La Nuova Sardegna

AGRICOLTURA DIMENTICATA DA COLAO

di ROBERTO FURESI PIETRO PULINA

Cosa non trascurabile anche sul piano sociale - e ad assicurare occupazione e reddito in un paese a rischio di tracollo economico. Ma di questo non pare essersi accorto il Comitato di esperti guidato...

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Cosa non trascurabile anche sul piano sociale - e ad assicurare occupazione e reddito in un paese a rischio di tracollo economico. Ma di questo non pare essersi accorto il Comitato di esperti guidato da Vittorio Colao e nominato dal Governo allo scopo di proporre misure e modelli per il rilancio economico, produttivo e sociale del paese. Nel cosiddetto Piano Colao, non c’è traccia del settore agroalimentare. Per Colao e il suo comitato, un settore che produce circa il 15% del PIL, ha esportazioni che superano i 40 miliardi di euro e occupa più di 1,5 milioni di persone (fonte Ismea) va rubricato come “non pervenuto”. Non serve ricordare che la qualità dell’alimentare italiano e la sua visibilità all’estero sono da annoverare tra le componenti principali del Made in Italy: niente, per Colao l’agroalimentare non rientra tra i brand del paese. Ai rilievi mossi contro questa grave mancanza si è ribattuto che il riferimento all’agroalimentare è implicitamente contenuto in vari passaggi del Piano. Giustificazione debole e forse anche un po’ capziosa, considerato che ogni riferimento indiretto o sottinteso rimane tale fino a quando non si metteranno in opera atti concreti per renderlo esplicito. Passando alla dimensione operativa, una stima dell’Osservatorio sui Conti pubblici Italiani quantifica in 170 miliardi di euro il costo complessivo delle misure auspicate dal Piano, grosso modo quanto dovrebbe provenire dal Recovery Fund europeo. Il Piano, strutturato come un menu dal quale il Governo può attingere per definire la propria strategia, concentra due terzi delle risorse su azioni trasversali di natura economica e sociale, da collocarsi in un orizzonte temporale quinquennale che va ben oltre la risoluzione dell’emergenza. Il Governo ha redatto un Masterplan, denominato “Progettiamo il Rilancio”, che è stato presentato ai recenti Stati Generali. Il documento fa esplicito riferimento al comparto agro-alimentare, inserito nel Piano Integrato di sostegno alle filiere produttive italiane. La scheda enuncia nove linee d’azione, finanziate con una dotazione aggiuntiva di 4 miliardi di euro, che devono anch’esse trovare concretezza operativa, oltre a risultare per molti versi banali. Le parti sociali, ricevute a Villa Pamphilj hanno invece offerto un contributo sostanziale, manifestando le esigenze improrogabili e prioritarie delle imprese. Tra esse, le richieste di semplificazione e sburocratizzazione dei rapporti con la pubblica amministrazione sono state le più frequenti e sentite. Ampio rilievo è stato riservato alla formazione professionale, allo sviluppo dei sistemi produttivi territoriali, al consolidamento e alla rinegoziazione delle posizioni debitorie delle imprese, alla riduzione delle aliquote Iva sui prodotti agricoli e del cuneo fiscale. Si nota la distanza che ancora separa la programmazione governativa, fatta di generiche dichiarazioni di principio, dalla dura realtà quotidiana della vita dei campi e delle filiere del cibo, che esige invece maggiore risolutezza e concreta efficacia. Non è più tempo per schede intrise di buone intenzioni, è ora di agire. Questa volta davvero.



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