Coronavirus, l’Ersu vieta di rientrare nelle case dello studente di Cagliari
Sino all’adozione dei protocolli di sicurezza. Residenti infuriati: paghiamo la loro incapacità
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CAGLIARI. I residenti delle Case dello studente di Cagliari sono i agitazione dopo che l’Ersu ha comunicato loro il divieto – fino a data da destinarsi – di far rientro ai propri alloggi dopo il periodo di lockdown trascorso in famiglia. Divieto – spiegano – che rimarrà valido sino a nuove comunicazioni da parte dell’ente e sarà condizionato all’adozione di “idonei protocolli” di sicurezza. «In particolare per quelli che da marzo hanno scelto di lasciare temporaneamente gli alloggi, si avvia così un periodo di totale incertezza – dicono gli studenti in una nota – e oggi si trovano di fatto sfrattati, rischiando così di veder calpestato il proprio diritto allo studio, già fortemente compromesso da questa emergenza. Ma il sospetto è che le strutture gestite dall’ente non siano affatto in grado di garantire il rispetto delle normative anti-Covid».
Gli studenti affermano di non poter «pagare il prezzo dell’inadeguatezza delle strutture, dell’incapacità dell’ente di metterle a norma in tempi utili, né possono veder barattati in questo modo i propri diritti allo studio e all’abitazione». Scrivono di pretendere dall’Ersu risposte chiare e trasparenti sui tempi e sulle possibilità reali di rientro e di essere «pronti a mobilitarsi per chiedere il rimborso totale di tutte le rette già pagate, per tutto il periodo nel quale non hanno potuto e non potranno accedere ai propri alloggi (aspetto di cui non si fa menzione nella comunicazione), con l’ovvia garanzia di poter recuperare personalmente e agevolmente i propri effetti, e per veder garantito concretamente il pieno diritto allo studio». Questo accade – sottolineano – proprio in un periodo in cui l'emergenza sanitaria ha messo in ginocchio lavoratori e persone di qualsivoglia categoria, impedendo loro di pagare affitti, mutui e beni di prima necessità, e quindi anche molte famiglie di fuori sede.
Gli studenti affermano di non poter «pagare il prezzo dell’inadeguatezza delle strutture, dell’incapacità dell’ente di metterle a norma in tempi utili, né possono veder barattati in questo modo i propri diritti allo studio e all’abitazione». Scrivono di pretendere dall’Ersu risposte chiare e trasparenti sui tempi e sulle possibilità reali di rientro e di essere «pronti a mobilitarsi per chiedere il rimborso totale di tutte le rette già pagate, per tutto il periodo nel quale non hanno potuto e non potranno accedere ai propri alloggi (aspetto di cui non si fa menzione nella comunicazione), con l’ovvia garanzia di poter recuperare personalmente e agevolmente i propri effetti, e per veder garantito concretamente il pieno diritto allo studio». Questo accade – sottolineano – proprio in un periodo in cui l'emergenza sanitaria ha messo in ginocchio lavoratori e persone di qualsivoglia categoria, impedendo loro di pagare affitti, mutui e beni di prima necessità, e quindi anche molte famiglie di fuori sede.
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