Da Arst a Forestas e Aspal la giunta ripristina 10 Cda
di Umberto Aime
Solinas riesuma i consigli di amministrazione aboliti dai referendum popolari Ogni organismo sarà di 5 o 3 componenti, in gran parte nominati dall’esecutivo
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CAGLIARI. Il ritorno alla grande dei consigli d’amministrazione è ufficiale. Addio, alla figura dell’uomo solo al comando di società e agenzie della Regione. Da gennaio, o forse più tardi, cambierà tutto, com’è scritto nella delibera di ottobre approvata dalla giunta Solinas, ma solo da qualche ora non più segreta. Diverse volte, negli ultimi mesi, il governatore ha annunciato di voler rivoluzionare la «macchina regionale». Carte alle mano, ecco come pensa di realizzare uno dei modelli che ha in mente.
Il ritorno dei Cda. Nonostante, con il referendum del 2012, i sardi abbiano votato per abolire quasi dovunque i consigli d’amministrazione alla Regione, sono dieci quelli riesumati dal centrodestra. Cinque di prima fascia: Area, che gestisce l’edilizia popolare, Forestas, l’Aspal, l’agenzia per il lavoro, l’Arst per i trasporti interni, e l’Enas, che si occupa dell’acqua grezza. Ogni consiglio d’amministrazione sarà composto da cinque persone, in gran parte nominate dalla Giunta, compreso il presidente. Poi ciascun ente o agenzia avrà un suo collegio dei sindaci (tre persone) e dove previsto il comitato tecnico-scientifico di supporto, oltre a un direttore generale a testa. Sono sempre cinque anche gli enti di seconda fascia rivoluzionati: le tre agenzie agricole, Agris, Laore e Argea, più l’Istituto superiore etnografico di Nuoro e Sardegna.it, che è il fornitore interno di software della Regione. In questo caso, i consiglieri d’amministrazione saranno tre, compreso il presidente, e saranno tutti nominati dalla Giunta. In più avranno il collegio dei sindaci e i rispettivi direttori generali. Nella riforma è prevista anche la riorganizzazione dell’Arpas, è l’agenzia per l’ambiente, che però non sarà governata dal consiglio d’amministrazione, ma da un super manager, almeno così pare.
La filosofia. Nella relazione che accompagna la delibera, il cambiamento radicale è motivato così: «Dal 2000 in poi – si legge – sono stati portati avanti diversi modelli di amministrazione che hanno complicato il sistema, stratificandolo, fino a generare confusione e contraddizioni nelle decisioni». Per proseguire: «La concentrazione di poteri nelle mani dell’amministratore unico ha provocato nella realtà l’assenza di un qualsiasi confronto fra la Regione e gli enti». Fino ad arrivare a questa conclusione: «È quindi necessaria una riforma organica degli enti al fine di garantire l’opportuno indirizzo e controllo politico, ma distaccato dalla gestione». Perché tutto questo dovrebbe essere necessario? Perché, ecco la risposta della Giunta, «saremo al più presto nelle condizioni di realizzare modelli più efficaci, efficienti ed armonici».
I costi. I presidenti degli enti di prima fascia (Area, Arst, Forestas, Aspal ed Enas) riceveranno al massimo lo stipendio – e quindi anche meno – di «un direttore generale della Regione con vent’anni d’anzianità aziendale». Il che vuol dire, stando a una stima, un imponibile lordo superiore di sicuro ai 100-110mila euro. I presidenti degli altri enti (Agris, Argea, Laore, Isre e Sardegna.it) invece avranno meno: l’80 per cento della busta paga di un direttore generale. Poi c’è per tuttgli enti il costo dell’ingaggio dei consiglieri d’amministrazione: sarà il 50 per cento dello stipendio del presidente di prima o seconda fascia. Ancora: ogni componente del collegio dei sindaci incasserà un compenso annuale che varierà dai 3.600 ai 3.100 euro. Infine, sarà intorno ai 100 euro il gettone di presenza per chi farà parte dei comitati tecnico-scientifici, oltre ai rimborsi spese. Però a questi calcoli Solinas ha replicato sempre così: «I consigli d’amministrazione costeranno meno di un amministratore unico». In futuro sarà la calcolatrice a dire chi ha ragione.
Scontro immediato. Appena il disegno di legge ha cominciato a circolare in Consiglio regionale, che fra qualche mese dovrà comunque discuterlo e votarlo, sì è scatenato un putiferio. Sono stati i 5 stelle Desirè Manca, Roberto Li Gioi, Michele Ciusa e Alessandro Solinas a denunciare «l’ennesimo tentativo arrogante del centrodestra di scatenare un’altra moltiplicazione smisurata dei posti messi in palio dalla Giunta, saranno oltre quaranta, destinati a chi dimostrerà di possedere una generica comprovata professionalità, così abbiamo letto, e che alla fine costerà ai sardi una montagna di soldi pubblici». Ai 5 stelle hanno replicato Dario Giagoni della Lega, «I consigli d’amministrazione non aumenteranno i costi, il resto della denuncia è solo cabaret, Angelo Cocciu di Forza Italia, «Guardino piuttosto agli sprechi dei loro ministri», e Nanni Lancioni del Psd’Az: «Il Movimento ha tirato su uno scandalo di plastica. I Cda garantiranno finalmente la collegialità nelle scelte, mettendo fine ai tempi bui dell’uomo solo al comando».
Il ritorno dei Cda. Nonostante, con il referendum del 2012, i sardi abbiano votato per abolire quasi dovunque i consigli d’amministrazione alla Regione, sono dieci quelli riesumati dal centrodestra. Cinque di prima fascia: Area, che gestisce l’edilizia popolare, Forestas, l’Aspal, l’agenzia per il lavoro, l’Arst per i trasporti interni, e l’Enas, che si occupa dell’acqua grezza. Ogni consiglio d’amministrazione sarà composto da cinque persone, in gran parte nominate dalla Giunta, compreso il presidente. Poi ciascun ente o agenzia avrà un suo collegio dei sindaci (tre persone) e dove previsto il comitato tecnico-scientifico di supporto, oltre a un direttore generale a testa. Sono sempre cinque anche gli enti di seconda fascia rivoluzionati: le tre agenzie agricole, Agris, Laore e Argea, più l’Istituto superiore etnografico di Nuoro e Sardegna.it, che è il fornitore interno di software della Regione. In questo caso, i consiglieri d’amministrazione saranno tre, compreso il presidente, e saranno tutti nominati dalla Giunta. In più avranno il collegio dei sindaci e i rispettivi direttori generali. Nella riforma è prevista anche la riorganizzazione dell’Arpas, è l’agenzia per l’ambiente, che però non sarà governata dal consiglio d’amministrazione, ma da un super manager, almeno così pare.
La filosofia. Nella relazione che accompagna la delibera, il cambiamento radicale è motivato così: «Dal 2000 in poi – si legge – sono stati portati avanti diversi modelli di amministrazione che hanno complicato il sistema, stratificandolo, fino a generare confusione e contraddizioni nelle decisioni». Per proseguire: «La concentrazione di poteri nelle mani dell’amministratore unico ha provocato nella realtà l’assenza di un qualsiasi confronto fra la Regione e gli enti». Fino ad arrivare a questa conclusione: «È quindi necessaria una riforma organica degli enti al fine di garantire l’opportuno indirizzo e controllo politico, ma distaccato dalla gestione». Perché tutto questo dovrebbe essere necessario? Perché, ecco la risposta della Giunta, «saremo al più presto nelle condizioni di realizzare modelli più efficaci, efficienti ed armonici».
I costi. I presidenti degli enti di prima fascia (Area, Arst, Forestas, Aspal ed Enas) riceveranno al massimo lo stipendio – e quindi anche meno – di «un direttore generale della Regione con vent’anni d’anzianità aziendale». Il che vuol dire, stando a una stima, un imponibile lordo superiore di sicuro ai 100-110mila euro. I presidenti degli altri enti (Agris, Argea, Laore, Isre e Sardegna.it) invece avranno meno: l’80 per cento della busta paga di un direttore generale. Poi c’è per tuttgli enti il costo dell’ingaggio dei consiglieri d’amministrazione: sarà il 50 per cento dello stipendio del presidente di prima o seconda fascia. Ancora: ogni componente del collegio dei sindaci incasserà un compenso annuale che varierà dai 3.600 ai 3.100 euro. Infine, sarà intorno ai 100 euro il gettone di presenza per chi farà parte dei comitati tecnico-scientifici, oltre ai rimborsi spese. Però a questi calcoli Solinas ha replicato sempre così: «I consigli d’amministrazione costeranno meno di un amministratore unico». In futuro sarà la calcolatrice a dire chi ha ragione.
Scontro immediato. Appena il disegno di legge ha cominciato a circolare in Consiglio regionale, che fra qualche mese dovrà comunque discuterlo e votarlo, sì è scatenato un putiferio. Sono stati i 5 stelle Desirè Manca, Roberto Li Gioi, Michele Ciusa e Alessandro Solinas a denunciare «l’ennesimo tentativo arrogante del centrodestra di scatenare un’altra moltiplicazione smisurata dei posti messi in palio dalla Giunta, saranno oltre quaranta, destinati a chi dimostrerà di possedere una generica comprovata professionalità, così abbiamo letto, e che alla fine costerà ai sardi una montagna di soldi pubblici». Ai 5 stelle hanno replicato Dario Giagoni della Lega, «I consigli d’amministrazione non aumenteranno i costi, il resto della denuncia è solo cabaret, Angelo Cocciu di Forza Italia, «Guardino piuttosto agli sprechi dei loro ministri», e Nanni Lancioni del Psd’Az: «Il Movimento ha tirato su uno scandalo di plastica. I Cda garantiranno finalmente la collegialità nelle scelte, mettendo fine ai tempi bui dell’uomo solo al comando».
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