LA RIVOLTA IN CATALOGNA UE ALLA DERIVA
di NICOLÒ MIGHELI
La Catalogna ha sempre sofferto la sua unità con la Castiglia, nei secoli ha alternativamente stabilito rapporti di interesse e periodicamente sono esplose rivolte anche sanguinose. I catalani in...
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La Catalogna ha sempre sofferto la sua unità con la Castiglia, nei secoli ha alternativamente stabilito rapporti di interesse e periodicamente sono esplose rivolte anche sanguinose. I catalani in tutta la penisola sono fatti oggetto di stigmi che ricordano quelli rivolti agli ebrei. Una convivenza difficile.
La monarchia spagnola sta vivendo una crisi che ricorda altri passaggi cruciali della sua storia. Dopo le invasioni napoleoniche la risposta fu con Fernando VII l’instaurazione dello Stato assoluto cancellando la Costituzione di Cadice. Negli anni ’30 del Novecento le aspirazioni catalane furono represse prima dalla II repubblica e poi dai franchisti che il 15 ottobre del 1940 fucilarono Lluís Companys, presidente della Generalitat de Catalunya. Particolare inquietante è la coincidenza delle date, la condanna del Supremo è stata promulgata il 14 alla vigilia del 79° anniversario del martirio di Companys. Nel dopo franchismo la monarchia venne restaurata con un re scelto dal dittatore Franco. Il café para todos propiziato dal premier Adolfo Suárez e accettato dal presidente della Generalitat in esilio Tarradellas ha dato origine alla Costituzione del 1978, ora rinnegata da quelle condanne.
Che fare quando i circoli madrileni dicono che il Supremo cancellando il delitto di ribellione per quello di sedizione si è “abbassato i pantaloni”, mentre a Barcellona la si legge come vendetta? Che fare quando i socialisti si dimostrano nazionalisti come gli altri e dopo le elezioni di novembre vorrebbero andare a un governo con il PP e Ciudadanos? Partiti che non hanno intenzione di dialogare con gli indipendentisti? Il governo proclamerà lo stato di eccezione? Imporrà un restringimento delle libertà politiche e civili in Catalogna?
Inutile girarci introno, è in atto una crisi dello Stato spagnolo e della monarchia che travolta dagli scandali vede i suoi consensi diminuire. L’uscita potrebbe essere uno Stato federale, un risedersi ad un tavolo e trattare, trattare. Il referendum Madrid non lo concederà mai con la scusa che è anticostituzionale. Ma neanche la federazione rientra negli obiettivi governativi.
La Ue derubrica questi avvenimenti a problema interno. Le nazioni senza Stato in Europa sono tante e vorrebbero un egual trattamento a quelle esistenti. Il non riconoscimento è un problema di democrazia. Ci si chiede a Barcellona, se tutto viene deciso a Bruxelles, perché si deve guardare a Madrid? Una domanda che prima o poi dovrà avere una risposta, non solo in Spagna, specie dopo l’annunciato referendum scozzese in caso di Brexit. “Meritiamo di perdere la Catalogna” disse nel 1907 il filosofo e politico Miguel de Unamuno dopo l’ennesima protervia della classe dirigente del tempo. Non è solo un problema spagnolo, è di tutta l’Unione Europea.
La monarchia spagnola sta vivendo una crisi che ricorda altri passaggi cruciali della sua storia. Dopo le invasioni napoleoniche la risposta fu con Fernando VII l’instaurazione dello Stato assoluto cancellando la Costituzione di Cadice. Negli anni ’30 del Novecento le aspirazioni catalane furono represse prima dalla II repubblica e poi dai franchisti che il 15 ottobre del 1940 fucilarono Lluís Companys, presidente della Generalitat de Catalunya. Particolare inquietante è la coincidenza delle date, la condanna del Supremo è stata promulgata il 14 alla vigilia del 79° anniversario del martirio di Companys. Nel dopo franchismo la monarchia venne restaurata con un re scelto dal dittatore Franco. Il café para todos propiziato dal premier Adolfo Suárez e accettato dal presidente della Generalitat in esilio Tarradellas ha dato origine alla Costituzione del 1978, ora rinnegata da quelle condanne.
Che fare quando i circoli madrileni dicono che il Supremo cancellando il delitto di ribellione per quello di sedizione si è “abbassato i pantaloni”, mentre a Barcellona la si legge come vendetta? Che fare quando i socialisti si dimostrano nazionalisti come gli altri e dopo le elezioni di novembre vorrebbero andare a un governo con il PP e Ciudadanos? Partiti che non hanno intenzione di dialogare con gli indipendentisti? Il governo proclamerà lo stato di eccezione? Imporrà un restringimento delle libertà politiche e civili in Catalogna?
Inutile girarci introno, è in atto una crisi dello Stato spagnolo e della monarchia che travolta dagli scandali vede i suoi consensi diminuire. L’uscita potrebbe essere uno Stato federale, un risedersi ad un tavolo e trattare, trattare. Il referendum Madrid non lo concederà mai con la scusa che è anticostituzionale. Ma neanche la federazione rientra negli obiettivi governativi.
La Ue derubrica questi avvenimenti a problema interno. Le nazioni senza Stato in Europa sono tante e vorrebbero un egual trattamento a quelle esistenti. Il non riconoscimento è un problema di democrazia. Ci si chiede a Barcellona, se tutto viene deciso a Bruxelles, perché si deve guardare a Madrid? Una domanda che prima o poi dovrà avere una risposta, non solo in Spagna, specie dopo l’annunciato referendum scozzese in caso di Brexit. “Meritiamo di perdere la Catalogna” disse nel 1907 il filosofo e politico Miguel de Unamuno dopo l’ennesima protervia della classe dirigente del tempo. Non è solo un problema spagnolo, è di tutta l’Unione Europea.
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