Cisl: «La Regione deve fare di più»
Il sindacato sollecita il rilancio con l’adozione di una politica economica diversa
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SASSARI. Nella strada per il rilancio immaginata dalla Cisl non possono mancare tre punti fondamentali: la tutela della salute e la sicurezza al lavoro, il rafforzamento del sistema socio-sanitario e le attrezzature indispensabili alle funzioni di tutti gli operatori, il finanziamento di Stato e Regione degli interventi necessari a far ripartire l’economia, a tutela delle persone e dei settori più colpiti dall’emergenza sanitaria e dal blocco delle attività. Il segretario regionale, Gavino Carta, entra nel dettaglio: «Alla Regione chiediamo interventi che raggiungano subito lavoratori, famiglie, imprese. È indispensabile una nuova manovra finanziaria e di bilancio riorientata sul rilancio dell’economia e del lavoro. Subito un’accelerazione della spesa regionale su tutti i capitoli dei fondi europei e l’immediato pagamento dei crediti delle società. Sarà necessario affrontare la recessione e l’emergenza sanitaria e produttiva con una nuova manovra di dimensione e indirizzi straordinari e con nuovi investimenti che dovrà avere una scansione pluriennale ed essere collocata in vista del 2021 nel prossimo Documento Economico e Finanziario. In questa programmazione è fondamentale il finanziamento delle infrastrutture e dell’innovazione tecnologica e digitale, il rafforzamento della rete dei servizi pubblici, il miglioramento degli organici del sistema socio-sanitario a cui deve seguire l’istituzione di un Fondo annuale e pluriennale per la formazione professionale, la digitalizzazione del sistema e l’aggiornamento del personale insieme al rafforzamento dell’informatica nelle scuole». Su fondi e spese, la Cisl è chiara: «La Regione deve reperire nuove risorse finanziarie e rinegoziare con il Governo la copertura della spesa sanitaria, del trasporto pubblicoe della continuità territoriale. Il ricorso alla Banca Europea degli Investimenti, come previsto dalla Giunta regionale, è pur sempre un indebitamento che non risolve i problemi delle imprese, meglio la contrazione di mutui per investimenti, l’avallo per il superamento del pareggio di bilancio, e dunque la scelta di operare in disavanzo, il via libera dello Stato per mutui da utilizzare per la spesa corrente». Lo sviluppo, invece, parte da “l’abbattimento delle diseconomie del processo produttivo e dall’intervento sui costi dell’energia, sui trasporti, sul sistema delle reti». Anche l’assetto istituzionale deve cambiare con “un ruolo diverso della Regione che deve trasferire risorse e poteri ai Comuni, ma anche investire sul sapere, sulla tecnica e sulla cultura, attraverso la filiera della scuola, della formazione professionale. E una regia unitaria con parti sociali, imprenditori ed enti locali”.
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