziato lo scorso marzo e già 78 migranti hanno bussato ai nostri sportelli d’ascolto di Cagliari, Sassari e Nuoro». In occasione della Giornata, il Progetto Elen Joy, insieme a Regione, Comune di Nuoro e liceo Asproni, organizza per domani un incontro dal titolo “Si tratta di come mi tratti”.
«I dati raccolti dalle nostre unità di strada – dice suor Rina Bua, che supervisiona il progetto – registrano una presenza sostanzialmente invariata della prostituzione su strada: a Cagliari 35-40 ragazze, soprattutto di nazionalità nigeriana ed est europea, a Sassari una ventina (nigeriane, Est Europa, Asia e alcune trans sudamericane). Anche l’accattonaggio comincia a manifestarsi con numeri significativi: a Cagliari circa 150 persone, prevalentemente di provenienza africano-subsahariana come a Sassari, dove elemosinano o si mimetizzano da ambulanti una trentina di immigrati. Si sa che reti criminali – aggiunge suor Rina – organizzano il lavoro di questi disperati in condizioni di fragilità, costretti a esercitare l’accattonaggio, e ne raccolgono i guadagni. Nel nostro progetto in questo momento seguiamo 3 uomini nel loro percorso di autonomia». Sono 6, invece, le persone “protette” dallo sfruttamento lavorativo, in aumento rispetto al passato. Non sono numeri industriali, ma, aggiunge la religiosa, «ci troviamo davanti a una fattispecie pressoché inesistente un paio di anni fa». I settori più esposti a fenomeni di grave sfruttamento lavorativo dell’immigrato sono l’agricoltura, l’edile, manifatturiero e domestico.
Nell’arco di 18 mesi – durata del progetto ministeriale - i migranti ridotti in condizioni di schiavitù, cioè costretti a prostituirsi, all’accattonaggio o a situazioni lavorative disumane, sono aiutati in modo specialistico a uscire dal dramma. Operatori di strada, psicologi e pedagogisti, mediatori culturali, medici, insegnanti sono pronti a operare in 7 case di accoglienza. «Il primo atto del nostro lavoro – dice suor Rina – è favorire l’emersione e l’identificazione delle vittime e offrire sostegno nei luoghi dove la persona è sola e sfruttata. Il progetto è iniziato lo scorso marzo e già 78 migranti hanno bussato ai nostri sportelli d’ascolto di Cagliari, Sassari e Nuoro». In occasione della Giornata, il Progetto Elen Joy, insieme a Regione, Comune di Nuoro e liceo Asproni, organizza per domani un incontro dal titolo “Si tratta di come mi tratti”.
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