La Nuova Sardegna

Solinas non molla la presa: no all’accesso senza test

di Silvia Sanna
Solinas non molla la presa: no all’accesso senza test

Il governatore: il certificato è previsto anche nel calcio e sui set cinematografici

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SASSARI. Imperturbabile ripete il suo mantra: «Vogliamo proteggere i sardi e i turisti, per questo chiediamo un certificato di negatività al Covid-19». Non un passaporto sanitario «su cui è stata innescata una polemica che noi non volevamo fare», ma un più semplice filtro «che non dà patenti di immunità ma garantisce almeno un certo margine di sicurezza». Così risponde il governatore Christian Solinas alla giornalista Lucia Annunziata che in diretta su Rai alla trasmissione “Mezzora in più” gli chiede: «Presidente, lei sa di essere diventato il simbolo del malcontento delle regioni del Sud?». Solinas, in collegamento da Cagliari, sorride e confessa – come fa da diversi giorni – lo stupore per l’enorme scalpore suscitato dalla richiesta del certificato per chi arriva in Sardegna, ribadita a tre giorni dal liberi tutti – il 3 giugno – annunciato dal governo: «Una richiesta che nasce con l’obiettivo di limitare l’eventuale nuova diffusione del virus e garantire a tutti una vacanza più serena. Come: con un esame – fatto entro cinque giorni dalla partenza – che attesti la negatività. Niente di straordinario ma al contrario assolutamente fattibile – aggiunge Solinas –. Si tratta dello stesso protocollo che si sta applicando in vista della ripresa del campionato di calcio di Serie A, nella Bundesliga anche sui set cinematografici». Insomma, Solinas sui test d’ingresso non molla. E non lo fa neanche dopo le parole forti pronunciate da Alberto Zangrillo, primario e direttore della terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano: «Dal punto di vista clinico il virus non esiste più. I tamponi degli ultimi 10 giorni hanno una carica virale infinitesimale rispetto a quelli eseguiti un mese fa. Ma nonostante questo c’è chi continua a terrorizzare il Paese».

Solinas vs Zangrillo. Il primario è un fiume in piena, la Annunziata lo interrompe un attimo per dire: «Professore, sta dicendo frasi molto forti», e lui va avanti: «Le firmo». E poi spiega: «Lo dicono l'Università vita-salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo e direttore dell'Istituto di virologia professor Clementi, lo dice assieme alla Emory University di Atlanta, il professor Silvestri: il virus non c’è più dal punto di vista clinico». E poi: «Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero, che hanno valore zero: siamo passati da Borrelli, da Brusaferro, al presidente del Consiglio superiore di sanità. Tutto questo ha portato a bloccare l'Italia mentre noi lavoravamo e abbiamo visto il dramma. Ora chiediamo di poter ripartire velocemente perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare, non ce ne frega niente né del campionato né di dove vanno in vacanza ma dobbiamo ritornare a essere un paese normale» e ci sono tutte le evidenze secondo Zangrillo che questo possa accadere «senza ulteriori limitazioni». Al governatore Solinas in ascolto la Annunziata chiede un commento: «Le informazioni del professore sono affascinanti ma la comunità scientifica ha dato segnali contrastanti e altre evidenze. In questo scenario si trova il decisore pubblico, che deve pensare a trovare il corretto equilibrio tra la tutela della salute e della mobilità». E di fronte al pressing dell’Annunziata, Solinas aggiunge: «Se non ci fosse più pericolo immagino che l’Organizzazione mondiale della Sanità avrebbe dichiarato la fine della pandemia. E questo non è accaduto. E anche se non metto in dubbio che la carica virale sia notevolmente ridotta, credo che la libera circolazione dall’estero – da paesi dove la situazione è ancora critica – come per esempio il Brasile – potrebbe generare rischi molto alti.

Gli stranieri. Proprio per quanto riguarda gli stranieri, Solinas ricorda che quelli che sbarcano dai voli privati hanno il certificato di negatività in tasca. Chi ne è sprovvisto va il test in aeroporto. «Significa che un sistema di controllo è possibile». E su questo punto fermo continua la trattativa con il governo, mentre il calendario cammina veloce e il 3 giugno è dietro l’angolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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