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Le guide turistiche: bene il “patentino” nazionale

Le guide turistiche: bene il “patentino” nazionale

L’associazione Gti: il tesserino regionale sarebbe stato un errore, i sardi lavorano anche nella penisola

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SASSARI. Dopo anni di attesa la Regione ha varato i patentini per le guide turistiche. Per l’esattezza 6.192 rilasciati tra guide turistiche, ambientali escursionistiche, turistiche sportive e direttori di agenzia di viaggio. Un tesserino che avrà valenza su tutto il territorio nazionale. Ciò che temeva Michela Mura, presidente dell’Argts, associazione regionale delle guide turistiche, che in una intervista alla Nuova ha espresso il timore che «la Sardegna venga invasa da accompagnatori con il patentino di altre regioni e il nostro lavoro diminuisca di conseguenza». Le sue parole non sono però piaciute ai rappresentanti di altre associazioni che operano in Sardegna. «Fa specie l'auspicio della presidente che nel tesserino non si faccia riferimento alla legge nazionale del 2013, che di fatto istituiva appunto le guide nazionali – commenta il direttivo di Gti, Guide turistiche italiane, presieduto da Simone Fiderigo Franci –. La legge è la stessa che permetterebbe ai colleghi sardi che oggi lavorano in Campania come nel Lazio o nel Veneto o in Puglia, di continuare a farlo senza problemi. Perché dei 6mila addetti, non tutti, va riconosciuto, operano nella sola Sardegna. La difesa a oltranza della territorialità non è produttiva ma limitante. Noi siamo per la guida nazionale, in presenza di un percorso di studi adeguato, con requisiti di accesso come il possesso della laurea almeno triennale in materie specifiche e l'aggiornamento professionale obbligatorio. È questo l'unico strumento per difendere la qualità della professione dall'improvvisazione». Anche i delegati regionali di Gti, Marcello Polastri, Roberto Copparoni e Concetta Pistolesi criticano la tesi della presidente Argts. «Le sue affermazioni non tengono conto della realtà, ovvero in una era in cui la globalizzazione è totale, più che trincerarsi su recinti pseudo ideologici che poi nei fatti sono steccati neocorporativi appare necessario confrontarsi e competere sui contenuti e sulle reali capacità dei professionisti. Non è giusto pensare che solo i sardi possano raccontare la propria isola. Oggi è giusto che tutti lo possano fare se ne hanno le competenze». Fortemente critica anche Cristina Ricci, la «guida numero 11 della Regione Sardegna, abilitata tramite concorso 30 anni or sono», che dal 2007 a Olbia organizza corsi per guide turistiche con l’Acit, l’associazione culturale italo-tedesca che presiede. «Moltissime guide sono passate da qui ed è una grande soddisfazione vederle lavorare. La soddisfazione è ancora più grande al pensiero che questi professionisti potranno esercitare le loro competenze a livello nazionale. Ci sono guide e guide. Quelle che decidono di “dormire nel loro letto”. Che dormano pure nel loro letto, ma non impediscano ad altri di esercitare il sacrosanto diritto alla mobilità, uno dei pilastri dell’Ue di cui facciamo parte». (al.pi.)

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