Becciu: «Accuse surreali ma non tradirò il Papa»

Il cardinale licenziato da Bergoglio: sono innocente e riuscirò a dimostrarlo

SASSARI. «La prima cosa la vorrei dire ai miei conterranei, agli amici: vi chiedo solo di pregare per me e di continuare ad avere fiducia nel vostro cardinale. La verità come sempre verrà fuori e si chiariranno gli equivoci. Rinnovo la mia fedeltà al Papa e offro la mia sofferenza per il bene della Chiesa». L’altro messaggio del prelato sardo è destinato a chi l’ha accusato di avere fatto diventare ricca la sua famiglia, lasciando intendere favori e sostegni finanziari: «Sono cattiverie e falsità. Sfido chiunque ad andare in Sardegna, a Pattada, e vedere come vivono i miei familiari: come erano prima sono adesso. Se io ho dato soldi li ho assegnati all’istituzione, regolarmente. E dovevano essere rendicontati, fino all’ultimo spicciolo».

Pesa le parole il cardinale (solo nel titolo ormai) Angelo Becciu, e sembra parlare più come “don Angelino” come lo chiamano tutti ancora a Pattada e in molte realtà della Sardegna, forse per avere più agilità nel rispondere alle domande.

La storia ha già fatto il giro del mondo, ma il cardinale si sente ancora stralunato. E definisce la situazione surreale. Quando risponde al telefono per l’appuntamento con la Nuova ha già tenuto una conferenza stampa al mattino, a Roma. Ripercorre le tappe dalle 18,02 di giovedì sera quando improvvisamente è cominciata la bufera.

E partiamo dall’inizio, il cardinale sardo e Papa Francesco. «Sono andato da lui per un colloquio – dice monsignor Becciu – ma mi sono accorto subito che c’era qualcosa di strano. Lo vedevo molto preoccupato e persino sofferente: allora ho incoraggiato il Papa a farmi sapere che cosa fosse accaduto. Mi ha detto che aveva ricevuto una segnalazione dei magistrati Vaticani secondo i quali io avrei commesso qualcosa di grave. Sarei accusato di peculato e quindi non avrei più la sua fiducia. Io sono rimasto sorpreso. Ho chiesto: ma dove, quando? E allora mi ha ricordato la vicenda di quando ero Sostituto e avevo destinato un contributo di 100mila euro alla Caritas della diocesi di Ozieri. Secondo l’accusa, quei soldi sarebbero poi transitati nella cooperativa della quale è presidente mio fratello Tonino. E quindi dalle carte emergerebbe che io avrei commesso il reato di peculato». E poi ci sarebbe anche l’altra parte, un “sussidio” di 300mila euro della Cei , erogato per aiutare quella stessa cooperativa a costituirsi e organizzarsi nella fase iniziale.

«Avevo bisogno di parlare con la Caritas e anche con mio fratello per ricordare meglio i passaggi di quel sostegno dato per finalità sociali: cioè per aiutare persone in difficoltà, creare lavoro in una realtà dove ce n’è poco e niente. Però il Papa era molto teso. Io stesso credo di essere impallidito di fronte a una accusa del genere. In pochi minuti sono passato dalla fiducia totale da parte del Santo Padre al “licenziamento”. Gli ho detto: ci pensi bene Santità, c’è modo di chiarire. Basta fare delle verifiche. Se lei adotta questo provvedimento tutto il mondo lo verrà a sapere, verrò messo alla gogna mediatica. Condannato prima ancora che venga riconosciuta la presunzione di innocenza».

Il colloquio, durato in tutto una ventina di minuti, non ha lasciato via d’uscita. «Se non ho più la sua fiducia – ho detto – allora rimetto nelle sue mani il mio mandato. E il Papa ha accettato le dimissioni. Ho chiesto se dovevo lasciare anche l’appartamento e mi ha risposto: “No, riconosco tutto quello che lei ha fatto per me”».

Cosa succederà adesso? «Non ho comunicazioni da parte dell’autorità giudiziaria. Se vogliono che chiarisca sono pronto. Mi sono stati tolti i diritti di cardinale non c’è più l’obbligo di essere esaminato solo dal Papa. Sono un libero cittadino come tanti». E la storia è solo quella? «Allora, diciamo che in 7-8 anni di attività non avevo mai fatto niente per la Sardegna. Poi un giorno, esaminando le richieste ho pensato: dalle mie parti c’è tanta crisi, perché non sostenere progetti finalizzati a sostenere quel territorio? Sapevo che la Caritas si dava un gran da fare e ho voluto assegnare 100mila euro. L’altra sera, appena tornato a casa ho riflettuto. Mi sembrava strano che quei soldi fossero andati a mio fratello. Ho telefonato a lui e al vescovo e ho ricostruito tutto. Ho anche scoperto che l’intera somma è ancora lì, ferma nelle casse della Caritas. Mi hanno spiegato che il progetto non è partito per varie difficoltà. La cooperativa è il braccio operativo della Caritas, utilizza risorse dell’8 per mille che destina il vescovo. Su come la Caritas impegna le risorse nel territorio, fatevi dare i documenti».

La Coop onlus presieduta da Tonino, fratello di “don Angelino” ha un panificio, due o tre vigne e anche degli operai per l’edilizia. Gli utili non vanno nelle tasche di chi la dirige ma vanno reinvestiti. «Mai sentito critiche in Sardegna, è un servizio al territorio e alla gente sarda, occupazione per 60 ragazzi», dice monsignor Becciu. Sulle altre cose, il cardinale di Pattada smentisce e annuncia querele. I lavori in Angola, quando era Nunzio apostolico? «La ristrutturazione della casa era complessa, lì non c’erano tutte le maestranze richieste. Un dei miei fratelli è falegname, lo chiamai: fammi due porte e mandamele. E quando ero a Cuba mi misi a ristrutturare la nunziatura. Mi dicevano: qui è impossibile trovare materiali. Li feci arrivare dall’Italia e dissi a mio fratello: vieni come falegname. Chiesi l’autorizzazione alla Segreteria di Stato e mi finanziarono. Poi lasciai lavori a metà e il mio successore fece completare le opere. Il Papa quando facemmo la visita disse: chi ha fatto i lavori qui? Mio fratello Santo Padre, beh hai un bel San Giuseppe commentò». E la vicenda della birra “Pollicina”, azienda dell’altro suo fratello? Lei gli ha dato una mano utilizzando il suo ruolo in Vaticano? «Io cosa c’entro? Mai dato un soldo. Qualcuno vuole fare credere che sono corrotto e sostengo i miei fratelli? Io non c’entro niente, me l’ha fatta assaggiare la birra, mi piace. Ma mai ho fatto giri per fare propaganda alla birra negli istituti. Questa birra tra l’altro è in fase di fabbricazione, non è che perché uno è fratello di cardinale non può farlo?». E quindi? «Mi dimostrino che c’è reato, altrimenti li denuncerò per diffamazione».

C’è poi la vicenda dell’immobile acquistato a Londra. «Il Papa non me ne ha parlato l’altra sera – dice Becciu – tra l’altro mi ha sempre detto di non avere mai pensato che io abbia fatto qualcosa di disonesto. Fino a prima di giovedì sera mi ha rinnovato la fiducia. E lo ringrazio perché è la verità: certo ho fatto investimenti negli interessi della Santa Sede, questo sì».

Che cosa farà ora? «Devo cercare di capire. Mi chiedono se sono oggetto di vendette e se qualcuno ce l’ha con me. Io non lo so. Voglio pensare che al Papa forse sono state date informazioni errate. Fino a giovedì sera il rapporto era bellissimo. Sono sereno. Non temo per me. Vedrò nelle prossime ore cosa fare. Di certo non tradirò mai il Papa».

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