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La consulente: «La flessibilità è indispensabile»

La consulente: «La flessibilità è indispensabile»

Le aziende non riescono a programmare il futuro e cercano di proporre forme contrattuali speciali

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SASSARI. Per affrontare l’emergenza occupazione determinata dall’altra emergenza, quella sanitaria, la parola d’ordine deve essere flessibilità. Perché in un momento di crisi come questo le eccessive rigidità rischiano di rendere immobile il mercato del lavoro. Ne è convinta Francesca Bragaglia, consulente del lavoro. «Con i miei clienti ho sempre avuto relazioni improntate alla crescita aziendale, legate anche alla flessibilità dei contratti – spiega la professionista –. E l’emergenza Covid ha reso più indispensabile la flessibilità. Oggi purtroppo non possiamo sapere come andranno le imprese nel breve e medio periodo, ma sappiamo che il costo del personale è importante nei bilanci. Questo non è il momento di disperdere risorse». Anche perché agli imprenditori mancano le certezze: «È difficile gestire un’attività senza certezze sul futuro – dice ancora Bragaglia –. Non è facile per un imprenditore mantenere dipendenti che non possono lavorare, non possono essere licenziati e non sono coperti dagli ammortizzatori sociali, perché, al di là del turismo, la cassa integrazione a luglio e agosto viene interrotta e riprende solo a settembre. Gli imprenditori sono ingessati, non sanno come reagire e mi chiedono di poter gestire i dipendenti con flessibilità». Una flessibilità che, a detta di Francesca Bragaglia, ha due aspetti. «Per i dipendenti a libro paga si cerca una flessibilità basata su accordi interni che permettano a tutti di lavorare. Per chi cerca nuove assunzioni si guarda a contratti speciali». La consulente è esperta di lavoro a chiamata e ha creato una web application. «La flessibilità si associa alla precarietà ma non è così. Il contratto a chiamata permette di mettere in gioco diverse professionalità e di non lavorare in nero. Ha grandi potenzialità, se si rispettano le regole. Io nel voucher ci ho creduto, anche se mi rendo conto che nasconde delle criticità». I clienti chiedono l’aiuto della consulente anche sugli ammortizzatori sociali. «È una questione controversa, i ritardi ci sono stati ma è vero che l’Inps ha dovuto gestire in tre mesi le domande che smaltisce in tre anni. Il sistema è troppo burocratizzato ma i funzionari dell’Inps e dell’assessorato hanno fatto un lavoro enorme». (al.pi.)

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