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L’indice Rt preoccupa sindaci e partiti

L’indice Rt preoccupa sindaci e partiti

Dal calcolo dipenderanno le decisioni nei Comuni. Scettici Progressisti e Truzzu

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CAGLIARI. Fra due giorni i sindaci avranno a che fare con un’altra formula statistica, l’Rt, e sono molto preoccupati, se non spaventati, per la responsabilità che è stata scaricata sulle loro spalle dalla Regione. Cos’è, innanzitutto, l’Rt? È il calcolo, a tavolino, dell’indice giornaliero di contagio del coronavirus in un luogo dove sono in vigore da settimane tutte le necessarie misure sanitarie, dalle mascherine al distanziamento sociale, per spezzare la catena Covid-19. Perché sarà importante conoscere, giorno per giorno, l’Rt di ogni Comune? Perché, com’è scritto nell’ordinanza numero 20 della Regione, sarà proprio sulla base di questo indice che i sindaci – dall’11 maggio in poi – potranno decidere se far riaprire o meno i negozi gestiti da parrucchieri, barbieri, estetiste, tatuatori, ma anche quelli di abbigliamento, scarpe, profumi e gioielli. Se quel valore sarà sopra 0,5, cioè ogni nuovo caso positivo rischia d’infettare meno di una persona, non ci sarà il via libera, se invece risulterà inferiore le serrande potranno essere ritirate su. L’Associazione dei Comuni ha contestato da subito questa delega scaricata sui sindaci: «Ancora una volta ci sbattono in prima linea e come sempre a mani nude. Chi ci fornirà quel valore?», è stato il tono della protesta.

La Regione ha replicato che dall’8 maggio, cioè con tre giorni d’anticipo sull’ipotetico via libera dell’11, l’assessorato alla sanità comunicherà l’Rt ai Comuni, per permettere ai sindaci di prendere dimestichezza con il nuovo e quindi decidere in piena serenità e consapevolezza. Ma per il capogruppo dei Progressisti in Consiglio regionale, Francesco Agus, il meccanismo annunciato sarà un flop. «L’indice Rt – scrive – è difficile da calcolare senza avere a disposizione un gran numero di casi analizzati e non è il caso della Sardegna. Quindi lo stesso indice rischia di essere totalmente inutilizzabile per uno scopo come quello previsto dall’ordinanza. Perché sarebbe come pretendere di utilizzare come parametro per concedere un aiuto economico l’andamento dell’inflazione calcolato quotidianamente Comune per Comune. Una follia». Ma non è solo l’opposizione ad aver sollevato critiche al metodo scelto dalla Regione. Anche il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, che fa parte del centrodestra, ha sollevato diverse perplessità. «L’11 maggio – scrive – vorrei riaprire quante più attività commerciali possibili. Ma per farlo devo anche essere sicuro di non scivolare dalla padella alla brace. Devo, quindi, avere la ragionevole probabilità di non mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Quindi le condizioni dovranno essere tre: l'indice di contagio non dovrà arrivare venerdì 8 maggio, ma essere disponibile almeno da mercoledì, perché per organizzare una città serve tempo. Secondo, oltre all’indice di contagio comunale, sarà indispensabile avere a disposizione anche quello del territorio di riferimento visto che dal 4 sono possibili gli spostamenti fra Comuni. Terzo, dovrò essere messo al corrente anche del l'evoluzione del contagio degli ultimi 15 giorni per avere un quadro chiaro e dettagliato. Perché noi sindaci vogliamo sì riaprire, ma con un minimo di certezze». (ua)



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