Mesina, lo stupore dell’avvocata: era con me fino alle 16

Beatrice Goddi, Graziano Mesina e Maria Luisa Vernier

La legale Vernier: «Non ha soldi né passaporto: mai avrei pensato potesse sparire. Sono preoccupata»

CAGLIARI. La scelta di rinverdire i fasti criminali di mezzo secolo fa, rifugiandosi in una latitanza disperata, ha sorpreso anche Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier, le due legali che hanno difeso Graziano Mesina in tutti e tre i gradi del giudizio: «Sono stata con lui fino alle 16 di giovedì – racconta l’avvocato Vernier – era tranquillo, di buon umore e pieno di speranze. Nulla poteva farmi pensare che volesse sparire dalla scena e devo dire che saperlo fuori mi preoccupa».

La cronologia della vicenda non sembra riservare incognite significative: «Con venti camere di consiglio da smaltire – spiega Beatrice Goddi, che ha discusso la posizione di Mesina davanti alla sezione penale della Cassazione, a Roma – e l’istanza del collega Luca Cianferoni che chiedeva ai giudici di sentire Corrado Altea, c’era il rischio concreto di un rinvio. Invece alle 20 mi è stato comunicato il rigetto del ricorso. Con Mesina eravamo d’accordo che l’avremmo informato subito, ma siccome lui non ha telefono il tramite designato era il nipote. Solo che quando abbiamo telefonato, lui non c’era».

Non c’era, era sparito senza avvertire nessuno, almeno questa è la versione ufficiale confermata dalla famiglia: «Sì, ci ha colto di sorpresa – insiste Maria Luisa Vernier – e davvero non so che cosa avesse in mente e che cosa abbia in mente ora. Non ha soldi, vive con la mercede del lavoro in carcere, 500 euro al mese. Non ha passaporto, non ha nulla. Dove può andare? Lui sa che io e la collega siamo per la legalità, per il rispetto puntuale della legge e dei provvedimenti della magistratura. Non ci ha detto nulla, mai parlato di una possibile fuga. Ma questa non è certo una sorpresa, Mesina è un uomo misterioso».

Dunque le cose sarebbero andate in questo modo: reduce da una sentenza che poteva anche non arrivare nella serata di giovedì, l’avvocata Goddi ha ricevuto la notizia del rigetto mentre s’apprestava a prendere il Roma-Cagliari di fine serata: «Mi hanno chiamato al telefono, era tutt’altro che certo e avevo fiducia nella possibilità che il ricorso avesse successo». Appresa la brutta notizia, le informazioni sulla sentenza sono partite per Orgosolo. Mesina aspettava, non avrebbe potuto ricevere notizie prima delle 20, ovvero l’ora in cui è stata informata l’avvocata Goddi quando ancora nessuno in Sardegna sapeva nulla.

Eppure risulta che a quell’ora Grazianeddu fosse già sparito, uccel di bosco, latitante come ai tempi del banditismo storico sardo. Lontano almeno per qualche ora in più dal carcere di Badu e’Carros. Mentre la macchina giudiziaria procedeva coi suoi tempi: il dispositivo della Cassazione è arrivato sulla scrivania del sostituto procuratore generale Michele Incani alle 22 in punto. Un quarto d’ora più tardi l’ordine di carcerazione per esecuzione pena firmato dal magistrato viaggiava verso la sede dei carabinieri designati a catturare Mesina. Ma quando i militari hanno bussato a casa della sorella di Graziano, si sono trovati di fronte a una realtà imprevista: era notte, ma lui non era in casa e nessuno dichiarava di sapere dove fosse.

Via alle ricerche: 2020, come se l’orologio della storia oscura della Sardegna avesse fatto migliaia di giri al contrario, per riportare la realtà ai tempi in cui la sfida tra i banditi e la legge era pane quotidiano. Mesina ex latitante, ex primula rossa, ex bandito, ex sequestratore: non più, ancora una volta il vecchio Mesina è in giro. (m.l)
 

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