Pisanu lanciò l’allarme sulla “Nuova”

Nel 2018 in un’intervista l’ex ministro parlò dell’escalation dei trafficanti africani

SASSARI. Avevamo lanciato l’allerta già nell’autunno di due anni fa, quando il giornale - prima con un’intervista all’ex ministro Beppe Pisanu e poi con una serie di approfondimenti e servizi sul campo - aveva dimostrato che chiamare alcuni vicoli e budelli del centro storico di Sassari “Piccola Scampia” non era poi così azzardato.

«Già quindici anni fa gli analisti dei nostri servizi di sicurezza, della polizia e dei carabinieri – aveva detto Pisanu alla Nuova Sardegna – parlavano di una mafia nigeriana che si stava organizzando in Italia. Nel 2011 l’ambasciatore nigeriano a Roma lanciò l’allarme. Avevano cominciato come spacciatori e via via - aveva spiegato l’ex ministro - si sono resi autonomi dai vecchi fornitori italiani (le nostre mafie) procurandosi direttamente la droga sul mercato internazionale». L’indagine coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha confermato che quell’analisi non era così lontana da quello che succedeva nel centro storico di Sassari. Già dal febbraio del 2018 il giornale aveva raccontato che l’organizzazione - gestita da cittadini nigeriani per smerciare la droga anche a minorenni - poteva contare sulla complicità di decine di “vedette” sparse tra il corso Vittorio Emanuele e le piazzette della città vecchia. Complici di un sistema omertoso in stile Scampia, in cui bastava un cenno, uno sguardo o un fischio per darsela a gambe. Accorgimenti studiati a tavolino che hanno consentito per anni ai pusher nigeriani e sassaresi di farsi ingoiare dalle strettoie e i labirinti del centro - in cui è più semplice nascondersi che trovare qualcuno - ed evitare di finire nella rete delle forze dell’ordine. Il lavoro dei carabinieri del nucleo investigativo è stato però lungo e paziente e alla fine ha dato i suoi frutti. (l.f.)

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