La Nuova Sardegna

Il sistema turismo ora è a rischio collasso

di Luca Rojch
Il sistema turismo ora è a rischio collasso

Troppe incertezze sulle regole e aeroporti chiusi. La stagione cola a picco

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SASSARI. Immobile e inanimata, come in un museo della depressione. La Sardegna da mare non esiste e la sua stagione turistica resta ancora un atto di fede. La pandemia ha disintegrato l’economia delle vacanze, l’unica che nella sua frammentazione continua a crescere. Il suo peso sul pil dell’isola vale più del 20 per cento, ma con l’indotto e il sommerso il suo valore diventa ancora maggiore. Anche se questo è quasi un dato da contrabbando, perché nessuno in realtà è mai riuscito a capire quale sia il reale peso del turismo nell’economia reale della regione.

Ma ci sono alcune covid-certezze. A maggio, quando di solito la fabbrica delle vacanze gira a già a pieno regime, è tutto fermo. Spiagge semideserte, hotel sprangati, porti e aeroporti sigillati. Non è solo l’incertezza, la mancanza di regole certe a fermare l’esercito dei vacanzieri. È la condizione psicologica di una nazione in quarantena che ha quasi cancellato l’idea delle vacanze. Nessuno va più neanche sui motori di ricerca per sognare l’estate in Sardegna.

E gli effetti di una stagione ancora non iniziata sono tangibili. Sono stati assunti 40mila stagionali in meno, per ora. Ma il dato è destinato a crescere. È stato fatto anche un primo calcolo di quanto sarà l’impatto della minore spesa turistica nell’isola. Si parla di 1,5 miliardi di euro. Ma le cifre sono ottimistiche e per ora si riferiscono alla parte meno ricca della stagione delle vacanze. Perché luglio e agosto restano i mesi in cui l’industria turistica registra il grosso del suo fatturato. E anche su questi mesi resta un’incognita enorme. La Regione tenta la via della normalizzazione con il via ai voli nazionali dal 15 giugno e agli internazionali dal 25. Ma c’è un altro aspetto che appartiene più alla sfera del percepito che a quella del reale. Come i turisti vedono la Sardegna e come vedono la loro idea di vacanza.

L’assessore regionale al Turismo Gianni Chessa ripete il suo mantra: «La Sardegna è un’isola sicura e bellissima in cui si arriva sani e si riparte ancora più sani». Sembra un disco rotto, ma lavora sull’aspetto emotivo.

A chi di lavoro vende la Sardegna da vacanza non basta. Più che voucher e bonus invocano una campagna di promozione nei Paesi stranieri e nelle aree dell’Italia da cui arrivano i turisti. Perché l’angoscia maggiore per chi vive di turismo è investire risorse in una stagione che si preannuncia in perdita e non vedere arrivare i vacanzieri.

A fine maggio si pensa a come sarà il turismo di luglio, ma non si è ancora capito quali sono i protocolli che la Regione vuole adottare. Da una parte cerca di vendere un’immagine della Sardegna covid-free, una specie di oasi antivirus in cui nessun agente patogeno può entrare. Dall’altra parla di patentino sanitario per chiunque voglia entrare in Sardegna. Ma in realtà non è chiaro neanche quale procedura sarà adottata per chi arrivi nei porti o negli aeroporti. Fonti informali parlano di un costo di 35 milioni di euro per riuscire a fare i tamponi ai 2,5 milioni di turisti che la Regione punta a portare in Sardegna in quel che resta della stagione turistica. In questo quadro di profonda incertezza l’estate nell’isola rischia di trasformarsi in un enorme flop. I grandi gruppi dell’accoglienza sperano di arrivare al 50 per cento delle presenze del 2019, ma si accontenterebbero anche di meno. E tutti guardano da agosto in poi come un periodo in cui riuscire a compensare il vuoto di questi mesi.

Ma serve un’analisi critica dei flussi e di quale modello di sviluppo turistico si vuole proporre. Se si guardano i dati delle presenze gli stranieri hanno superato gli italiani. Ma non si capisce se in questo 2020 gli stranieri potranno arrivare in Sardegna e da quando. Si parla di una riapertura ai voli internazionali il 25 giugno. Ma è tutto da capire se ci saranno i voli e se ci saranno i turisti dentro quegli aerei. L’altro aspetto riguarda il mercato interno. Il primo è quello lombardo. E proprio la Lombardia è l’epicentro del virus.

Mentre il governatore Solinas ipotizza di abbinare test della saliva al tracciamento con le app per fare della Sardegna un’isola Covid free. Un’operazione complicata, anche perché la riapertura di porti e aeroporti non può più essere rimandata, pena il collasso del sistema economico dell’isola.

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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