Niente regali dal nord Europa
di Chiara De Felice
No al sostegno a fondo perduto. Austria, Olanda, Svezia e Danimarca offrono un prestito
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ROMA. È durata 48 ore la rivoluzione immaginata da Francia e Germania, con l'Unione europea che si indebita per finanziare a fondo perduto i Paesi più colpiti dalla crisi. Alla proposta che aveva fatto sperare Italia e Spagna ne arriva subito un'altra, di segno esattamente opposto: prestiti in cambio di riforme è quanto è disposto ad offrire il fronte del Nord, cioè Austria, Olanda, Svezia e Danimarca. Potrebbe essere una questione di tattica: si parte da due estremità per poi arrivare a un compromesso nel vertice di giugno. Nel mezzo, però, c'è la proposta che la Commissione Ue deve mettere sul tavolo mercoledì prossimo e che dovrà fare una sintesi di entrambe le posizioni. Scontentando chi, come Conte, riteneva già la proposta franco-tedesca soltanto un «passo coraggioso» ma niente di più. Il premier ha proseguito il suo pressing in Europa per ottenere il massimo dal piano di rilancio che nascerà nelle prossime settimane. E ha incoraggiato la presidente Ursula von der Leyen a presentare un Recovery fund «ambizioso e all'altezza delle sfide», perché se la proposta di Francia e Germania è un «passo significativo», se vogliamo superare questa crisi insieme «è necessario fare molto di più». Secondo il premier, infatti, nemmeno i 500 miliardi di euro di sovvenzioni proposti da Parigi e Berlino sono all'altezza delle stime fatte dalle istituzioni per mantenere a galla l'economia. Conte si rivolge direttamente ai Paesi del Nord, criticandone la posizione che riflette «l'incapacità di comprendere le sfide storiche che affrontiamo». Ma Austria, Olanda, Svezia e Danimarca non accettano di sedersi al tavolo del negoziato con una proposta sbilanciata verso il Sud. Per questo lavorano ad un piano da consegnare a von der Leyen nei prossimi giorni, che chiarisca di nuovo i paletti. Primo: no a sovvenzioni, sì a prestiti. «Vogliamo essere solidali con gli Stati colpiti duramente dalla crisi, ma riteniamo che la strada giusta siano mutui e non contributi. È legittimo che due grandi Stati facciano una proposta, la decisione però va presa da tutti gli Stati membri dell'Ue», ha detto il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, «stupito» della proposta Merkel-Macron. Il suo commento riporta alla luce l'ostacolo maggiore del negoziato sul Recovery plan: serve l'unanimità, anche le resistenze di un blocco minoritario, e di peso economico relativo, possono impedire ogni progresso. Il premier olandese Rutte fissa il secondo paletto: riforme in cambio di prestiti. «Se si richiede un aiuto, è necessario attuare riforme di vasta portata in modo da poter essere autosufficienti la prossima volta», ha detto, perché bisognerebbe chiedersi come mai «i Paesi del Sud non sono in grado di investire nell'economia come noi». Rutte ha chiarito che per aiuto si intende comunque prestiti e non sovvenzioni. Il «chiaro legame con le riforme» è già stato integrato nella proposta a cui lavora Bruxelles, spiega il vicepresidente Valdis Dombrovskis. Intanto nelle raccomandazioni di ieri la Commissione ha promosso i conti di tutti, nonostante l'esplosione di deficit e debiti. Ma se ne riparlerà quando il Patto di Stabilità tornerà in vigore.
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