Addio al padre della limba morto il professor Pittau

Colto da un malore, è caduto dal balcone di casa a Sassari. Aveva 98 anni

SASSARI. Le sue tesi le difendeva a oltranza, e se qualcuno voleva dimostrare il contrario - o comunque apportare variazioni - era pregato prima di documentarsi ed eventualmente portare risultati ufficiali, niente fantasie o teorie romanzate. Massimo Pittau, a 98 anni, nuorese di nascita e sassarese di adozione, era ancora così: preciso, orgoglioso, tenace e sempre pienamente calato nelle sue tesi che ne avevano fatto uno dei simboli della linguistica sarda e della glottologia italiana. Ieri intorno alle 17,30 il “prof” è uscito di scena a causa di un incidente in quello che considerava il luogo più sicuro, la sua casa in via Roma. Il professore emerito dell’Università di Sassari è andato al balcone al primo piano del palazzo che fronteggia la Camera di commercio, nel centro della città. Voleva solo curiosare, annusare quell’ambiente che conosceva a memoria, prendere una boccata d’aria. Situazioni familiari alle quali mai rinunciava. Specie in giornate come ieri, quando la pioggia lascia tempo al sole. E stavolta quell’evasione semplice ha avuto un finale diverso e triste. Il prof ha avuto un malore mentre era poggiato alla barriera di protezione, il suo corpo proiettato in avanti è finito nel cortile interno. E lì lo ha notato pochi attimi dopo il suo assistente. Immediato l’allarme e in via Roma sono arrivati gli operatori del 118 che hanno cercato di rianimare Massimo Pittau, purtroppo non c’era più niente da fare. Sul posto gli agenti della sezione volanti e della squadra mobile della questura per i primi sommari accertamenti.

Su disposizione del magistrato di turno, il corpo del professore è stato è stato poi trasferito all’Istituto di Patologia forense dove oggi il medico legale eseguirà un esame esterno prima della restituzione ai familiari. Non ci sono dubbi, ma in questi casi - anche se l’incidente è la causa più probabile - ci sono dei passaggi formali che vanno espletati. La notizia della morte di Massimo Pittau ha fatto il giro di Sassari e della Sardegna. In poche ore la sua foto era già su tutti i siti web, in “quell’internet” che il professore sfidava quando gli presentavano rilievi o riferimenti a opere che non si incontravano con gli studi e le sue convinzioni.

Centinaia di commenti, di messaggi al “padre sardo”, tanto rispetto per l’uomo che non si nascondeva mai e che ci metteva sempre la faccia. Aveva conosciuto il linguista Max Leopold Wagner, maestro della linguistica sarda, col quale era stato in rapporto epistolare fino alla morte di lui. Tanti i ricordi, anche agli scritti semplici: agli anni della giovinezza nuorese, quando raccontò (nel 2003) per le pagine dell’Ortobene Indro Montanelli ragazzo a Nuoro. O quando, nel 2007, scrisse (per la Nuova) dell’importanza di riportare alla luce il nuraghe di Predda Niedda: «Sassari ha un tesoro che potrebbe diventare motivo di attrazione turistica». Ogni tanto sembrerà di sentire la sua voce, quel tono autorevole, specie quando diceva: «Ora parlo io».

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