La Nuova Sardegna

Sei quintali di sabbia ritornano a Is Aruttas

di Piero Marongiu
Sei quintali di sabbia ritornano a Is Aruttas

Cabras, il quarzo rubato era stato recuperato nei bagagli dei turisti  Il sindaco Abis: «La Regione ci deve aiutare a contrastare questo fenomeno»

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CABRAS . Circa seicento chili di sabbia sottratta nelle spiagge del Sinis la scorsa estate ieri mattina sono stati restituiti all’ambiente in cui si sono formati e dal quale qualche incivile l’aveva portata via. Un fenomeno difficile da contrastare, e che riguarda, in gran parte, i bianchissimi chicchi di quarzo dalla spiaggia di Is Aruttas, meta di un altissimo numero di frequentatori, non tutti rispettosi dell’ambiente e della natura. Eppure i cartelli che indicano il divieto di asporto della sabbia, scritti in più lingue, ci sono. Molti però fanno finta di non averli visti, o di non capire quello che c’è scritto. L’estate 2019, grazie ai controlli effettuati ai varchi doganali degli aeroporti sardi, ben nascoste tra indumenti ed effetti personali, sono state rinvenute numerose bottiglie di plastica e sacchetti pieni dei magnifici e bianchissimi chicchi di quarzo sottratti a Is Aruttas. Altri sono emersi dai controlli effettuati dalle pattuglie della polizia stradale alle auto dei turisti che andavano verso le località di imbarco. Molti sfuggono ai controlli e tanti sono gli isolani che, dopo la giornata di mare, rientrano indisturbati alle località di provenienza. Il sindaco di Cabras Andrea Abis, presentando le azioni di prevenzione programmate per l’estate prossima, ha evidenziato il lavoro svolto nel recupero della sabbia. «I fenomeni da contrastare sono due – ha detto Abis –: quello della sottrazione della sabbia e quello del trasporto passivo negli indumenti, nei teli da mare e negli ombrelloni. Secondo gli esperti, ogni anno, in quel modo vengono asportati diversi metri cubi di sabbia». Il Comune è pronto a fare la sua parte per tutelare il litorale, ma per poter fronteggiare efficacemente il problema chiede l’aiuto finanziario alla Regione. Sono previsti controlli nelle spiagge, attivato il numero verde per segnalare comportamenti illeciti, riproposti e potenziati i volontari “Guardiani della sabbia”, posizionati i dispositivi che permetteranno di ripulirsi della sabbia prima di lasciare la spiaggia. Ma per attivarli occorrono fondi che il Comune non ha, e che chiede urgentemente alla Regione per far partire la macchina della prevenzione in tempi brevi. Franco Murru, dell’associazione “Sardegna Rubata e depredata”, ha messo l’accento sulla necessità di svolgere un’azione di informazione capillare a livello regionale: «Il problema non riguarda soltanto il furto della sabbia – ha detto –, ma anche altro materiale». Tiziana Pinna, comandante provinciale della Forestale, ricorda che è sempre attivo il numero di emergenza ambientale 1515. «Fino a qualche tempo fa il reato di furto si contemplava in presenza di sottrazione di grandi quantità – ha spiegato Pinna –, adesso possiamo comminare le sanzioni amministrative, ma non sempre sono efficaci». Pina Careddu è una Guardina della sabbia: «Se noto qualcuno che cerca di portare via la sabbia, non esito a intervenire e a chiedere che il maltolto venga rimesso al suo posto». «I chicchi di quarzo formano una spiaggia fossile – ha spiegato il direttore dell’Area marina protetta, Massimo Marras – il cui processo di genesi, iniziato milioni di anni fa, non è più ripetibile. Tutto quello che viene portato via, è perso per sempre». I controlli spetteranno alla polizia locale, ai barracelli e ai volontari che intendono far parte del servizio Guardiani della sabbia.

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