Con Recovery fund e Mes 9,6 miliardi per la Sardegna
di Umberto Aime
L’isola tifa per l’accordo: sarebbe lo stesso ammontare dell’ultima Finanziaria
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CAGLIARI. L’Europa continua a essere divisa, ma la Sardegna spera che, a Bruxelles, l’accordo sul dopo pandemia sia firmato. Il motivo è presto scritto: dalle casse dell’Unione potrebbe arrivare un tesoro molto vicino ai 10 miliardi di soldi freschi per far ripartire l’economia e colmare lo storico vuoto nelle infrastrutture. L’ammiraglia di questo pacchetto è il «Recovery fund«, o «Fondo per la ripresa», ma non si sa ancora se, quando e come arriverà. Il premier Giuseppe Conte vorrebbe ottenere da Bruxelles 81,8 miliardi a fondo perduto e 90,9 di prestiti con un tasso vicino allo zero e da restituire fra un bel po’ di anni. Poi, in questo conto provvisorio, il ministero per l’economia ha inserito anche 135 miliardi di sovvenzioni per l’emergenza e i 36 del Mes (è il Fondo salva Stati) sui cui però la maggioranza giallorossa continua a essere divisa se sfruttarlo o meno. In tutto, differenze politiche a parte, l’Europa potrebbe girare all’Italia una forza di fuoco superiore ai 342 miliardi. Altrettanto dovrebbe arrivare quest'anno dalla Banca europea per gli investimenti, ma per comprare i titoli del Tesoro e sostenere il debito pubblico. A spanne il totale potrebbe superare i 500 miliardi, quasi un terzo del prodotto interno lordo nazionale.
Le aspettative. Nonostante l’incertezza di queste ore, il vertice europeo di Bruxelles, è in continua evoluzione, in Sardegna c’è chi ha ipotizzato quanto del pacchetto anti-crisi potrebbe essere trasferito dallo Stato alla Regione. Massimo 10 miliardi, o come minimo 9,6. È all’incirca l’ammontare dell’ultima Finanziaria, quella approvata mesi fa dal Consiglio regionale in piena pandemia. È una stima, la cifra non può essere certa, perché a essere ancora in forse è proprio la base di calcolo. I parametri utilizzati per la previsione sono quelli classici: popolazione, prodotto interno lordo pro capite, posizione nella classifica delle Regioni europee, oggi la Sardegna è al 177esimo posto su 241, e poi in quella sulla «qualità/quantità dello sviluppo», con la retrocessione, due anni fa, dell’isola dalla categoria «territorio in transizione» a in «ritardo infrastrutturale». Al momento opportuno, a settembre-ottobre, Bruxelles potrebbe anche modificare lo schema originale, oppure – come sostengono diversi analisti – far pesare sulla bilancia delle assegnazioni più l’eccellenza dei progetti presentati che i freddi numeri delle statistiche. Lo si capirà presto quale finirà per essere la strada maestra, ma prima l’Ue dovrà saper uscire in fretta dall’ultima bufera politica in cui s’è cacciata.
Il super pacchetto. Se Conte dovesse imporre la tabella del «Recovery fund», con cui è partito da Roma, degli 81,8 miliardi a fondo perduto alla Sardegna dovrebbero spettare 2,2. e 2,5 dei quasi 100 miliardi di prestito europeo. Attraverso il Fondo dovrebbe arrivare poco meno della metà del totale ipotizzato. Poi ci sono le altre voci: a cominciare dalla possibilità per l’Italia di superare, nel 2021, i paletti sull’aumento del debito pubblico e in questo caso il margine di manovra sarebbe di 75 miliardi, con 2,1 destinati alla Sardegna. Ancora: 1,1 miliardi sui 40 per le emergenze. Infine, mezzo miliardo sui 20 annunciati da Bruxelles come paracadute per far fronte alla nuova disoccupazione in Italia. Poi, nel caso in cui passasse la linea di sfruttare anche il Mes, di 36 miliardi quasi uno dovrebbe essere trasferito dal Governo alla Regione per migliorare gli standard della sanità. L’ultimo grossolano conto dell’intero pacchetto pro Sardegna sarebbe quindi di almeno 9,6 miliardi.
Come spenderli. Al di là di quanto accadrà a Bruxelles, in queste ore decisive, l’Europa ha posto sin dall’inizio alcuni paletti. Il «Recovery» potrà essere utilizzato per cinque settori strategici: infrastrutture, istruzione, sanità, digitale e ambiente. Declinare queste voci sulla Sardegna è fin troppo facile. Sulle infrastrutture è indietro su strade, ferrovie e in generale sui trasporti interni. Nell’istruzione, è fra le prime regioni per dispersione scolastica. Nella sanità, gli standard nazionali sono ancora un miraggio. Anche nel digitale sono sempre troppi i territori rimasti scoperti. Infine, c’è da mettere nel conto il lungo addio al carbone per quanto riguarda l’ambiente. Ma purtroppo il super pacchetto miliardario è appeso a un filo.
Le aspettative. Nonostante l’incertezza di queste ore, il vertice europeo di Bruxelles, è in continua evoluzione, in Sardegna c’è chi ha ipotizzato quanto del pacchetto anti-crisi potrebbe essere trasferito dallo Stato alla Regione. Massimo 10 miliardi, o come minimo 9,6. È all’incirca l’ammontare dell’ultima Finanziaria, quella approvata mesi fa dal Consiglio regionale in piena pandemia. È una stima, la cifra non può essere certa, perché a essere ancora in forse è proprio la base di calcolo. I parametri utilizzati per la previsione sono quelli classici: popolazione, prodotto interno lordo pro capite, posizione nella classifica delle Regioni europee, oggi la Sardegna è al 177esimo posto su 241, e poi in quella sulla «qualità/quantità dello sviluppo», con la retrocessione, due anni fa, dell’isola dalla categoria «territorio in transizione» a in «ritardo infrastrutturale». Al momento opportuno, a settembre-ottobre, Bruxelles potrebbe anche modificare lo schema originale, oppure – come sostengono diversi analisti – far pesare sulla bilancia delle assegnazioni più l’eccellenza dei progetti presentati che i freddi numeri delle statistiche. Lo si capirà presto quale finirà per essere la strada maestra, ma prima l’Ue dovrà saper uscire in fretta dall’ultima bufera politica in cui s’è cacciata.
Il super pacchetto. Se Conte dovesse imporre la tabella del «Recovery fund», con cui è partito da Roma, degli 81,8 miliardi a fondo perduto alla Sardegna dovrebbero spettare 2,2. e 2,5 dei quasi 100 miliardi di prestito europeo. Attraverso il Fondo dovrebbe arrivare poco meno della metà del totale ipotizzato. Poi ci sono le altre voci: a cominciare dalla possibilità per l’Italia di superare, nel 2021, i paletti sull’aumento del debito pubblico e in questo caso il margine di manovra sarebbe di 75 miliardi, con 2,1 destinati alla Sardegna. Ancora: 1,1 miliardi sui 40 per le emergenze. Infine, mezzo miliardo sui 20 annunciati da Bruxelles come paracadute per far fronte alla nuova disoccupazione in Italia. Poi, nel caso in cui passasse la linea di sfruttare anche il Mes, di 36 miliardi quasi uno dovrebbe essere trasferito dal Governo alla Regione per migliorare gli standard della sanità. L’ultimo grossolano conto dell’intero pacchetto pro Sardegna sarebbe quindi di almeno 9,6 miliardi.
Come spenderli. Al di là di quanto accadrà a Bruxelles, in queste ore decisive, l’Europa ha posto sin dall’inizio alcuni paletti. Il «Recovery» potrà essere utilizzato per cinque settori strategici: infrastrutture, istruzione, sanità, digitale e ambiente. Declinare queste voci sulla Sardegna è fin troppo facile. Sulle infrastrutture è indietro su strade, ferrovie e in generale sui trasporti interni. Nell’istruzione, è fra le prime regioni per dispersione scolastica. Nella sanità, gli standard nazionali sono ancora un miraggio. Anche nel digitale sono sempre troppi i territori rimasti scoperti. Infine, c’è da mettere nel conto il lungo addio al carbone per quanto riguarda l’ambiente. Ma purtroppo il super pacchetto miliardario è appeso a un filo.
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