La Nuova Sardegna

Olmeo: «Rispetto delle quote e stop divisioni»

di Antonello Palmas
Olmeo: «Rispetto delle quote e stop divisioni»

Agronomo e imprenditore, invita a utilizzare il latte in più per prodotti nuovi come creme e yogurt

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SASSARI. Nessuno più di lui ha le competenze per dare giudizi e consigli sulla vertenza del latte. Agronomo, è imprenditore zootecnico ma anche agricolo. Sassarese, è stato presidente di cooperativa, ma anche dirigente di organizzazioni di categoria, docente a contratto di agraria e tanto altro. Angelino Olmeo ha vissuto da protagonista e in molteplici ruoli le vicende del settore lattiero-caseario, ma non solo. E ha una certezza: «Soltanto regolarizzando il mercato si risolvono i problemi. Sarò un po’ Cassandra, ma se non stiamo attenti e vigili e non ci presentiamo ai tavoli con una proposta seria rischiamo di perdere quei 19 milioni promessi. Che servono a investire sul futuro e creare delle regole. La ministra Bellanova si è però trovata davanti un gruppo diviso, fatto che delegittima tutto: 27 sigle, non è possibile. Purtroppo noi sardi siamo fatti così, nessuno si fida dell’altro. Eppure l’obiettivo comune ci dovrebbe essere, cioè aumentare il prezzo del formaggio. Occorre affidare a una delegazione il compito di rappresentanza. E, datemi retta, occorre ritornare a portare le istanze nei sindacati da cui si proviene, nonostante gli errori che hanno commesso». Olmeo confida nel fatto che riuscire a darsi delle regole da parte dei pastori, possa spingere la magistratura a non calcare la mano su una categoria raggiunta da una raffica di denunce, almeno su coloro che non hanno commesso reati gravi. Ciò che lo sconcerta è che «in tutti i discorsi uditi sinora non ho mai sentito esprimere il chiaro proposito di non superare i 250mila quintali di pecorino romano il prossimo anno. Eppure – dice – se al mercato diamo questa informazione, è normale che reagisca comprando il formaggio a 8 euro. Faccio una provocazione: 350mila quintali di romano li vendi a 4 euro, fanno 150 milioni di euro di realizzo. Se invece ne fai 250mila, lo vendi a 8 euro ma realizzi 200 milioni. Semplice. Ma allora perché non lo fanno? Qui spunta la testardaggine nuragica di non saper prendere certe decisioni anche perché nel consorzio chi più ha superato le quote finisce per avere più voce in capitolo. Un gioco da sfasciare, occorre tornare all’anno zero». Calcola l’agronomo: «In Sardegna produciamo 320 milioni di litri, 150 circa servono per il pecorino romano, altri 50 per altri formaggi che alcuni hanno pensato bene di produrre diversificando e dividendo i rischi. Restano 50 milioni di litri (da cui si ricavano 80 mila quintali di formaggio), resta da decidere cosa farne e sono questi il problema perché non si devono disturbare le altre produzioni. Occorrono norme che costringano senza imporre, perché il mercato è libero». Oilos, l’organismo interprofessionale che non è mai decollato, potrebbe essere la soluzione, «ma non ha mai funzionato perché ci sono gli stessi attori del Consorzio del romano. E allora è la Regione a dover intervenire con un ruolo attivo e di indirizzo, dicendo a Oilos: tu indichi le quote, e a chi non sta alle regole diminuiamo i contributi facendolo viaggiare in terza marcia. Ma per fare ciò la Regione deve pretendere di imporre un suo governatore del settore, cui mettere a disposizione un pool di 4-5 esperti in economia, agraria, statistica, che sia in grado di porre dei limiti invalicabili. Al ministro - dice Olmeo – occorre presentare un piano che punti a usare i soldi promessi per l’innovazione, che non c’è mai stata: impariamo a sgrassare tutti i prodotti, come richiede il mercato moderno, le tecnologie ci sono. Sale al 3%, packaging all’altezza dei tempi, porzioni ridotte. I 50 milioni di litri di latte in più vanno utilizzati per prodotti nuovi, apprezzati e richiesti dal mercato, come creme, yogurt, formaggi spalmabili, considerando che c’è una tendenza a riscoprire i gusti antichi. Ci sono nicchie di mercato che consentono di diversificare, come hanno già capito i francesi e gli spagnoli, che limitano la produzione di Roquefort e Manchego. Latte in polvere? Un miraggio, se pensiamo che sterile rappresenta la quota infima di remunerazione del latte, quello destinato a yogurt ad esempio ricava il doppio. Occorre spendere in promozione per questo. Il mercato ha bisogno di tempo per rispondere, bisogna sacrificarsi per 3-4 anni per investire sul futuro. E bisogna imparare a vendere». L’appello di Olmeo: «Usciamo dal nuraghe».



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