Alghero “città creativa” ci spera ancora
L’ex sindaco Bruno: «È un’occasione ma per coglierla servono investimenti»
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ALGHERO. Sono gli ultimi ad aver giocato la carta dell’Unesco sul tavolo della promozione, culturale e turistica. L’esito non è stato quello sperato ma le porte sono ancora aperte, a patto che venga tappata qualche falla e a patto che ancora ci sia la volontà di mettersi a lavorare per provare il colpo gobbo perché intanto che Alghero provava ad entrare nel circuito delle città creative (Creative city nel gergo dell’Unesco), l’amministrazione comunale è cambiata. Ora alla guida della città del corallo c’è il sindaco Mario Conoci, successore di Mario Bruno che aveva tentato di ottenere il riconoscimento dall’Unesco. «Abbiamo partecipato all’ultimo bando, siamo arrivati in finale ma non siamo stati inseriti nel circuito – spiega Bruno –. Mancava la Rete con le altre città creative che quando ci siamo presentati a Parigi era in fase di sviluppo insieme alle città di Pesaro e Fabriano». A dare un pizzico di speranza in più ci aveva provato la visita in città dell’ex responsabile delle Città creative ma soprattutto la possibilità di provare un nuovo accesso: «Il nuovo bando dovrebbe essere pubblicato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 – aggiunge Bruno –. Spero davvero che il nuovo sindaco accolga questa idea e la porti avanti». Intanto a febbraio la rete delle Città creative si è incontrata per iniziare un percorso comune che comprende Alba, Bologna, Carrara, Fabriano, Milano, Parma, Pesaro, Roma e Torino. Sul tavolo c’è la possibilità di ottenere un posto al sole nell’universo turistico: «I riconoscimenti dell’Unesco elevano il livello di qualità turistica e di riconoscibilità. A monte però ci deve essere un progetto che deve essere riconosciuto. E il dossier deve dimostrare la volontà di investimento, diversamente no ha senso – aggiunge Mario Bruno –. Adesso il momento potrebbe essere propizio perché nella commissione c’è una amico di Alghero, Pierluigi Petrillo, che consce bene la nostra terra e potrebbe essere una carta a nostro vantaggio». C’è un dettaglio che però, spesso sfugge: «È vero, l’Unesco non offre finanziamenti – conferma Bruno – ma apre la porta a quelli comunitari perché rende i siti riconoscibile a livello mondiale e dunque spiana la strada». E, all’opposto, secondo Mario Bruno i costi di accesso sono relativi: «Sono contenuti. Nel nostro caso la progettualità è stata completata dagli uffici comunali in collaborazione con la fondazione ma una scelta di questo tipo deve essere accompagnata da un’idea di base da rilanciare e da riproporre anche cercando nuove fonti di finanziamento». (c.z.)
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