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Droni, un aiuto dal cielo rende i campi più redditizi

Antonello Palmas
Droni, un aiuto dal cielo rende i campi più redditizi

Avviati i corsi per creare le figure degli operatori di velivoli telecomandati. Si risparmia monitorando i volumi delle piante, lo stress idrico e i parassiti

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SASSARI. La spinta allo sviluppo dell’agricoltura può arrivare da dove non ti aspetti: dal cielo. E non stiamo parlando solo della pioggia. L’utilizzo dei droni per l’agricoltura di precisione è un settore che in Sardegna è ancora pochissimo utilizzato ma che, se sapientemente introdotto, potrebbe portare alla soluzione di molti problemi legati all’agricoltura (aumento della redditività delle colture, efficienza nella lotta ai parassiti) e anche alla creazione di numerosi posti di lavoro. Non a caso la Regione ha attivato una serie di progetti, ad esempio il progetto sull’utilizzo del drone in agricoltura di precisione dei Salesiani del Cospes di Sassari o “Aerodron” col Distretto aerospaziale della Sardegna.

I vantaggi. «Nell’agricoltura di precisione possiamo individuare tre ambiti principali nei quali trovano utile applicazione gli aeromobili a pilotaggio remoto, o droni – dice l’ingegnere Paolo Fallavollita, di Oben, spin-off dell’università di Sassari, docente del corso organizzato da Cospes – : il telerilevamento nello spettro infrarosso per la valutazione dell’attività vegetativa e dello stress; la stima di volumi delle piante; e l’irrorazione aerea di fitofarmaci». L’esperto spiega che «i vantaggi stanno nella rapidità, tempestività e semplicità di intervento» e che è «sono utili specie in applicazioni che riguardano aree limitate e in cui interessa un livello elevato di dettaglio». A partecipare ai corsi sono per lo più agronomi.

Costi in calo. Il fattore limitante risiede nel fatto che, come per tutte le applicazioni di agricoltura di precisione, questa come altre tecnologie innovative è economicamente giustificabile solo quando il vantaggio sia maggiore del costo – spiega Fallavollita – Per questo motivo l’uso di droni in agricoltura si è sviluppato primariamente su colture di pregio a valore aggiunto relativamente alto, in particolare vigneti e oliveti, ma la progressiva riduzione in atto dei costi delle ispezioni aeree (e delle relative tecnologie) le rende sempre più interessanti in un campo più vasto di situazioni».

Radiazioni e algoritmi. Il principio delle tecniche di telerilevamento su coltura si basa sul fatto che la radiazione solare (luce bianca ovvero idealmente composta da tutte le frequenze dello spettro) colpisce la vegetazione, una parte di essa viene assorbita ed una parte riflessa. La parte di energia riflessa è quella che viene rilevata mediante appositi sensori che possono essere “tarati” su alcune frequenze. In base all’intensità della radiazione riflessa e captata su ciascuna frequenza, si possono adottare degli algoritmi che “pesano” i vari contributi su ciascuna frequenza e decidono in maniera automatica se quella pianta ha criticità o meno, se c’è carenza idrica e se la sintesi clorofilliana è attiva o meno. Addirittura sono utilizzabili tecniche di intelligenza artificiale con reti neurali che “apprendono” dagli errori e dalle elaborazioni precedenti.

Lotta alle malattie. «Storicamente il telerilevamento per indici di vegetazione si è sviluppato con dati ottenuti da satellite o aeroplano per aree vaste – dice Fallavollita – L’uso del drone risulta utile per applicazioni specifiche di dettaglio su aree contenute, per esempio per la valutazione dello stato di sviluppo di coltivazioni erbacee o di maturazione in vigne e frutteti, orientato all’ottimizzazione della raccolta. Altra applicazione di interesse riguarda l’individuazione di situazioni di stress che possono essere ricondotte a patologie e attacchi di parassiti. Per esempio. Inoltre tale tipo di rilievo può essere usato per ottimizzare la distribuzione di fertilizzanti o altri prodotti».

Stress idrico e volumi. «Con i rilievi nella banda dell’infrarosso termico – dice Fallavolita – è possibile effettuare una accurata valutazione dello stress idrico sulle colture. In situazioni di carenza di apporto idrico, le piante faticano a mantenere la normale termoregolazione, e la temperatura delle foglie aumenta fino a danneggiare la pianta. Le immagini così ottenute permettono di ottimizzare i sistemi di irrigazione, conducendo a risparmio d’acqua e a incremento della qualità del prodotto grazie all’apporto ottimale di acqua nelle varie fasi dello sviluppo». E poi la stima del volume delle piante: è utile in particolare nell’ambito della gestione forestale per la valutazione della provvigione legnosa e per applicazioni di ecologia forestale. Nella pratica colturale può essere utilizzata per ottimizzare l’irrorazione di prodotti. In particolare in viticoltura è possibile realizzare sistemi di irrorazione controllati da Gps che regolano la quantità di prodotti irrorati utilizzando mappe prodotte attraverso rilievi, che possono essere rapidamente eseguiti da drone.

Cambio culturale. Una mappa realizzata con queste tecniche rileva le zone di sofferenza della coltivazione evidenziando particolari difficili da notare in altro modo e con tale velocità e precisione, specie per quanto riguarda stress idrico e abbassamento dell’attività clorofilliana. «Sull’utilizzo di droni la Sardegna è in ritardo rispetto ad altre realtà come Lombardia e Veneto, dove è spesso routinario – dice l’esperto – mentre nell’isola è Bonifiche ferraresi nell’Oristanese ad aver compiuto i passi più lunghi. Occorre far capire all’agricoltore (per ora a quello non piccolo), il quale tende a seguire la tradizione, che c’è un abbattimento dei costi dovuti in particolare al risparmio sulla chimica. Invece preferisce esagerare col fitofarmaco. Bisogna far passare il messaggio per cui l’aumento dell’efficienza può rappresentare un reale punto di forza». E c’è anche chi pensa a “droni-pastore” per controllare il bestiame.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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