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«No a processi senza cronisti, è incostituzionale»

«No a processi senza cronisti, è incostituzionale»

I tribunali riaprono: Osservatorio giustizia, Ordine e Assostampa contestano le udienze a porte chiuse

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CAGLIARI. «Non c’è giusto processo senza libertà di informazione giudiziaria»: lo sostiene l’Osservatorio per la giustizia (Opg) in una nota firmata dal presidente Patrizio Rovelli in cui viene contestato il provvedimento firmato dal presidente del tribunale di Cagliari Mauro Grandesso e dagli altri dirigenti dei tribunali sardi in base al quale le udienze penali dibattimentali programmate da oggi al 31 luglio dovranno svolgersi a porte chiuse per prevenire il contagio da Covid-19. Non è prevista alcuna eccezione, neppure per i cronisti, che dovranno restare fuori sia dai processi previsti col rito tradizionale, sia da quelli che verranno celebrati in via telematica. Ed è su questo punto che l’Odg si mostra in aperto disaccordo coi vertici della magistratura isolana e annuncia una questione che verrà sollevata formalmente stamattina all’apertura di uno dei dibattimenti in programma: «L’attuale disciplina che stabilisce, per garantire la salute dei cittadini, la possibilità di negare il diritto della stampa di presenziare alle udienze penali - è scritto in una nota - contrasta con l’articolo 21 della Costituzione e coi principii del giusto processo. Non è costituzionalmente legittimo ammettere che dipenda da una decisione discrezionale del giudice consentire o meno che la stampa, dotata di tutti i dispositivi sanitari individuali necessari, possa assistere ai dibattimenti penali». Per l’Odg «la libertà di informazione non è una concessione ma un diritto fondamentale, che assicura la democraticità dell’amministrazione della giustizia. I palazzi di giustizia - si chiude la nota - non possono diventare fortezze escludenti avvolte dal segreto ma devono continuare a rappresentare il baluardo dello Stato costituzionale di diritto».

Hanno preso posizione anche l’Ordine dei giornalisti della Sardegna e l’Associazione della Stampa sarda con una nota firmata dai presidenti Francesco Birocchi e Celestino Tabasso indirizzata ai vertici di tutti i tribunali sardi: «Appare doveroso - è scritto - rappresentare l’esigenza che i giornalisti, nell’osservanza degli obblighi di distanziamento sociale e di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, siano ammessi ad assistere alla celebrazione dei processi. Questo per garantire, contemperandoli con la cautela imposta dalla situazione sanitaria generale, elementi di rilevanza costituzionale quali la pubblicità del processo e la libertà di informazione». Ordine e Assostampa proseguono: «In subordine può essere utile segnalare l’ipotesi di consentire ai giornalisti, tramite indirizzo telematico da segnalarsi alle testate, di seguire in diretta streaming le udienze, come già accade per le sedute dei consigli comunali, così da evitare che l’amministrazione della giustizia sia pubblica, quasi pubblica o segreta a seconda dell’orientamento prevalente nei diversi circondari».

L’esclusione della stampa dalle udienze pubbliche è ancorata all’articolo 472 del codice di procedura penale, che al terzo comma la prevede «quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene» e quando è necessaria la «salvaguardia della sicurezza di testimoni e imputati». All’articolo successivo però il codice prevede la possibilità per il giudice di «consentire la presenza dei giornalisti» anche nei casi previsti dall’articolo 472. (m.l)

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