IL RETROSCENA
E Conte teme per l’economia
L’effetto Covid rischia di incidere anche sul voto per la Nadef
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[LUOGO]ROMA
[TESTO]Più mascherine per evitare il coprifuoco. Tutelare la salute e scongiurare un nuovo colpo all'economia. Giuseppe Conte ci prova: si dà tempo, otto giorni appena, per valutare se l'impennata della curva dei contagi imporrà una stretta ancor più decisa. E confida nel rispetto delle norme più basilari anti contagio, per evitare di dover imporre orari di chiusura ai locali o ridurre ancora il numero degli spettatori in cinema e teatri. Le aziende sono allo sfinimento, non se lo possono permettere. Ecco perché il premier torna a parlare agli italiani, come nei giorni drammatici del lockdown. Il Covid apre ora per il governo anche un fronte preoccupante in Parlamento. Le assenze causa contagio o quarantena rischiano di impedire l'approvazione della nota di aggiornamento al Def e minano anche il percorso della manovra, oltre che delle riforme costituzionali in cantiere. Di tempo non ce n'è molto: entro il 15 ottobre va approvata la Nadef garantendo sia al Senato che alla Camera il raggiungimento della maggioranza assoluta, perché entro il 15 ottobre va inviato a Bruxelles il documento programmatico di bilancio, che disegna le linee guida della manovra. Ecco perché Conte ammette che il governo e la maggioranza hanno un «problema»: è «oggettivo». Lo dimostra il numero legale (un'asticella ben più bassa della maggioranza assoluta) mancato per ben due volte martedì alla Camera causa assenze da Covid. Si cerca una soluzione, anche in contatto con l'opposizione. «Confidiamo - aggiunge il premier - che le regole anti contagio vigenti in Parlamento esorcizzino il rischio per la maggioranza di non avere voti». Ma potrebbe non bastare. Bisogna correre ai ripari, sul piano procedurale o politico. Due le strade ad ora immaginate. O si introduce il voto a distanza, come propone Stefano Ceccanti da mesi senza successo: l'ipotesi non è stata formalmente avanzata da nessun capogruppo, osservano fonti qualificate, ma è nel ventaglio delle possibilità. Oppure il governo cerca la collaborazione dell'opposizione: di tutta l'opposizione o della parte «più responsabile», Forza Italia. Ecco perché il premier non colpevolizza il centrodestra per aver fatto mancare il numero legale. E, anche se con un commento gelido, sceglie di non replicare ai duri attacchi rivolti dal presidente del Senato Elisabetta Casellati alla gestione del governo della crisi economica e dei rapporti con il Parlamento: «Non ho letto le sue parole», dice il premier. Sul fronte delle misure, fino all'ultimo in Consiglio dei ministri si discute se adottare disposizioni ancor più restrittive di quelle in vigore. Vincenzo De Luca, secondo alcuni ministri, potrebbe aver indicato una via, ponendo il limite delle chiusure dei locali alle 23: altri colleghi dissentono. Conte non vuole il coprifuoco, vuole continuare a seguire la linea di lockdown selettivi e non più nazionali. In Cdm si discute a lungo. La guardia, insomma, torna alta come prima dell'estate: cosa accadrà nelle prossime settimane è difficile dire.
[TESTO]Più mascherine per evitare il coprifuoco. Tutelare la salute e scongiurare un nuovo colpo all'economia. Giuseppe Conte ci prova: si dà tempo, otto giorni appena, per valutare se l'impennata della curva dei contagi imporrà una stretta ancor più decisa. E confida nel rispetto delle norme più basilari anti contagio, per evitare di dover imporre orari di chiusura ai locali o ridurre ancora il numero degli spettatori in cinema e teatri. Le aziende sono allo sfinimento, non se lo possono permettere. Ecco perché il premier torna a parlare agli italiani, come nei giorni drammatici del lockdown. Il Covid apre ora per il governo anche un fronte preoccupante in Parlamento. Le assenze causa contagio o quarantena rischiano di impedire l'approvazione della nota di aggiornamento al Def e minano anche il percorso della manovra, oltre che delle riforme costituzionali in cantiere. Di tempo non ce n'è molto: entro il 15 ottobre va approvata la Nadef garantendo sia al Senato che alla Camera il raggiungimento della maggioranza assoluta, perché entro il 15 ottobre va inviato a Bruxelles il documento programmatico di bilancio, che disegna le linee guida della manovra. Ecco perché Conte ammette che il governo e la maggioranza hanno un «problema»: è «oggettivo». Lo dimostra il numero legale (un'asticella ben più bassa della maggioranza assoluta) mancato per ben due volte martedì alla Camera causa assenze da Covid. Si cerca una soluzione, anche in contatto con l'opposizione. «Confidiamo - aggiunge il premier - che le regole anti contagio vigenti in Parlamento esorcizzino il rischio per la maggioranza di non avere voti». Ma potrebbe non bastare. Bisogna correre ai ripari, sul piano procedurale o politico. Due le strade ad ora immaginate. O si introduce il voto a distanza, come propone Stefano Ceccanti da mesi senza successo: l'ipotesi non è stata formalmente avanzata da nessun capogruppo, osservano fonti qualificate, ma è nel ventaglio delle possibilità. Oppure il governo cerca la collaborazione dell'opposizione: di tutta l'opposizione o della parte «più responsabile», Forza Italia. Ecco perché il premier non colpevolizza il centrodestra per aver fatto mancare il numero legale. E, anche se con un commento gelido, sceglie di non replicare ai duri attacchi rivolti dal presidente del Senato Elisabetta Casellati alla gestione del governo della crisi economica e dei rapporti con il Parlamento: «Non ho letto le sue parole», dice il premier. Sul fronte delle misure, fino all'ultimo in Consiglio dei ministri si discute se adottare disposizioni ancor più restrittive di quelle in vigore. Vincenzo De Luca, secondo alcuni ministri, potrebbe aver indicato una via, ponendo il limite delle chiusure dei locali alle 23: altri colleghi dissentono. Conte non vuole il coprifuoco, vuole continuare a seguire la linea di lockdown selettivi e non più nazionali. In Cdm si discute a lungo. La guardia, insomma, torna alta come prima dell'estate: cosa accadrà nelle prossime settimane è difficile dire.
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