Bancali, il boss Bagarella aggredisce un agente

Detenuto in regime di 41 Bis, doveva assistere a un processo in videoconferenza La protesta del sindacato Sappe: «Subito i taser per la polizia penitenziaria»

SASSARI. Alta tensione nel carcere di Bancali. Giovedì mattina il boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella - detenuto in regime di 41bis - ha aggredito e strattonato uno degli agenti del Gom (Gruppo operativo mobile) che lo stavano scortando dalla cella alla sala della videoconferenza dove avrebbe dovuto presenziare a distanza al processo sulla trattativa Stato-mafia in svolgimento alla corte d’Assise d’appello di Palermo. Sono stati attimi concitati, gli agenti speciali incaricati della vigilanza del boss non hanno riportato lesioni. La situazione è tornata subito alla normalità e alla fine Bagarella ha rinunciato a partecipare all’udienza a ed è stato riaccompagnato in cella nel reparto di massima sicurezza. Sull’episodio gli agenti hanno presentato un rapporto.

Nel processo di primo grado Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, figura nella lista dei condannati: 28 anni di reclusione. Non è escluso che l’episodio dell’altra mattina - al di là di quello che potrà emergere dagli accertamenti - come è già accaduto in altri casi, possa essere stato un modo per non partecipare al processo. Considerato che non si tratta di una vicenda qualunque ma della tanto discussa e controversa trattativa Stato-mafia, dove tra i condannati in primo grado figurano anche pezzi dello Stato.

L’episodio ha fatto salire ulteriormente la tensione nel carcere di Bancali, considerato di prima fascia, e dove da mesi mancano incredibilmente il direttore titolare e il comandante della polizia penitenziaria.

«É mai possibile che nessuno al ministero della Giustizia e al Dap – ha detto il segretario generale del Sappe Donato Capece – abbia pensato di introdurre anche per la polizia penitenziaria (per fronteggiare aggressioni fisiche) strumenti come quelli in uso a polizia di Stato e carabinieri, ossia la pistola taser?».

E a proposito dell’azione di Bagarella, è intervenuto il suo legale, l’avvocata Antonella Cuccureddu. «Non ho notizie dirette, ma è un fatto che non va interpretato come una protesta per il regime carcerario speciale cui è sottoposto da 25 anni. Deriva piuttosto da uno stato fisico gravemente compromesso che condiziona le sue condotte. Ho chiesto visite specialistiche ed esami strumentali che avrebbero consentito la formulazione di una diagnosi e la somministrazione delle relative terapie, ma a tutt'oggi, nonostante le rassicurazioni, non ho notizia che siano stati eseguiti».

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