«Le coste non si toccano, in Sardegna non serve altro cemento»

Ppr e proposte di Piano casa al centro del convegno di Progressisti e Possibile. L’architetto Roggio: «Il messaggio “più costruisci, più turisti” è fuorviante»

CAGLIARI. Un allegro omino Lego con casco e mattoncini di plastica sulla spalla nella locandina. Ma il messaggio del centrosinistra per il futuro della Sardegna è nel titolo del convegno promosso a Cagliari dal gruppo Progressisti in Regione e da Possibile: “Non giochiamo con le costruzioni”. Costruzioni vere, non di plastica ma di mattoni. In ballo c'è sempre lui, il piano paesaggistico regionale (Ppr) nato con Renato Soru e ancora vivo nonostante i mille tentativi di abbattimento. Ma, per forza di cose, si è parlato anche di legge urbanistica. “Qual è l’idea di sviluppo della Sardegna?”, è stata la domanda lanciata all'inizio dei lavori da Thomas Castangia di Possibile. Ma prima di immaginare il futuro, bisogna pensare al presente. Ad esempio alle eventuali deroghe - è l'ultima battaglia che però dura da qualche anno - per i ritocchi alle strutture ricettive per accogliere di più, e meglio, i turisti. Gianfranco Fancello, centro studi Oic, ordine degli ingegneri, ha spiegato perché l'urbanistica non deve essere un totem isolato dal resto del mondo. E perché va connesso anche ad altri settori, ad esempio alla mobilità.

Le alternative ai mattoni nuovi sono i mattoni vecchi. È il concetto espresso da Barbara Cadeddu, dottore di ricerca in architettura: tradotto in poche parole “rigenerazione dell'esistente”. L'urbanista Sandro Roggio ha ricordato - non senza ironia - il compleanno del piano casa di Berlusconi: «Qualcuno ha provato a trovare delle scorciatoie per aggirare il Ppr – ha detto – e ci proverà ancora. Lo scontro si combatte da anni in nome del turismo. La realtà è che i turisti, se diminuiscono, si riducono non per colpa dei posti letto, ma per colpa dei trasporti. Il messaggio “più costruisci, più turisti” è fuorviante. L’esempio è in Francia: costruiscono di meno e vedono aumentare i turisti». Ma il Ppr è a rischio? «Dobbiamo essere esigenti – ha aggiunto –, chi vuole disegnare una prospettiva irreversibile del territorio deve fornire i dati. Dicano quanta volumetria c'è sulla fascia costiera. Diano con precisione tutte le informazioni. Si chiedano audizioni agli albergatori che non siano anche costruttori. Si cerchi invece il dialogo con i piccoli imprenditori. In Sardegna c'è tanto da fare per la riqualificazione. Se vogliono andare alla Corte costituzionale sarà una battaglia cruenta».

E in consiglio regionale come va? «In commissione sono arrivati due testi, ora ne dovrebbe arrivare uno solo – ha detto la consigliera Maria Laura Orrù, Progressisti – ma nemmeno la maggioranza sembra avere le idee chiare. Noi stiamo mettendo ecologia e ambiente al centro. Vogliamo uscire dagli slogan e lanciare una sfida ai cittadini. Il limite dei trecento metri però deve assolutamente restare». Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari e consigliere regionale, è stato chiaro: «Il punto di partenza deve essere il non consumo del suolo – ha detto – ma bisogna partire anche dalle indagini sui turisti che ci dicono che al primo posto ci sono cibo e cultura. Non solo il mare. Poi sarà fondamentale la riqualificazione».

 

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