Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Macomer, nella città militarizzata nessuno vuole più il Cpr

Malumore a tre settimane dall’apertura. La denuncia: migranti maltrattati

INVIATO A MACOMER. A tre settimane dall’apertura a lunga rinviata, al Cpr – il Centro per rimpatri di Macomer – sono cominciati i problemi tipici di questo tipo di strutture (otto in tutta Italia) e la sua presenza in città sta diventando ingombrante. I medici del 118 sono già intervenuti in più occasioni per casi di autolesionismo, avvocati e associazioni denunciano le condizioni dei migranti (il loro status giuridico è “trattenuti”) in assenza dei più elementari diritti. Ci sono posti di blocco di polizia e carabinieri a tutte le ore e ovunque, non solo in prossimità del Cpr che si trova nella zona industriale di Bonutrau, a un paio di chilometri dal centro. La città è militarizzata, sostengono in coro i cittadini, e detto dai macomeresi fa un certo effetto, visto che con le stellette hanno familiarità sin da bambini: alla caserma Bechi Luserna attualmente c’è un intero reggimento, ma in passato migliaia di giovani hanno soggiornato al Car, il centro di addestramento reclute, sino a quando la leva era obbligatoria.

Recluso anche il sindaco. Per uno strano gioco del destino e una nemesi implacabile, il principale sostenitore dell’apertura a Macomer di un Centro per il rimpatrio – che per alcuni sono semplici luoghi di smistamento, per altri carceri dove vengono trattenute ai limiti della legalità persone che non devono rispondere di reati penali – da quasi cinque mesi è a sua volta agli arresti domiciliari. Antonio Succu, al suo secondo mandato consecutivo, è il sindaco che si è battuto per trasformare l’ex carcere di Macomer, chiuso da sei anni, in un Cpr. Lo ha fatto, dice l’opposizione, senza discuterne in consiglio, informando i cittadini ad accordi raggiunti, portando il tema al voto dell’assemblea quando bastava l’ok della giunta, visto che il sì al Cpr è passato con i voti della sola maggioranza dopo che gli altri consiglieri hanno abbandonato l’aula.

“Nessun problema di ordine pubblico”, “Occasione di sviluppo per la città”, aveva annunciato nel 2017 il sindaco del Partito dei sardi accogliendo a braccia aperte l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. Accadeva subito dopo che il suo collega di Iglesias, Emilio Gariazzo, del partito democratico come il ministro e l’allora presidente della Regione, aveva risposto all’offerta con un secco no. I cittadini di Macomer evidentemente hanno creduto alle promesse del loro sindaco, visto che lo hanno confermato alle elezioni del 2018. Un anno dopo, nell’ottobre 2019, Succu è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta su concorsi truccati alla Azienda sanitaria di Oristano, in un’indagine che non esclude ricadute elettorali, per così dire, grazie ai favori dispensati. È ancora recluso nella sua casa in via Don Milani: il prefetto lo ha sospeso dalla carica ma lui non si è dimesso, generando così una sostanziale impasse al Comune di Macomer (benché sostituito pro tempore dalla vice sindaca Rossana Ledda) e all’Unione dei Comuni del Marghine, dov’è presidente.

Cinquanta “trattenuti”. Tutto ciò accade al di fuori dell’ex carcere di Macomer, che negli ultimi anni di vita aveva ospitato presunti terroristi dell’Isis. Ma dentro che succede? In mancanza di notizie ufficiali, ci si può solo affidare a ciò che trapela dall’interno o da quanti a vario titolo si occupano della struttura. I “trattenuti”, anzitutto: attualmente sono attorno ai cinquanta, ma il loro numero cambia di giorno in giorno, sono perlopiù originari dell’area subsahariana e arrivano a Macomer dalla penisola. Nella maggioranza dei casi sono persone che non hanno ottenuto lo status di rifugiati o sono appena uscite dal carcere per piccoli reati, perdendo così il diritto di restare in Italia. Verranno rispediti nelle nazioni di provenienza, quali che siano le ragioni, spesso drammatiche, che li avevano spinti a lasciarle. Entro 180 giorni saranno rimpatriati.

Forze dell’ordine. Sono un centinaio invece gli uomini distaccati per il Cpr, divisi equamente tra esercito italiano, carabinieri, polizia e guardia di finanza. A questi ultimi due corpi dello Stato è affidata la sicurezza interna, gli altri si occupano di presidiare l’esterno e attuare posti di blocco. Tutto questo personale alloggia in quattro alberghi, due a Macomer e due a Bosa, che sono ora al completo. Sempre a Macomer ci sono cinque ristoranti convenzionati. Saranno queste le famose ricadute promesse dal sindaco? Maurizio Cossu, consigliere M5s all’opposizione, fa notare che si parla di soldi dello Stato e dunque escono dalle tasche dei contribuenti. I nuovi posti di lavoro, insomma, non si vedono. In città si parla poi di una quindicina di appartamenti affittati a non meglio precisate figure “in borghese”, con tutta probabilità personale della Ors, la società italo svizzera che ha in appalto la gestione della struttura per 570mila euro l’anno.

Fantasmi della burocrazia. Un’altra contropartita annunciata da Succu, la riapertura della caserma della guardia di finanza, è probabilmente svanita. E ancora per un caso del destino, il sindaco è finito agli arresti proprio per un’inchiesta della finanza. La caserma che ospitava i militari è l’ennesimo edificio fantasma a Macomer, cittadina ora sotto i diecimila abitanti che ha sempre guardato con fare un po’ aristocratico ai paesi del centro Sardegna e oggi sembra un monumento a se stessa: vuoto o quasi il palazzo del tribunale, che ospita l’agenzia delle entrate e il giudice di pace, chiuso il vicino consorzio agrario, e un mare di edifici che facevano capo all’esercito o alle ferrovie (ai bei tempi queste ultime garantivano 800 buste paga). Per non parlare delle attività commerciali che un tempo rendevano florida la laboriosa Macomer, da Locci per le auto a Vinci per gli alimentari. Le ampie sedi abbandonate di edifici pubblici e privati (il gigantismo è una caratteristica locale: le caserme di polizia e carabinieri non sfigurerebbero in una grande città) compongono oggi un itinerario archeologico della burocrazia .

Le denunce. Poi c’è l’aspetto umanitario. L’avvocata Rosaria Manconi, presidente della Camera penale di Oristano, ha denunciato la situazione di estremo disagio dei migranti; il collega Riccardo Uda, ex sindaco di Macomer, dichiara la sostanziale violazione dei diritti più elementari di ciascuno davanti alla legge, e così l’ex candidata sindaco Maria Luisa Muzzu. E all’interno del Cpr c’è chi non ce la fa più. La scorsa settimana un detenuto ha tentato di impiccarsi, un altro si è provocato gravi ferite, e non sarebbero mancati scontri tra etnie diverse. Anche a Macomer come altrove il Cpr è diventato una mina innescata.