Cgil-Cisl: «Rifare i bandi per l’Aras»
Contrario il gruppo Sit-in: «Non c’è tempo né motivo, rischiamo il licenziamento»
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SASSARI. Ancora 5 mesi di tempo e poi per i 256 dipendenti dell’Aras come agronomi, veterinari, periti agrari, biologi, tecnici di laboratorio ed impiegati amministrativi, sarà concreto il rischio di licenziamento entro il 31 dicembre. Secondo i segretari generali di Flai Cgil e Fai Cisl, Anna Rita Poddesu e Bruno Olivieri «l’unica via d’uscita è la modifica di un bando concorsuale a rischio legittimità costituzionale impugnato davanti al Tar della Sardegna». I lavoratori Aras chiedono di essere inquadrati all’interno dell'Agenzia regionale Laore, ma per raggiungere questo secondo Cgil e Cisl «è necessario modificare l’attuale bando di concorso riservato, finito nelle aule del Tar, perché figlio di una norma giuridicamente debole, che ha aperto la strada a numerosi ricorsi per legittimità costituzionale». Ricordano che da settembre del 2018, l’Aras è stata posta in liquidazione e la gestione affidata a due commissari liquidatori nominati dal tribunale di Cagliari, con esercizio provvisorio fino al 31 dicembre 2020 e – spiegano Poddesu e Olivieri – questi hanno provveduto ad inviare ad ogni dipendente la lettera di preavviso di licenziamento». Ma il gruppo Sit-in «quello delle lotte, delle tende da oltre 40 giorni sotto la Regione, che rappresenta la maggior parte dei lavoratori – dice la veterinaria Paola Naitana – è totalmente contrario all’ipotesi di Cgil e Cisl: c’è quest'ultima dietro i ricorsi che stanno bloccando il nostro passaggio in Laore. E ora chiedono, per l'interesse di pochi, di cambiare i bandi. Una richiesta che non ha senso, la legge è dalla nostra parte. Vorrebbe dire buttare al vento quello che i lavoratori chiedono da anni, allungare i tempi e quindi trovarsi tutti a casa tra pochi mesi. Da sempre questi sindacati hanno lavorato con l'intento di confondere le acque, non a difesa dei lavoratori ma nell'interesse di una manciata di dipendenti». (a.palm.)
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