Il Nord Ovest e il Sulcis le zone più a rischio
Le scorte non sono ottimali per via di un consumo altissimo durante la stagione irrigua
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SASSARI. L’ultimo periodo di siccità da allarme rosso – con restrizioni nell’erogazione idrica alle case – risale alla primavera del 2017. Una situazione molto grave che colpì in particolare il Sassarese: gravissimi danni alle colture, per via dell’irrigazione sospesa o limitata, pesantissimi disagi per gli utenti per colpa dell’acqua rilasciata con il contagocce dai rubinetti delle case. Molti bacini erano a secco: dal Bidighinzu al Cuga al Monte Lerno, con valori di riempimento ai minimi storici. Non accadeva da molti anni ma non era stata di certo una novità assoluta, considerato che «negli anni 90 e nri primi anni 2000 la situazione da bollino rosso si verificava spesso», dice Paolo Botti. Dal 2017 in poi, invece, non è più accaduto: non perché non ci siano state situazioni di criticità ma perché sono stati perfezionati i sistemi di connessione tra gli invasi. Il principio è quello dei vasi comunicanti: l’acqua viene trasferita da un bacino all’altro così da garantire un livello sufficiente ovunque. Succede nel Nord Ovest, dove «il Bidighinzu è interconnesso con il Temo che a sua volta è connesso con il Cuga. Per questo, anche in caso di periodi particolarmente siccitosi – spiega Botti – sono esclude restrizioni nell’erogazione del potabile». Restano salve invece tutte le altre: acqua ridotta per le campagne e divieto di sprechi (per esempio lavaggio dell’auto o irrigazione con acqua di rete di giardini privati». In questo momento nell’isola la situazione generale è buona, in alcuni casi ottima: per esempio nel bacino del Liscia e del Cedrino, dove l’indicatore di stato brilla di luce verde. Ma da altre parti va molto peggio. A Maccheronis, per esempio, dove però la riduzione del volume invasato è una scelta strategica legata a questioni di sicurezza. E poi nel bacino nord Occidentale, dove l’indicatore di stato al 31 ottobre 2019 era arancione, indicava cioé il livello di pericolo. E poi nel Sulcis, nel bacino dell’Alto Cixerri, connesso con quello del Fluemdosa: «Qui il grado di riempimento degli invasi è inferiore a quello che ci aspetterebbe in questo periodo situazione – spiega Botti – probabilmente per via di un consumo d’acqua più alto durante la stagione irrigua. Una situazione da monitorare, al centro della riunione di giovedì scorso del tavolo tecnico con con Enas Abbanoa e Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale». (si. sa.)
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