La Nuova Sardegna

Discesa lenta, non è il momento di riaprire

di Enrica Battifoglia
Discesa lenta, non è il momento di riaprire

Per gli esperti è opportuno temporeggiare. Locatelli: «Cautela per evitare una seconda epidemia»

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ROMA. È una lunga discesa, quella della curva dell'epidemia di Covid-19 in Italia: gli ultimi dati mostrano un lieve aumento dei malati e dei decessi, mentre si riducono i ricoveri e i pazienti nelle strutture di terapia intensiva. Numeri che potrebbero dipendere da fluttuazioni, ma indicano con chiarezza che «siamo in una situazione che migliora molto lentamente», ha osservato il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma. «Non si vede una decrescita drammaticamente marcata - ha osservato - e il fatto che si continuino a registrare nuovi casi positivi dipende dal fatto che ci sono molte persone positive non trovate finora». Inoltre «continuiamo a vedere casi gravi, come sapevamo che sarebbe accaduto sulla base dell'esperienza della Cina». A livello delle singole regioni si conferma un quadro disomogeneo, con una leggera crescita in Lombardia. «Le buone notizie sono che non si vedono esplosioni di nuovi focolai e che il Sud tiene», ha aggiunto l'esperto. Certamente, ha aggiunto, «i dati di oggi fanno pensare». La preoccupazione riguarda la fase 2 e la sua organizzazione: «Il problema è come si riaprirà perché - ha osservato Marinari - se tutto torna come era tre mesi fa, nel giro di pochi giorni potremmo essere al collasso». Certamente «è impensabile non riaprire niente, ma è necessario mettere molta energia nell'organizzare la fase 2, trovando il modo più opportuno. Bisognerà riaprire con molta attenzione, continuare a tenere le distanze e organizzarsi in modo da poter intervenire rapidamente in caso di focolai». Le misure hanno dato i loro risultati positivi, tanto che un modello statistico indica che i nuovi casi di infezione da SarsCoV2 in Italia potrebbero ridursi a zero dopo il 16 maggio. La stima, pubblicata sul sito MedRxiv, si basa sui dati del 27 marzo e «sulle attuali misure di contenimento: basta una Pasquetta fuori porta e non vale più», hanno osservato gli esperti di statistica Livio Fenga, dell'Istat, e Carlo Del Castello, della società di ricerche di mercato Kantar, che hanno condotto la ricerca a titolo personale. La cautela è d'obbligo ed «è essenziale rispettare le misure a Pasqua e Pasquetta», ha osservato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css), Franco Locatelli, per il quale «tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata» dell'epidemia.

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