Sassari promossa con il 9: ha l’aria più pulita d’Italia

Prima tra 97 città, bene anche Nuoro (7). Bocciate Cagliari (4) e Oristano (3)

SASSARI. La città avrà pure tanti problemi, ma non si può certo dire che a Sassari si respiri una brutta aria. E nemmeno a Nuoro. A certificarlo è l’edizione speciale del report di Legambiente “Mal’aria di città” che ha stilato le pagelle sulla qualità dell’atmosfera di 97 capoluoghi di provincia dei quali si hanno i dati sulle concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm 10 e Pm 2,5) e del biossido di azoto (NO2) nel quinquennio 2014-2018. Ebbene, nella graduatoria che se ne ricava, basata sui parametri dell’Oms, più restrittivi di quelli Ue, Sassari è primissima in Italia con il voto 9, seguita da Macerata (8) e da un piccolo gruppo che ha riportato un bel 7 e comprende Nuoro insieme a Enna, Campobasso, Catanzaro, Verbania, Grosseto e Viterbo. Male gli altri due capoluoghi sardi: Cagliari prende un 4, Oristano è la sorpresa in negativo con un 3 che la pone in un gruppone di città che non possono tirare un... sospiro di sollievo senza porsi qualche interrogativo. Ma mai come Como, Milano, Roma Torino e Palermo, agli ultimissimi posti con uno zero in pagella.

Difficile capire quale può essere il motivo per cui c’è tanta differenza nelle rilevazioni tra le città sarde considerando ad esempio che Sassari nonostante la pagella eccellente (ed escludendo che abbia... copiato i compiti) non può certo vantare un comportamento virtuoso dei suoi automobilisti, abituati come pochi a un utilizzo smodato delle quattro ruote, anche per fare la spesa a 100 metri da casa. E perché due città di dimensioni simili come Oristano e Nuoro abbiano un voto così differente, nonostante l’assenza in entrambe di grandi aree industriali.

Via col vento. Vincenzo Tiana, responsabile scientifico di Legambiente Sardegna, fornisce una spiegazione: «È la diversa esposizione al vento a fare la differenza. Sassari e Nuoro hanno una maggiore ventilazione rispetto a Cagliari e Oristano, specie quando c’è maestrale, a causa dell’altura. facendo un raffronto tra Sassari e Cagliari c’è poi da considerare che nella prima ci sono molte meno industrie e traffico. Quello che penalizza Cagliari è soprattutto il traffico in ingresso e in uscita: il portale della mobilità indica che ogni giorno entrano in città 160mila veicoli e altrettanti escono la sera, raddoppiando il numero di auto in città. Cagliari ha inoltre il 70 per cento di tutti gli uffici regionali. Per Sassari la situazione è molto diversa. La differenza tra Oristano e Nuoro? L’altimetria ha sicuramente un peso, così come il ristagno dell’aria in una zona a livello del mare rispetto a una in quota. Questi sono i dati sino al 2018, da vedere come saranno cambiati con il lockdown e l’incremento nell’utilizzo del telelavoro».

Polveri sottili. Legambiente – spiega Tiana – fa ogni anno una campagna che si chiama Mal’aria che analizza per 5 anni i dati delle centraline di rilevamento atmosferico per capire quanto si discostino dagli indicatori dell’Oms. È risultato che Sassari ha sempre rispettato i limiti previsti, ad eccezione del 2017 e 2018 in cui solo per il Pm 10 il valore medio annuo è stato di poco superiore». Il report ci dice che solo il 15 per cento delle città italiane ha raggiunto nei cinque anni un voto sufficiente, il restante 85 per cento sconta il mancato rispetto soprattutto del limite suggerito per il Pm 2,5 (le particelle aventi dimensioni minori o uguali a 2,5 micron, il particolato sottile ) e in molti casi anche per il Pm 10, il particolato grossolano. Più il numero è basso, più le polveri sono sottili e anche più pericolose per la salute umana e animale. Mentre il Pm 10 raggiunge “solo” i bronchi, la trachea e le vie respiratorie superiori, il Pm 2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari e diffondersi nel sangue.

Il ruolo delle auto. Il report indica nel trasporto su strada la fonte maggiore della scarsa qualità dell’aria, come dimostra il calo delle concentrazioni di polveri sottili del 68% e di biossido di azoto del 65% durante il lockdown, quando la circolazione veicolare è stata ridotta ai minimi termini, e questo mentre caminetti, stufe e impianti di riscaldamento continuavano a funzionare. E lamenta il fatto che in Italia manchi ancora la convinzione di trasformare concretamente il problema in opportunità, che prevedono sacrifici e cambi di abitudini ma potrebbero restituire città più vivibili, efficienti, salutari e a misura d’uomo.

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